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Il calcio turco raccontato dall'ex ds del Galatasaray

23 febbraio 2019 Servizio ripreso da Francesco Porzio/Calcio Intern Foto: Calcio Internazionale

ISTANBUL - La Turchia è quel posto che sembra essere lontano ma in realtà è più vicino di quanto si voglia pensare. Per la cultura, per il cibo ma sopratutto per le persone. Qualche anno fa quando si parlava di calcio turco, lo si vedeva come qualcosa di lontano e quasi irreale, un po’ come accade oggi con la Cina. E invece questo adesso è cambiato.
Cenk Ergün nasce a Bursa (una città di quasi 3 milioni di abitanti non lontano da Istanbul), ma ha passato una vita intera al “Gala”. Sì, il Galatasaray, di cui è stato anche direttore sportivo per tre anni fino allo scorso marzo 2018.
E oggi ci racconta (in un italiano perfetto) un calcio nuovo e diverso, che si sta evolvendo in maniera incredibile negli ultimi anni. Anche se lui si è spostato, oggi lavora in Olanda, al Fortuna Sittard, dove porta la sua esperienza e contatti con il mondo del calcio. Italiano, in particolare.
Partiamo proprio da qui, dal suo italiano invidiabile e da una semplicità genuina che si trasmette anche al telefono: “L’ho imparato all’università, perché al liceo si studia il francese. Poi ho fatto tutti i corsi in inglese e appunto iniziato con l’italiano. Mi ha aiutato tanto, anche perché lo parlavo sempre con gli allenatori al Galatasaray. Da Mancini a Prandelli, ma anche con Tudor. E poi con i giocatori, da Felipe Melo a Muslera, passando per Sneijder e De Sanctis”.
Mancini, già. Un ricordo? “È stato il primo allenatore italiano, dopo essere arrivato ha fatto un allenamento e siamo partiti con tutta la rosa per Torino, perché c’era la Juventus. Un pareggio, e poi la famosa vittoria di Istanbul proprio contro la Juventus di Antonio Conte. Un gol di Sneijder, dopo il rinvio della partita al giorno dopo..”.
Ma, da direttore sportivo, di giocatori ne ha visti passare. Come Telles, portato in Europa proprio da Ergün: “Giocatore di un livello straordinario, ha tutto, infatti non mi hanno stupito le voci sul Real Madrid. L’abbiamo portato noi in Turchia dal Brasile, era una richiesta specifica di Mancini che infatti lo ha voluto portare anche in Italia. Può giocare ovunque, ottimo piede, ed è un ragazzo molto intelligente. Quando è arrivato mi ha detto: “io voglio stare qui un anno e mezzo o due e poi andare in un grande club europeo”. Quelli così arrivano”.
Altri esempi? Dorukhan Toköz del Besiktas, Abdülkadir Ömür del Trabzonspor e naturalmente Cengiz Under: “Lo conosco dai tempi del Baºakºehir, in Serie B. Ha fatto un grande salto. Psicologicamente è molto forte, come Telles, ha fatto benissimo alla Roma e secondo me può giocare in qualsiasi club del mondo. Ha aperto le porte a tanti ragazzi turchi, prima non c’erano grosse motivazioni verso la Serie A, ora è cambiato tutto. Anche il mercato turco si sta evolvendo. Ci sono tanti giovani che arrivano, penso a Zajc al Fenerbahce. Lui ha talento e penso che in futuro possa essere davvero importante. Per adattasi la Turchia è ideale rispetto all’Italia, la vita non è molto diversa”.
“Gli italiani un tempo non amavano spostarsi, preferivano rimanere in Italia, vicino a casa. Ora è diverso, anche noi qui cerchiamo giocatori italiani perché sono tatticamente fortissimi e perché il nostro tipo di gioco si sta evolvendo”
Un pupillo? Ozan Kabak, difensore dello Stoccarda classe 2000, è uno dei prospetti più importanti del calcio turco. E Cenk lo conosce bene: “Lo volevano anche in Premier League, ho fatto il suo primo contratto da professionista, insieme ad altri ragazzi del Gala era parte del blocco della Nazionale Under 17 che in Croazia arrivò fino alla semifinale degli Europei”. E la sconfitta arrivò solo contro l’Inghilterra, in cui giocavano giocatori come Hudson-Odoi e Sancho, che siglarono le reti decisive.
E ora, dopo tutti questi anni al Galatasaray, cosa c’è nel futuro di Cenk Ergün? “Mi piace essere un punto di contatto tra Italia e Turchia, e ora anche in Olanda dove a gennaio abbiamo portato Balic in prestito dall’Udinese, l’Olanda è il posto perfetto per un giovane per poter emergere. Io sono vicino ai club, come formazione, ma non escludo di poter fare anche l’agente in futuro. Lavorare in Italia? Perché no?”
L’italiano, per lui, non sarebbe di certo un problema.