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L'exploit del Basaksehir, la squadra di Erdogan che vola verso il 1° scudetto

12 febbraio 2019 Servizio ripreso da Carlos Passerini/Corriere dell Foto: Corriere della Sera/Ap

ISTANBUL - ll nome completo è Istanbul Baþakþehir Futbol Kulübü, ma per tutti in Turchia è «la squadra di Erdogan». Non ha tifosi, non ha storia (è stata fondata solo nel 1990, disputa la Süper Lig solo dal 2007) ed è anzi in realtà odiatissima proprio perché rappresenta in un certo senso il potere. Ma anche perché va come un treno ed è noto che i vincitori stanno sempre poco simpatici, e mica solo in Turchia.
C’è anche chi la accusa di essere aiutata dagli arbitri. Il Basaksehir è comunque primo in classifica, a +6 sul Galatasaray e a +9 sul Besiktas. Sogna il titolo nazionale, che sarebbe il primo della sua storia. Erdogan ci spera. «Il calcio era la mia passione, nel 1969, a 15 anni, giocavo nel Camialti, club semipro, e stavo per finire al Fenerbahçe, ma mio padre non volle che facessi il calciatore», ha raccontato il presidente turco.
Misteri, politica, antipatie, vecchie glorie. Il Basaksehir è anche la squadra più esperta del torneo, l’unica oltre i 30 anni. In campo ha vecchie lenze come Arda Turan, 32 anni, in prestito dal Barcellona, l’ex interista Emre Belozoglu, il capitano, 38, l’attaccante togolese Emmanuel Adebayor, 35, il difensore francese Gael Clichy, 33 anni e l’ex milanista Robinho, 35, reclutato a gennaio con l’obiettivo di vincere lo scudetto. Giocherà con un italiano, Stefano Napoleoni, 32 anni. L’allenatore è un turco, Abdullah Avcý, ex c.t. della Nazionale. Gli ultrà, il gruppo 1453, dalla data della presa di Costantinopoli da parte del sultano Maometto II, sono nazionalisti e islamisti, sostenitori ovviamente di Erdogan e del suo modello politico.
La squadra prende il nome da un quartiere di Istanbul a una ventina di chilometri dal centro della capitale, 300.000 abitanti e l’etichetta di quartiere residenziale in piena espansione, abitato dalla ricca borghesia conservatrice, che sostiene appunto Erdogan. È «il club del governo» ha scritto qualche tempo fa il Financial Times, anche se il proprietario Goksel Gumusdag nega ogni volta che può, anche se lui stesso è in realtà un funzionario dell’Akp, il partito che fa capo al presidente Recep Tayyip Erdogan. C’è chi fa notare che i colori dei seggiolini dello stadio (dedicato a Fatih Terim, 17.156 posti a sedere, costato 43 milioni di euro, a cinque stelle Uefa, e costruito nel giro di appena 14 mesi) siano l’arancione, il bianco e l’azzurro, gli stessi colori del partito conservatore di ispirazione islamica che da 15 anni è al governo.
Il Basaksehir vola. Ogni anno che passa sta prendendo sempre più spazio. E fa concorrenza alle tre grandi sorelle del calcio turco Galatasaray, Besiktas e Fenerbahçe. La crescita è costante, come gli investimenti. I risultati pure: nel 2014-15 e 2015-16, le prime due annate in A dopo la nuova promozione, ha ottenuto il quarto posto. Nel 2016-17 è arrivata seconda (con la rivelazione Cengiz Ünder poi venduta alla Roma), l’anno dopo terza. Questo sembra essere l’anno buono. La squadra è forte, fa della difesa la sua arma principale, solo 11 gol subiti in 21 partite. Il portiere Mert Günok è una garanzia. L’entusiasmo però non sembra affatto alle stelle: la media spettatori degli ultimi anni si aggira sui 2500 spettatori per partita…