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Il governo ucraino dona al patriarca di Costantinopoli la più bella chiesa di Kiev

10 novembre 2018 Franca Giansoldati/ilGazzettino.it Foto: depositphoto

KIEV – La decisione di affidare al Patriarcato di Costantinopoli una delle più belle chiese di Kiev non potrà che innervosire ancora di più Mosca. Le autorità ucraine hanno, infatti, ceduto in usufrutto perpetuo e gratuito la celebre chiesa barocca di Sant’Andrea, situata su una collina che domina la zona di Podol.
Il tempio, progettato dall'aerchitetto fiorentino Bartolomeo Rastrelli, è noto per la sua cupola azzurra e per i suoi stucchi bianchi, azzurri e dorati. Una meraviglia. La decisione del governo arriva dopo che il Patriarcato di Costantinopoli si era pronunciato a favore dell’indipendenza della Chiesa ortodossa ucraina dal Patriarcato di Mosca provocando l’ira delle autorità russe.
L'indipendenza di Kiev ha mandato su tutte le furie il Patriarcato di Mosca poiché considera l'Ucraina una zona di tradizione ortodossa sotto la guida russa. Il Patriarca Kirill all'indomani dello scisma aveva parlato di danno catastrofico per le relazioni e per i fedeli. «La situazione che stiamo affrontando ora è assolutamente senza precedenti e assolutamente nuova per tutti».
La spaccatura religiosa era stata incoraggiata dalla politica ucraina. «E' una vittoria del bene sul male, della luce sul buio», aveva dichiarato il presidente ucraino Poroshenko, salutando l'evento come «storico» e atteso da oltre 330 anni. Si tratta, aveva spiegato, della fine «dell'illusione imperialista e delle fantasie scioviniste» di Mosca. Secondo numerosi analisti, il raggiungimento di questo obiettivo, a lungo inseguito dalla presidenza ucraina, potrebbe rafforzare la posizione di Poroshenko in vista delle presidenziali del prossimo anno.
La frattura sancita il 15 ottobre scorso da una dichiarazione adottata dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa annunciava che al clero della Chiesa ortodossa russa non sarà più concesso concelebrare con quello della Chiesa di Costantinopoli e per i laici partecipare ai sacramenti amministrati nelle sue chiese. Bartolomeo I, il patriarca di Costantinopoli cui è attributo un primato d’onore, “primus inter pares” sul mondo ortodosso, ha forzato la mano e nonostante gli appelli alla unità ha rotto con determinazione le relazioni con Mosca. Il metropolita Hilarion, numero due del Patriarcato di Mosca, il mese scorso, di passaggio in Vaticano, aveva denunciato che vi fosse dietro lo zampino degli americani.
Nel Paese, oltre ai greco-cattolici, ci sono tre Chiese ortodosse. La più numerosa, sotto la giurisdizione canonica del patriarcato russo è guidata dal metropolita Onufrij Berezovskij mentre Filarete Denysenko, scomunicato da Mosca, guida una Chiesa nata nel 1995 e Makarios anch’egli scomunicato ha la responsabilità della Chiesa ortodossa autocefala ucraina (Uaoc) autoproclamatasi indipendente nel 1991 con buoni appoggi in Canada e Stati Uniti ma, almeno fino a poco fa, senza riconoscimenti ufficiali da parte di altre Chiese ortodosse. A fare risaltare la crisi in tutta la sua gravità è stato il via libera di Bartolomeo alla richiesta di indipendenza, di “autocefalia”, presentata a Costantinopoli dalle ultime due Chiese con l’avvallo del presidente Petro Poroshenko.