Azerbaijan

Progetto Tap

domenica 23 febbraio 2020 Servizio ripreso da Gerardo Peloso/East West.Eu Foto: East West.Eu

ROMA - La Castoro, nave posatubi della Sapem dal 22 gennaio è all’opera davanti a San Foca, Meledugno in Puglia per completare l’ultimo tratto del gasdotto TAP che dovrà far arrivare alla fine del 2020 il primo gas azero in Italia.
Giovedì scorso è arrivato in visita di Stato a Roma il Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, ricevuto con tutti gli onori da Mattarella e Conte. A corredo della visita sono stati firmati una ventina di accordi a cominciare da Snam, Ansaldo energia, Cdp, Simest e Ice. Ma il Presidente Aliyev, nei colloqui a quattr’occhi con Mattarella e Conte ha voluto essere soprattutto rassicurato sui tempi del completamento della TAP.
Conte (ma ancora di più Mattarella) gli hanno fornito le garanzie richieste. Le perplessità nascevano dal fatto che proprio uno dei partiti dell’attuale maggioranza, i 5 Stelle, nell’estate del 2018 si erano dichiarati apertamente contro l’opera anche se l’Italia aveva firmato un trattato internazionale al riguardo. Le preoccupazioni del Governo di Baku nel 2018 erano dovute alle prese di posizione dell’ex ministro del Mezzogiorno Barbara Lezzi che dichiarava: “Stiamo lavorando per bloccare l'opera; abbiamo sempre sostenuto che TAP non è un'opera strategica per il nostro Paese”. Il collega di partito Di Maio, all’epoca Ministro dello Sviluppo economico si mostrava dialogante, ma fino a un certo punto: “L'abbiamo sempre detto” – sosteneva – “si devono ascoltare le comunità, se queste opere scontano la contrarietà dei comuni, dei sindaci e dei comitati è per una semplice ragione: è perché sono state calate dall'alto”.
Venerdì scorso è toccato proprio a Di Maio come Ministro degli Esteri accogliere il Presidente azero Aliyev alla Farnesina per il Business Forum Italia-Azerbaijan. Di Maio ha parlato in quella sede di “un vero salto di qualità nel nostro partenariato, che deve andare ben oltre il settore energetico che pure costituisce un pilastro del ponte est-ovest tra Roma e Baku". Più chiaro era stato il giorno prima Mattarella quando alla cena per Aliyev aveva affermato che "il gasdotto rappresenta un contributo alla stabilità e allo sviluppo delle relazioni tra l'area del Caspio e quella del Mediterraneo". Aliyev ha apprezzato, ricordando come l'Italia sia il primo importatore di greggio dall'Azerbaijan, per il 17% del fabbisogno italiano.
Insomma tutto un altro clima rispetto ai toni che lo stesso Aliyev avrebbe usato con Mattarella il 18 luglio del 2018 a Baku quando il Presidente azero si sarebbe detto molto preoccupato per i ritardi nei lavori nel tratto di competenza italiana dell'opera già realizzata per oltre il 75%, 4,5 miliardi di euro di investimento per un progetto che completa il corridoio meridionale adriatico del gas da 40 miliardi di dollari. “Se non siete più interessati” - avrebbe detto Aliyev – “comunicateci le vostre decisioni perché ci sono soluzioni alternative, pagherete le penali e potrete uscire dal progetto.” Ma proprio sulle penali si sono riconcorse voci disparate. La Socar (Ente energetico azero) e la Bp avevano stimato danni complessivi per il ritiro dell'Italia valutabili tra 40 e 70 miliardi di euro. Una valutazione che tiene conto anche dei costi di approvvigionamento maggiori e mancato gettito fiscale per l'Italia. Ma valutazioni prudenziali del Governo italiano stimano in almeno 15 miliardi (praticamente una legge di bilancio) i danni per un eventuale ritiro dell'Italia dalla TAP e i mancati profitti.
Insomma, una situazione molto diversa da quella dall'agosto del 2013, quando il Presidente greco Samaras convinse Enrico Letta - allora premier italiano - a volare a Baku, a ridosso di Ferragosto, per firmare un accordo che sanciva formalmente la rotta del sud per il gas azero (quindi Grecia, Albania, Italia) rispetto a quella nord di Ungheria e Austria. “Sono qui” - disse all'epoca Letta – “proprio per porre le basi del nuovo gasdotto TAP che consentirà una diversificazione delle fonti energetiche e un risparmio perle bollette delle famiglie e delle imprese che pagano oggi i costi di energia più cari in Europa. Tra sette o dieci anni” - aggiunse Letta – “quando queste decisioni cominceranno a produrre i primi effetti positivi io non sarò più premier ma il mio compito è di lavorare oggi per quell'obiettivo a lungo termine.”
La storia ha preso poi una piega ben diversa almeno in Italia con raffiche di denunce, la procura di Lecce che ha sequestrato un cantiere e un esposto per la presunta violazione delle direttiva Seveso. Speriamo solo che ora il Castoro della Saipem completi bene il lavoro a San Foca.