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Roma, nel semplice mondo di Under: Vive nell'attico che era di Szczesny

13 febbraio 2018 Corriere dello Sport Foto: AS Roma

ROMA - Vive appartato, timidamente, protetto nel suo nuovo mondo da un amico vero: si chiama Serhat Balci, ha 30 anni e da un mese lo ha raggiunto a Roma, per fargli sentire meno la nostalgia del Bosforo.
«Praticamente è come se fossi un cugino per Cengiz», ci racconta sull’uscio di casa, dopo la sua seduta di jogging in un pomeriggio umido.
Il nuovo baby fenomeno della Roma ha preso casa in uno stabile anonimo, nel cuore dell’Eur, a pochi metri da dove presto la società aprirà la sua nuova sede amministrativa. I nomi delle strade del quartiere, tra Viale Shakespeare e Via Stendhal, sembrano un segno del destino: il genio di Ünder nascosto idealmente tra gli immortali della cultura, tanto più che la Nuvola di Fuksas è giusto dietro l’angolo.
In realtà l’appartamento, al quinto piano di una palazzina qualunque, gli è stato assegnato dalla Roma: prima di lui c’era Szczesny, prima ancora Zukanovic e Ibarbo. Non vi immaginate il verde dei villoni di Casal Palocco e nemmeno le case moderne dei vip del Torrino, due feudi abituali dei calciatori della Roma. Questa è una strada ordinaria, di popolo: uffici, ristoranti, agenzie immobiliari, il gommista «di Nainggolan e Perin». Il viale, superata la Colombo, si trasforma in un sentiero di “struscio” con i negozi griffati. «Ma per lo shopping Cengiz preferisce la zona di Piazza di Spagna, gli piacciono le scarpe» precisa l’angelo custode Serhat, che a differenza dell’amico parla un ottimo inglese: «Non è stato facile per lui uscire dalla Turchia e adattarsi a un’altra cultura, un’altra lingua, un altro cibo. Adesso mi sembra che le cose stiano migliorando. E credetemi, io lo conosco bene: non avete ancora visto niente di ciò che può fare».
Cengiz è in casa e dorme, dopo una notte in cui ha faticato a prendere sonno e una mattinata in cui ha fatto un lavoro di scarico a Trigoria. Ma chi immagina una serata di bagordi dopo la doppietta con assist al Benevento si può tranquillamente ricredere, come ci racconta l’avvocato Marco Mele che abita al piano di sotto e parcheggia lo scooter davanti casa: «Ha fatto prima lui a rientrare che io a infilarmi il pigiama. L’ho sentito tornare intorno a mezzanotte, non so come abbia fatto visto che la partita era finita da poco». Ünder si è goduto la serata con le persone a lui più care, compresa la famiglia che ogni tanto arriva per coccolarlo e che si è fatta viva con le videochiamate: il padre, la madre, la sorella e il cognato. Istanbul non sembra più così lontana, adesso. Grazie anche ai compagni, che lo trattano ormai come una mascotte: la scorsa settimana, dopo la rete di Verona, Ünder è stato a cena da Perotti con altri compagni di squadra.