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Azzerato il processo per eleggere il nuovo patriarca armeno di Costantinopoli

10 febbraio 2018 Giovnni Vale/La Stampa.it Foto: La Stampa.it

ISTANBUL - La Turchia fa sentire la mano pesante sul Patriarcato armeno di Costantinopoli, con misure «dirigiste» che rischiano di riaprire ferite e conflittualità mai sanate con tutta la comunità armena mondiale.
Lunedì scorso, l'ufficio del governatore di Istanbul ha di fatto azzerato il processo elettorale iniziato nel 2016 per trovare un successore a Mesrob II Mutafyan, il giovane e intraprendente Patriarca armeno di Costantinopoli reso inabile da una malattia incurabile che lo ha colpito dal 2008. Le autorità turche hanno sentenziato che «non ci sono le condizioni necessarie» per far procedere il processo elettorale, in quanto Mutafyan è ancora vivo e le disposizioni giuridiche turche prevedono che si possa eleggere e insediare un nuovo Patriarca armeno solo quando la carica rimane vacante con la morte del predecessore. 
La mossa drastica delle autorità turche sta suscitando reazioni veementi in seno alla locale comunità armena. Il settimanale bilingue turco-armeno Agos ha scritto in un editoriale che la scelta messa in atto dal governatorato di Istanbul è destinata a segnare la storia delle relazioni tra la comunità armena e lo Stato turco, aggiungendo che il governo guidato dall’Akp di Erdogan ha compiuto un grave atto di interferenza «nelle tradizioni della Chiesa armena» e che gli argomenti addotti sembrano confezionati «per coprire altre intenzioni», oltre a mostrare un totale disprezzo «per la volontà della comunità e del clero armeni». E tutto questo dopo che anche il Patriarcato armeno di Costantinopoli, come altre realtà ecclesiali presenti in Turchia, aveva esplicitamente espresso il proprio augurio di un rapido successo dell’operazione «Ramoscello d’ulivo», l’offensiva militare turca in territorio siriano contro i curdi, chiamando i propri fedeli a «pregare per la fine delle attività terroristiche». 
Davanti alle rimostranze degli armeni, nella giornate di giovedì il ministro degli Interni turco, Suleyman Soylu, ha incontrato alcuni rappresentanti della comunità armena, riferendo loro che discuterà delle loro preoccupazioni con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan – reduce dalla visita in Vaticano e dall’incontro con Papa Francesco - e con il Primo Ministro Binali Yildirim. 
L’entrata a gamba tesa di lunedì scorso segue i tanti episodi che già in passato avevano fatto emergere il tacito boicottaggio delle istituzioni turche rispetto al processo di elezione patriarcale in atto. Ma un peso decisivo nel prenare il processo elettorale è rappresentato anche dai conflitti interni alla comunità armena e ai suoi capi.  
L'ultimo accordo interno sulle procedure da seguire per eleggere il successore di Mesrob II erano state faticosamente concordate tra alcuni alti rappresentanti del Patriarcato armeno di Costantinopoli durante un summit convocato a Erevan, presso la Sede patriarcale di Echmiadzin (Armenia) dal Patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, nel febbraio 2017. Quell'incontro, superando all'apparenza precedenti contrapposizioni in seno al Patriarcato di Costantinpoli, aveva previsto l'elezione di un Locum Tenens e di un Comitato operativo, che avrebbero dovuto sovrintendere all'elezione, entro sei mesi, del nuovo Patriarca, «secondo le procedure vigenti». Il 15 agosto scorso, l'Assemblea dei chierici del Patriarcato aveva eletto come Locum Tenens l'Arcivescovo Karekin Bekdjian, alla guida della diocesi armena apostolica in Germania. Ma subito dopo tale elezione, il Patriarcato armeno di Costantinopoli ha ricevuto una lettera da parte di Aziz Merjan, vice-governatore del governatorato di Istanbul, che definiva «legalmente inammissibile» il processo elettorale già avviato. 
E da quel momento, le lettere ufficiali inviate dal Patriarcato armeno alle autorità turche per sollecitare il riavvio delle procedure per l'elezione del Patriarca non hanno mai avuto risposta. 
Secondo molti osservatori, gran parte delle difficoltà del Patriarcato armeno di Costantinopoli sono dovute al fatto che l'arcivescovo Aram Ateshyan – colui che dal 2008, dopo il manifestarsi della malattia del Patriarca, aveva assolto le funzioni di Vicario patriarcale generale – non ha mai davvero accettato la prospettiva di cedere le sue funzioni e i suoi poteri al “locum tenens” Karekin Bekdjian. 
In tacita sintonia con gli apparati turchi, che non hanno mai mancato di nascosto la propria avversione nei confronti del «Locum Tenens». 
Secondo indiscrezioni rilanciate in passato dallo stesso Agos, le ostilità degli apparati turchi sarebbero connesse anche all'atteggiamento di sostenitori di Ateshyan, che da tempo auspicavano le dimissioni di Bekdjian e del gruppo di lavoro.