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Nuove scoperte sugli ittiti e gli assiri

2 aprile 2019 Servizio ripreso da Ufficio Cultura ed Informazion Foto: Farnesina

ROMA - Venerdì 12 aprile 2019 alle ore 18.30, presso l’Istituto Yunus Emre Centro Culturale Turco di Roma, si terrà la conferenza "Gli scavi turco-italiani a Karkemish sull’Eufrate: nuove scoperte archeologiche su ittiti e assiri in una capitale al crocevia delle civiltà antiche" del prof. Nicolò Marchetti, direttore della Missione archeologica turco-Italiana a Karkamýþ delle Università di Bologna, Istanbul e Gaziantep.
È la sesta conferenza del Ciclo sulle Missioni archeologiche Italiane in Turchia, organizzato dall’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia, sotto l’egida del ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia.
È di grande importanza, e attiva da decenni, la collaborazione tra istituzioni turche e italiane nell’ambito del settore archeologico. Oltre a quella di Karkemish a Gaziantep dell’Università di Bologna, ci sono la missione di Yumuktepe a Mersin dell’Università del Salento a Lecce, quella di Uþakli Höyük a Yozgat dell’Università di Firenze, quella di Kinik Höyük a Nigde dell’Università di Pavia, quella di Hierapolis a Denizli dell’Università di Lecce, quella di Elaiussa Sebaste a Mersin e di Arslantepe a Malatya, entrambe dell’Università Sapienza di Roma.

INTRODUZIONE: GAZIANTEP E IL SUO PATRIMONIO

La regione di Gaziantep si trova, geograficamente, tra l'Anatolia, la Siria e la Mesopotamia. Questa posizione strategica spiega la sua importanza attraverso i secoli, ma fino a poco tempo fa non aveva un'adeguata corrispondenza in termini di potenziale turistico. Gli scavi in corso hanno dato alla regione un nuovo eccezionale potenziale, che sta iniziando ora a essere riconosciuto a livello internazionale. Karkemish è un sito di fama mondiale e ha una straordinaria importanza storica: il suo significato rivaleggia con quello di Hattuša, Ebla, Ninive, Babilonia e Ur. La riapertura della ricerca a Karkemish e, presto, del turismo nel sito rappresenta un enorme vantaggio per scrivere nuove pagine sulla storia del Vicino Oriente antico e sulla valorizzazione del patrimonio culturale nella regione di Gaziantep.
AMBASCIATA DI TURCHIA - UFFICIO CULTURA E INFORMAZIONI Piazza della Repubblica 55/56, 00185 ROMA Tel. 06.4871190 - 06.4871393 - Fax 06.4882425 - turchia@turchia.it - www.turchia.it

L'ANTICA KARKEMISH: STORIA E TOPOGRAFIA

L'archeologia ha rivelato che l'acropoli è stata abitata fin dal VI millennio a.C. Sebbene rilevante, il sito sembra non essere stato di particolare importanza fino al 2300 a.C., quando l'antica città di Karkemish è citata nelle tavolette cuneiformi degli archivi di Ebla nel nord della Siria. Il nome Karkemish significa secondo alcuni "Porto di Kamýþ", un'antica divinità popolare del nord della Siria. È tuttavia con l'età del Bronzo Medio, a partire dal 2000 a.C., che il sito assume il suo ruolo di protagonista: a questo periodo risalgono infatti l'espansione nella città bassa e la costruzione delle mura a terrapieno alte oltre 20 m di altezza, che rimasero un tratto caratteristico del paesaggio urbano fino alla fine della sua storia. Intorno al 1800 a.C., il re Aplahanda di Karkemish cercava di bilanciare le influenze di Aleppo e di potenti re come Shamsiaddu d’Assiria e Hammurapi di Babilonia. Le attività di Aplahanda sono documentate a nord fino ad Acemhöyük.
Con la conquista ittita del sito intorno al 1330 a.C., Karkemish divenne la sede del viceré ittita, che controllava l'intera regione siriana. Quando l'impero ittita cadde intorno al 1175 a.C., Karkemish divenne uno dei più potenti regni indipendenti della regione e gareggiò con le altre potenze. Nel 717 a.C. Sargon II di Assiria conquistò la città e la sviluppò, raddoppiando la sua estensione (che raggiunse i 100 ettari) con l'occupazione della parte esterna della città. Nel 605 a.C. fu conquistata da Nabucodonosor II di Babilonia. La città continuò ad essere abitata in epoca persiana, ellenistica e romana, periodo a cui si riferisce il piano urbanistico ancora molto ben ben leggibile sulla superficie del sito (visibile anche nelle immagini satellitari). A quel tempo la città era tuttavia chiamata Europos, un toponimo che continua a essere menzionato nelle fonti bizantine. Fino al X secolo d.C. il sito era ancora abitato, prima del suo abbandono definitivo nel tardo Medioevo e fino alla creazione di un avamposto militare turco dopo il 1920.

I VECCHI SCAVI BRITANNICI

Dopo l'identificazione da parte di George Smith di Gerablus con l'antica Karkemish nel 1876, tra il 1878 e il 1881 il console britannico ad Aleppo, P. Henderson, eseguì alcuni sondaggi nel sito e spedì alcune sculture al British Museum di Londra. Questo stesso museo organizzò poi sul sito altri scavi su larga scala tra il 1911 e il 1914 e di nuovo nel 1920 con gli archeologi D.G. Hogarth, T.E. Lawrence, R.C. Thompson, P.L.O. Guy e C.L. Woolley (direttore). Le rovine della loro Casa Missione - costruita da Lawrence (d'Arabia) durante la seconda campagna - sono ancora ben visibili nella città interna e molte immagini documentano la loro vita quotidiana, con Lawrence che opera anche come fotografo della spedizione, prima di servire come agente militare dopo lo scoppio della prima guerra mondiale.
I risultati di queste campagne hanno rivelato le caratteristiche di una capitale dell'Età del Ferro: una grande area cerimoniale (il "Palazzo Inferiore") con due templi e un palazzo ai piedi dell'acropoli, da cui provengono i famosi rilievi esposti nel Museo Nazionale delle Civiltà Anatoliche di Ankara; le porte della città e le sue mura imponenti; alcune case nella città esterna; e un palazzo sull'acropoli, rimasto per lo più non scavato a causa dell'improvvisa interruzione del progetto quando le forze di occupazione francesi furono costrette a ritirarsi all'arrivo vittorioso delle truppe turche nel luglio 1920 e che oggi è andato quasi completamente perduto.
Il confine tra Turchia e Siria fu stabilito lungo la ferrovia che tagliava il sito: la parte più importante dell'antica città rimase in Turchia (55 ettari), mentre parte della città esterna è ora in Siria (35 ettari). Dopo che il confine venne minato nel 1956, l'area è stata bonificata sono nel 2011.

IL NUOVO PROGETTO TURCO-ITALIANO

Una spedizione archeologica congiunta turco-italiana è attiva nella regione di Gaziantep dal 2003 sotto la direzione del Prof. Nicolò Marchetti dell'Università di Bologna. Due parchi archeologici e ambientali sono stati completati e aperti al pubblico nella provincia di Islahiye, a Tilmen Höyük (nel 2007) e a Taþlý Geçit Höyük (nel 2010).
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Un nuovo progetto a Karkemish creato dalle Università di Bologna, Gaziantep e Istanbul con molti altri partner (sotto la lista completa) è stato approvato a maggio 2011 dal Consiglio dei Ministri della Repubblica di Turchia e le prime sette campagne sono state realizzate tra il 2011 e il 2017 con il Prof. Nicolò Marchetti come direttore, il Prof. Ass. Hasan Peker come vice-direttore e con la consulenza scientifica dei Prof. Mustafa Özakça, Refik Duru e Belkýs Dinçol. Il progetto ha un approccio integrato alla ricerca, conservazione e presentazione pubblica: prevede un’indagine sistematica sulla struttura urbana della città dell'Età del Bronzo e del Ferro e dell’epoca romana e allo stesso tempo la conservazione dei resti monumentali, anche in vista della valorizzazione turistica.

UNIVERSITÀ FONDATRICI

Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Università di Istanbul
Università di Gaziantep

ISTITUZIONI FINANZIATRICI
Ministero italiano degli Affari Esteri
Ministero italiano dell'Istruzione, Università e Ricerca
Comune Metropolitano di Gaziantep
Sanko Holding

PARTNERS
Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia
Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei di Turchia
Direzione Provinciale della Cultura e del Turismo di Gaziantep
Direzione del Consiglio di Conservazione del Patrimonio Culturale e Naturale di Gaziantep
Direzione del Museo di Gaziantep

SPONSORS TECNICI
Comune di Þahinbey www.sahinbey.bel.tr (networking)
Ýnta A.S. www.in-ta.com (edificio d'ingresso)
Mapei www.mapei.it (materiali per restauro)
Ceia www.ceia.net (metal detectors per controlli di sicurezza)
Abet Laminati www.abet-laminati.it (pannelli informativi per i turisti)