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Il leggendario felino nato in Turchia

10 gennaio 2019 Servizio ripreso da Brunella Paciello/Lifegate Foto: Lifegate

ROMA - Intorno al gatto d’angora gravitano molte leggende che ne descrivono la vita con sultani e ricchi mercanti, tra tappeti orientali e harem segreti. Nella realtà, comunque, pare che questo felino abbia origini antiche le quali risalgono, forse, sino al XV secolo.
Fino al 1930 si hanno solo poche notizie della razza, mentre la storia comincia ad avere contorni nitidi dalla terza decade del XX secolo, quando il governo turco proclamò il gatto d’angora tesoro nazionale e iniziò un programma di allevamento e protezione presso gli zoo di Ankara e Instanbul.
In quanto a leggende, per quel che riguarda questo gatto turco c’è da sbizzarrirsi. Sembra, per esempio, che Maometto avesse un gatto prediletto dal pelo rosso. La neve, durante un inverno particolarmente freddo, ne imbiancò il pelo e da allora il compagno preferito del profeta divenne bianco.
Si narra anche che nella Francia della Rivoluzione la regina Maria Antonietta possedesse alcuni di questi gatti. Vista la situazione sempre più precaria nella quale versava la nobiltà francese, ordinò a un cortigiano che i micetti fossero portati in America, dove intendeva raggiungerli con il marito e i figli. Purtroppo il desiderio della regina di Francia non fu esaudito, ma i gatti d’angora arrivarono felicemente nella nuova patria dove, pare, abbiano contribuito alla nascita del maine coon.
Molto bella è la leggenda turca che riguarda la razza. I gatti d’angora in Turchia vengono chiamati “gatti del desiderio”. La storia vuole che, sussurrando alle orecchie di un gatto d’angora un desiderio, questo si avveri. Se ne incaricherà il magico gattino portando l’istanza alle potenze ultraterrene e facendo in modo che tutto si realizzi per accontentare il suo amico umano.
L’angora è un gatto di media grandezza con un corpo agile e scattante: le femmine variano tra i 3 e i 4 chilogrammi di peso, mentre i maschi non devono superare i 4,5–5 chili. La struttura è leggera ed elegante, ma decisamente muscolosa. I piedi sono piccoli e rotondi. La testa è affusolata e lunga, a forma di cuneo allungato. Gli occhi a mandorla sono posizionati obliquamente. Le orecchie devono essere grandi, vicine tra loro e ben erette.
Il pelo dell’angora è ciò che contraddistingue la razza e lo rende diverso da altri gatti a pelo lungo, come il persiano per esempio. È serico, sottilissimo e assolutamente privo di sottopelo. È più corto sul corpo per allungarsi sulla gorgiera, sulla coda – che deve essere molto ben fornita – e formare sulle zampe quasi dei “calzoncini”. Questi gatti non hanno il mantello definitivo fino all’anno di età e vi è molta differenza tra il pelo invernale e quello estivo (molto più corto). I maschi hanno una gorgiera più sviluppata delle femmine e si fanno notare per il loro aspetto maestoso.
Il colore dell’angora è anche oggi oggetto di molte discussioni. In Italia e in Europa ci sono oggi club indipendenti che, al contrario degli affilati FIFe, ammettono i soggetti colorati. L’angora, comunque, nasce naturalmente in una vasta gamma di colori. Non sono generalmente riconosciuti ai fini espositivi, tuttavia, i colorpoint, i chocolate e i lilac, mentre il mantello bianco è sempre preferito. Sono ammessi, invece, tutti i colori degli occhi, possibilmente di tonalità intense.
Il gatto d’angora ha un carattere vivace, ma socievole e gioioso. “Si tratta di felini molto curiosi e attenti al mondo circostante, ma che ben si adattano alla vita d’appartamento, a patto che non si faccia mai mancare loro stimoli, tempo per le coccole e compagnia”, spiega la veterinaria Cinzia Cortelezzi. Questi gatti possono tendere a ingrassare: occorre quindi fare un po’ di attenzione con le razioni di cibo e con la dieta quotidiana. Il consiglio del veterinario curante sarà, quindi, basilare per avere un felino sano e scattante, senza qualche chilo in più che ne potrebbe pregiudicare il benessere e la salute. Il pelo dell’angora non richiede particolari cure poiché non forma nodi. È sufficiente una spazzolata alla settimana (due nel periodo di muta) per rimuovere il pelo morto.
“Un problema della razza è la sordità ereditaria legata al colore bianco”, aggiunge la dottoressa Cortelezzi. Occhio, quindi, al nostro micio fin da quando è piccolo per evidenziare un problema che potrebbe pregiudicarne la vita adulta. Un’altra patologia legata alla razza è il granuloma eosinofilico: attualmente però ci sono test specifici che ne riscontrano la presenza genetica e, gradualmente, si sta cercando di allevare esemplari che non presentino questa malattia. Il gatto d’angora è molto utilizzato nella pet therapy proprio per il suo carattere giocoso, ma affidabile e docile. Un compagno prezioso, perciò, soprattutto per anziani e bambini che ne apprezzeranno l’indole amichevole e la voglia di coccole.