Azerbaijan

A trenta anni dal...

lunedì 20 gennaio 2020 Servizio di Dariush Rahimia/Notizie Geopolitiche Foto: Notizie Geopolitiche

BAKU - Il nero è più di tutti il colore che riporta alla mente una sensazione di angoscia: è il colore associato al dolore, alla paura e alla morte. Tuttavia, scientificamente parlando, il nero non è propriamente un colore, bensì l’assenza di una luce che possa generare altri colori.
Dunque non ci si meraviglia del motivo per cui la popolazione della Repubblica dell’Azerbaigian abbia scelto questo colore per simboleggiare uno degli eventi più traumatici subiti da questa meravigliosa terra, rimembrando non l’assenza di luce ma l’assenza di pietà con il quale 30 anni fa, il 20 gennaio 1990, l’Urss ha sanguinosamente respinto delle legittime manifestazioni nella capitale Baku. Evento che da quel giorno sarà, per l’appunto, ricordato per sempre come il “Gennaio Nero” (Qara Yanvar, in lingua azerbaigiana).
Nel 1988, mentre l’Unione Sovietica stava lentamente giungendo al suo tramonto, l’Armenia, la repubblica sovietica stabilita nelle terre storiche dell’Azerbaigian, decise unilateralmente di approfittare della instabile situazione geopolitica espellendo circa 250mila azerbaigiani dalle loro terre d’origine. Non ancora soddisfatta, decise di occupare illegalmente la regione del Nagorno-Karabakh, tuttora riconosciuta dalle massime organizzazioni internazionali come appartenente all’Azerbaigian, territorio parzialmente popolato da cittadini di etnia armena i quali vivevano in armonia con gli indigeni azerbaigiani. La disputa e il conflitto sono ancora in corso.
Di conseguenza centinaia di migliaia di azerbaigiani scesero in piazza a Baku nel 1988-1989 manifestando e chiedendo alle autorità sovietiche di Mosca di porre fine alle azioni illegali dell’Armenia, ma ricevendo come risposta una totale indifferenza da parte della leadership sovietica. Da quel punto le proteste di massa dell’Azerbaigian a Baku contro le politiche dell’Unione Sovietica si trasformarono in un movimento d’indipendenza per un Azerbaigian libero e sovrano.
Il 9 Gennaio 1990 il Soviet supremo dell’Armenia votò per includere il Nagorno-Karabakh nei suoi piani economici, ignorando la giurisdizione dell’Azerbaigian e rivelando l’intenzione di Yerevan di annettere completamente la regione. In risposta a questa ennesima mancanza di rispetto, la popolazione azerbaigiana si riversò nuovamente per le strade di Baku per protestare in massa contro la politica dell’Unione Sovietica e della sua indifferenze verso la crisi nella regione del Nagorno-Karabakh.
Il 19 gennaio il Presidium del Soviet Supremo dell’Urss approvò il decreto firmato da Michail Gorbaciov, introducendo lo stato di emergenza a Baku e in altre regioni dell’Azerbaijan SSR.
Durante la notte del 19 gennaio 1990, dopo la demolizione della stazione televisiva centrale e la cessazione delle linee telefoniche e radiofoniche da parte delle forze speciali sovietiche, circa 26mia truppe sovietiche entrarono a Baku, sfondando le barricate coi carri armati, distruggendo qualsiasi cosa intralciasse il loro cammino, seminando sangue e terrore. Più di 140 civili azerbaigiani furono uccisi, circa 800 furono feriti e diverse persone risultano scomparse.
Il rapporto di Human Rights Watch dal titolo “Gennaio Nero in Azerbaigian” del dicembre 1994, afferma che: “In effetti, la violenza usata dall’esercito sovietico, la notte del 19-20 gennaio era così fuori proporzione alla resistenza offerta dagli azeri da costituire un esercizio di punizione collettiva. Dal momento che i funzionari sovietici hanno dichiarato pubblicamente che lo scopo dell’intervento delle truppe sovietiche era quello di impedire la cacciata del governo comunista della Repubblica dell’Azerbaigian da parte dell’opposizione nazionalista, la punizione inflitta a Baku dai soldati sovietici potrebbe essere stata intesa come un avvertimento ai nazionalisti, non solo in Azerbaigian, ma anche nelle altre repubbliche dell’Unione Sovietica”.
Hikmet Hajiyev, capo del dipartimento di politica estera dell’Amministrazione presidenziale dell’Azerbaigian, parlando ad un evento presso l’Università ADA in occasione del trentesimo anniversario della tragedia del 20 gennaio, ha affermato che i fatti del 20 gennaio non sono stati solo un evento della notte tra il 19 gennaio e il 20 gennaio 1990, ma è necessario considerare tale tragedia come un processo poi proseguito a Khojaly. Occorre ricordare che nella città di Khojaly, nel Nagorno Karabakh, il 26 febbraio 1992 è avvenuto il massacro di 613 civili azerbaigiani da parte dell’esercito dell’Armenia e di un reggimento dell’ex URSS.
Hajiyev ha sottolineato che in Armenia e nel Nagorno Karabakh è stata condotta una politica di pulizia etnica contro l’Azerbaigian e tutto ciò è iniziato proprio dopo che Heydar Aliyev fu rimosso dal suo incarico nella direzione sovietica e che la tragedia del 20 gennaio deve essere vista da un punto di vista militare. “Fu preparato un piano per l’occupazione di Baku come città straniera, furono usati carri armati e altre formazioni, mancava solo l’artiglieria. L’obiettivo era la distruzione di massa delle persone nelle strade”.
Hajiyev inoltre ha evidenziato che questi eventi hanno avuto luogo in una condizione di blocco informativo: “I giornalisti stranieri erano accreditati a Mosca e non erano ammessi a Baku. Dopo che un piccolo numero di giornalisti ha coperto la conferenza stampa di Heydar Aliyev, giunto nella Missione permanente dell’Azerbaigian a Mosca, è emersa una diversa visione degli eventi nella comunità internazionale. I media internazionali hanno riferito dei tragici eventi di Baku. Tuttavia, il 15 ottobre, Mikhail Gorbachev ha ricevuto il premio Nobel per la pace. Non è troppo tardi per privare Gorbachev del Premio Nobel. Il governo sovietico voleva infrangere la volontà del popolo azerbaigiano, ma ha fallito. L’Azerbaigian ha guadagnato l’indipendenza e dobbiamo preservarla. Siamo orgogliosi dei nostri martiri che hanno dato la vita per l’indipendenza dell’Azerbaigian “.
Il 20 gennaio è ormai contrassegnato come Giorno dei Martiri in Azerbaigian e nel 2010 un imponente memoriale di 1500 mq è stato eretto nel quartiere Yasamal di Baku al fine di celebrare e non dimenticare le vittime del Gennaio Nero. Il monumento, progettato da Javanshir Dadashov, Azad Agayed e Adalat Mammadov è stato inaugurato il 20 gennaio 2010 dal Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.