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Il progetto incompiuto di Leonardo da Vinci

8 ottobre 2019 Servizio ripreso da Giulia Cassini/Il Secolo XIX Foto: Scuola di lingua turca

GENOVA - Ci sono luoghi simbolo in Paesi lontani che rivelano connessioni inattese, tra questi anche "Il ponte di Istanbul", titolo dell'ultimo libro della studiosa e scrittrice Gabriella Airaldi per Marietti 1820.
Alla presentazione moderata dalla giornalista e scrittrice Donatella Alfonso alla Feltrinelli di Genova, avvenuto nei giorni scorsi, è stato subito evidenziato il nesso con Leonardo da Vinci tramite una lettera partita da Genova all'inizio del Cinquecento, probabilmente la risposta alla richiesta di progettare un ponte. E' proprio il geniale collegamento studiato (e mai realizzato) da Leonardo da Vinci per il sultano Bayezid II e il centro di Galata – prima genovese e poi turca – a diventare il simbolo di un rapporto mai interrotto tra i due mondi.
Lo studio è dunque incominciato da un incontro che avrebbe potuto esservi e non si è mai avverato, incuriosendo il lettore già con l'implicito alone di mistero. Negli ultimi anni l'artista Vebjørn Sand ha confessato che ci vorrebbe un ponte così in ogni continente, mentre Erdogan ha dichiarato più di una volta che vorrebbe riprendere questa idea, andando dunque a intrecciare, ancora una volta, passato e presente. E ha aggiunto, tra le varie ipotesi, che sarebbe il caso di riservarlo ai pedoni.
«Secondo quanto scritto da Leonardo di suo pugno - ha spiegato Gabriella Airaldi durante la conferenza - il disegno raffigura "il Ponte da Pera a Costantinopoli, largo 40 braccia, alto dall'acqua braccia 70, lungo braccia 600, cioè 400 sopra del mare e 200 posa in terra, facendo di sé spalle a sé medesimo". Si trattava dunque di un progetto destinato a unire il quartiere di Pera/Galata con Istanbul, di cui l'antico insediamento genovese è cardine economico in ambito internazionale».  
E' anche uno spunto di riflessione sul Mediterraneo, inteso nel segno di Leonardo "Come fare ricerca o meglio inventare e scoprire, come fece Colombo". Il parallelo poi non è scontato, legati entrambi ai Vespucci, ma queste peculiarità si possono approfondire nella seconda parte del libro. Si aprono ben presto all'attenzione dei lettori rotte commerciali e culturali, con le testimonianze  dei genovesi che spostarono i loro uomini, i capitali, le navi, ottenendo quartieri e privilegi mercantili, controllando le vie d'acqua del Levante Mediterraneo fino all'estremo Occidente, rimodellando le città fino a renderle "Un'altra Genova".
 Gabriella Airaldi, specialista di Storia mediterranea e di Storia delle relazioni internazionali, ha insegnato Storia medievale all'Università di Genova. Con Marietti 1820 ha pubblicato "Storia della Liguria" (2008-2012), "Il duca della finanza. I Galliera di Genova: mecenatismo e solidarietà" (con Franco Manzitti, 2013) e "Gli orizzonti aperti del medioevo. Jacopo da Varagine tra santi e mercanti" (2017).