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Trasformato in museo il palazzo di Tekfur

26 novembre 2020 Servizio ripreso da Elene Franzoia/Abitare Foto: Marco Magmi/Abitare

ISTANBUL - L’elegante e rispettoso allestimento firmato dallo studio di Firenze Guicciardini & Magni trasforma in museo il Palazzo di Tekfur, complesso bizantino che ha ospitato tante funzioni. Inclusa una fabbrica di ceramica: tema cui il nuovo museo rende un particolare omaggio
Appartenente al Patrimonio Unesco, il Tekfur Sarayi di Istanbul (in turco, Palazzo dell’Imperatore) è l’unico edificio civile d’epoca bizantina a noi pervenuto. Detto anche Palazzo del Porfirogenito in omaggio all’imperatore Costantino VII, ma di fondazione ignota, l’edificio fu costrui­to in posizione dominante sul Corno d’Oro e in adiacenza alle mura teodosiane della città, divenendo poi parte di quel complesso delle Blacherne abitato dagli imperatori già dal XII secolo. Alterne vicende di utilizzo e abbandono – compresa nel XVIII secolo la trasformazione in manifattura di ceramica per l’architettura e successivamente in caravanserraglio per animali esotici e ospizio per i poveri – hanno portato alla straordinaria stratificazione attuale, che ha motivato il restauro e la riqualificazione del complesso, da parte del Municipio di Istanbul, come museo di sé stesso.
Un’operazione metalinguistica che sceglie di approfondire in particolare il tema della ceramica prodotta nel palazzo dopo la grande crisi delle manifatture di Ýznik (Nicea). Il progetto di adeguamento museale porta la firma dello studio fiorentino Guicciardini & Magni, specializzato in exhibit design e da tempo attivo sulle rive del Bosforo. «Il Palazzo di Tekfur era già stato restaurato dall’Università di Istanbul senza però prevedere usi specifici», spiega Marco Magni. «Il nostro intervento è scaturito da un incarico diretto, come spesso avviene in Turchia, da parte del Comune, per il quale abbiamo disegnato anche l’allestimento del Museo del Sufismo nella fabbrica di Feshane, e prima ancora il Museo Gülhane nel Palazzo Topkapi. Al Tekfur abbiamo lavorato soprattutto sull’area esterna, realizzando un sistema di percorsi che risolve il problema delle barriere architettoniche e valorizza le importanti preesistenze archeologiche. C’è poi la grande pedana lignea che trasforma la magnifica facciata del palazzo in quinta teatrale per piccoli spettacoli all’aperto. Infine, lungo le mura perimetrali abbiamo progettato piccoli volumi funzionali all’accoglienza dei visitatori».
Pur senza intenti mimetici, i materiali utilizzati – legno e acciaio Cor-Ten – rendono omaggio nelle cromie all’alternanza di pietra locale e ricorsi di laterizio tipica della tradizione costruttiva bizantina. Particolarmente delicato si è rivelato l’inserimento nelle mura teodosiane dei nuovi edifici per biglietteria, uffici, bookshop, laboratori didattici e caffetteria. Il logo del museo – opera dello studio Rovai Weber – si ispira a un tema decorativo della moschea di Yeni Valide (inizio del XVIII sec.), realizzato con ceramiche prodotte a Tekfur. Il museo si sviluppa su tre piani e nei suoi vasti saloni – allestiti con tecnologie multimediali – si può scoprire la storia del luogo e della città. Mentre dalle sue finestre si gode di magnifiche visuali sul Corno d’Oro e sul cuore dell’antichissima e cosmopolita metropoli turca.