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Anatolia, il più antico esempio di tempio in pietra

mercoledì 8 maggio 2020 Fonte: Turismoitalianews Foto: Turismoitalianews

ISTANBUL - Qui a Gobekli Tepe gli archeologi hanno riportato alla luce il più antico esempio di tempio in pietra: iniziato intorno al 9500 a.C., la sua costruzione è stata sicuramente un’impresa faraonica, con l’utilizzazione di centinaia di uomini in un arco temporale di tre o addirittura cinque secoli.
Talmente antico che prima del suo ritrovamento, le testimonianze architettoniche più antiche conosciute erano le ziqqurat sumere (piattaforme sovrapposte, costruite a fini di culto, diffuse in tutta la Mesopotamia, ma anche sull’altopiano iranico e nelle zone dell’attuale Turkmenistan) datate cinquemila anni più tardi. Intorno all’8000 a.C. Gobekli Tepe venne deliberatamente abbandonato e volontariamente seppellito con terra portata dall’uomo. Da qui l’origine del suo nome: una collina artificiale alta una quindicina di metri e con un diametro di circa 300 metri.
Dal 2018 il sito è stato iscritto dall’Unesco nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità proprio “per le monumentali strutture megalitiche tonde-ovali e rettangolari erette da cacciatori-raccoglitori nell'era neolitica pre-terracotta tra 9.600 e 8.200 a.C.” come si legge nella motivazione. Monumenti che furono probabilmente usati in relazione ai riti, molto probabilmente di natura funeraria. I caratteristici pilastri a forma di T sono scolpiti con immagini di animali selvatici, fornendo informazioni straordinarie sul modo di vivere e le credenze delle persone che vivevano nella Mesopotamia superiore circa 11.500 anni fa.
“Le prove archeologiche – ci spiega Paolo Pretelli - dimostrano che proprio attorno all'8.000 a.C. il panorama locale iniziò a cambiare. L'agricoltura cambiò il paesaggio e il clima. Quando gli alberi furono tagliati, il suolo restò nudo e ciò che una volta era una piacevole oasi diventò una terra di stress, fatica e rendimenti decrescenti. E si dice che sia così che perdemmo il paradiso. Fino al 2019 Gobekli Tepe non era visitabile, ma oggi sì ed è anche una delle tappe del nostro itinerario in Turchia Orientale”. Apatam organizza infatti un coinvolgente tour in questa zona della Turchia, quella “più tradizionale e rurale, in territorio curdo, al confine con la Siria. Si trova in un’area difficile da raggiungere, eppure gli esperti dicono che potrebbe rappresentare un punto di svolta della storia umana: questa collina panciuta potrebbe essere la culla della civiltà” sottolinea Pretelli.
Che aggiunge: “Siamo tutti d’accordo sul fatto che circa 11mila anni fa, nell’era della pietra, gli uomini vivessero nelle caverne. Ebbene gli archeologi ci dicono che Gobekli Tepe fu costruita intorno al X - IX millennio a.C., affermando che gli abitanti di queste terre sapessero già costruire strutture monumentali e che anzi proprio questa attività possa avere contribuito a trasformarli da cacciatori nomadi ad agricoltori sedentari, avviando così la rivoluzione neolitica che ha portato alla civiltà urbana e organizzata”.
Ancora più in particolare, “questo grande tumulo artificiale è il più antico santuario monumentale megaliticoche sia mai stato riportato in luce – evidenzia Paolo Pretelli - ad oggi sono 45 gli enormi megaliti calcarei ritrovati. Sono disposti in cerchi di diametro da 5 a 10 metri, intorno ai cerchi ci sono panchine scavate nella roccia, piccole nicchie e muri fatti di mattoni di fango essiccato. Tutto lascia supporre che ce ne siano molti di più ancora da scoprire e in effetti, le perlustrazioni geomagnetiche delle colline artificiali di Gobekli Tepe hanno rilevato che ci sono almeno altre 250 pietre ancora nascoste”.
E’ stato durante gli scavi, iniziati nel 1995 sotto la direzione di Klaus Schmidt, che ci fu un’importante scoperta: gli archeologi trovarono tre livelli di costruzione sovrapposti che abbracciano un periodo di 2 mila anni del neolitico più antico. E quelle che videro non erano abitazioni ma un vero e proprio luogo di culto! Nella cava di Gobekli Tepe e in tutta la zona circostante ci sono i segni di uno scavo millenario e i gradini sono ciò che rimane dopo l’estrazione dei blocchi, mentre i massi sono i rifiuti del lavoro. L'archeologo Klaus Schmidt ritiene che forse gli specialisti risiedevano qui in permanenza, ma che la maggior parte degli operai viveva altrove, in villaggi sparsi sul territorio. E’ stato sicuramente un lavoro lungo e faticoso, quello di realizzare colonne di 15, 20 fino a 40 tonnellate, senza le tecnologie usate 6 o 7 mila anni più tardi dagli egizi e dai costruttori di Stonehenge. Ci sono volute parecchie centinaia di persone impegnate a tempo pieno per realizzare questa grande impresa collettiva destinata a lasciare il segno della comunità che l’aveva realizzata. I lavori, poi, sono stati realizzati con incredibile perizia.
Ma come hanno fatto dei “cavernicoli” a costruire un’opera così ambiziosa? “Klaus Schmidt ipotizza che i gruppi di cacciatori si siano riuniti periodicamente in questo luogo, attraverso le innumerevoli decadi che ne hanno vista la costruzione – spiega Pretelli - durante i mesi in cui lavoravano al tempio, probabilmente i cacciatori vivevano in tende fatte di pelli animali, cacciando la fauna locale per mantenersi. Le tantissime punte di freccia ritrovate attorno al sito supportano la tesi, così come avvalorano la datazione del sito. A Gobekli Tepe sono presenti anche bassorilievi e iscrizioni ma non conosciamo il significato delle immagini, anche se sembrano confermare che il luogo fosse destinato a cerimonie di tipo funebre”.