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Il riparatore di penne stilografiche

16 agosto 2018 Rita Ender/Osservatorio Balcani e Caucaso Kaleydo Illustrazione di Reysi Kamhi /Kaleydoskop

ISTANBUL - Nella canzone “L’encre de tes yeux” Francis Cabrel canta: "Per ogni cosa che ho scritto / ho intinto l’inchiostro dai tuoi occhi".
Scrivere è una relazione tra l’inchiostro, la penna stilografica e gli occhi. Murat Sönmez lavora da ventisei anni a Sirkeci perché questo dialogo tra inchiostro, penna e occhi non si interrompa. Siamo andati a incontrarlo.

Buongiorno, Murat. Com’è diventato riparatore di penne stilografiche?

Ho iniziato questo mestiere nel 1986. Sono arrivato a Istanbul per dare una mano a mio zio. Lui è rimasto per anni in questa stessa bottega, ora è in pensione. Cominciò prima nei mercati, poi decise di aprire questo posto. Iniziai insieme a lui quando avevo dodici anni, sono di Erzincan. I nostri genitori non erano molto favorevoli all’idea di farci studiare, perciò dovemmo rimboccarci le maniche. Siamo arrivati, abbiamo cominciato a lavorare, abbiamo imparato un mestiere.

Qual è l’aspetto che ama di più di questo lavoro?

Sicuramente, conoscere persone diverse. A volte arrivano degli stranieri, loro si interessano parecchio a questo tipo di professione. È davvero bello lavorare a contatto con la gente, amo molto questo lato del mio mestiere. Vengono anche persone ricche e istruite, che possono portare una penna ereditata dal padre o dal nonno, noi la ripariamo e le ridiamo vita. La penna diventa tutta brillante, è un piacere. Ed è un piacere anche per i proprietari, perché ricorda loro il passato.

Lei ripara solo penne stilografiche?

Matite, penne a sfera, penne stilografiche. Ci sono varie marche: le Parker, le Mont Blanc, le Pelikan. La penna che sto riparando in questo momento è una vecchia Parker del 1951. Questa penna la comprai per me, a volte invece le acquisto, le riparo e le rivendo.

Che tipo di guasti possono avere le penne?

Spesso si tratta di danni meccanici. Quando rimane dell’inchiostro all’interno di una penna inutilizzata per molto tempo, il materiale al suo interno si secca, le guarnizioni e la gomma marciscono. A volte cambiamo la gomma interna: smontiamo la penna pezzo per pezzo, da una penna ne escono fuori circa sei o sette. Li ripuliamo, cambiamo le parti che sono da riparare, li ridiamo al cliente.

Qual è la marca che preferisce? Le marche sono molto diverse le une dalle altre?

Per me non ci sono differenze. Ogni marca ha qualcosa di bello, ha delle qualità. Come accade per i vestiti, così vale anche per le penne. Le diverse caratteristiche si legano allo stile della persona. Io preferisco le penne vecchio stile, perché quelle fabbricate dopo gli anni ’70 non hanno una buona qualità, sono più delle “usa e getta”. Le penne di qualità migliore sono quelle degli anni ’30 e ’50.

Quando è iniziata la produzione di penne? E dove?

Inizialmente si usavano le penne a piuma, si intingevano nell’inchiostro, le avrà viste anche lei nei film. Poi in America si iniziarono a produrre le penne stilografiche. Waterman aveva disegnato una penna dalla forma un po’ cubica; se ne staccava la punta e si inseriva l’inchiostro dentro, a gocce. Questo era un modo pratico di aggiungere l’inchiostro. Poi negli anni ’40 il sistema è cambiato, hanno iniziato a produrre penne con piccoli stantuffi o “a braccio”. Dagli anni ’50 in poi si diffusero oggetti più moderni, più simili alle penne che usiamo oggi.

Chi usa le penne stilografiche?

Non la generazione di oggi, quella passata. Visto che prima non esistevano i computer, le usavano sia gli impiegati delle banche sia quelli pubblici. Quando ho iniziato a lavorare in questo negozio c’era la fila alla porta perché tutti avevano bisogno di penne stilografiche. I dipendenti pubblici facevano qualsiasi cosa a penna.

Prima era necessario fare le firme a penna…

Certo, era obbligatorio, ed esclusivamente a inchiostro nero. Ora non esistono più queste cose. Certo, ci sono ancora amanti delle stilografiche o esponenti di cultura: loro continuano a usarle, non si stancano. Artisti, architetti, professori universitari, avvocati, persone di una certa élite. È venuto qui Murat Bardakçý [noto conduttore televisivo, giornalista e scrittore turco, appassionato di storia dell’Impero ottomano, ndt], per esempio, e anche Emre Kongar [sociologo, scrittore e professore universitario, ndt]. Arrivano da noi le penne di gente famosa, ovviamente non le portano loro di persona, ma gli assistenti. Noi ormai siamo una famiglia. I clienti che passano qui iniziano a conoscersi tra di loro, si scambiano i bigliettini da visita, iniziano a frequentarsi. Ci sono sempre conversazioni interessanti, a volte raccontano la vecchia Istanbul o parlano di calcio.

Perché ha scelto di lavorare in questa zona, a Sirkeci?

Il cuore e la testa della Turchia sono a Eminönü. Era così già un tempo, ogni cosa che arrivava dall’Anatolia passava di qui. Era così anche per Istanbul, da ogni quartiere la gente arrivava a Eminönü per fare spese, che fosse abbigliamento, alimentari o gioielleria. Oggi è tutto cambiato: da quando si è diffuso internet, sono gli oggetti ad arrivare dalle persone e non viceversa. Però questo posto continua a conservare la sua ricchezza storica. La gente non smette di viaggiare, passeggiare, mangiare. Per questo allora scelsi di stabilirmi in questo quartiere, non ho mai lavorato in altri posti.

La generazione dopo la sua continuerà a lavorare qui? Continuerà a fare questo mestiere?

I miei figli non amano questa professione, dopo di me non si continuerà. Un tempo solo in questa strada c’erano almeno quattordici o quindici persone a fare questo mestiere. Alcuni hanno lasciato, altri non ci sono più. Ora siamo in due. In tutta la Turchia ci sono solo due persone a fare questo lavoro, entrambi a Istanbul ed entrambi in questa stessa via. Anni fa c’erano alcuni negozi ad Ankara, dal momento che lì c’erano molti uffici. Ora non esistono più e a volte vengono da Ankara fin qui a portarci delle penne.

Che cosa scrive di solito chi vuole provare se la sua stilografica funziona dopo la riparazione?

Fa una firma, scrive il proprio nome.

A volte su alcune penne si trovano delle incisioni…

Certo, a volte si incide una data o il nome del proprietario. Sulle penne aziendali si trova spesso il nome di rappresentanza. Nel 1930 il governo importò un grande quantitativo di penne e le regalò ai suoi migliori funzionari pubblici. Su quelle penne c’è scritto: «Governo della Repubblica turca».

Esistono penne disegnate in modo diverso per donne e uomini?

Alcune penne non hanno la clip e possono legarsi a una cordicella. Le donne le usavano come accessori: la penna messa al centro come un collier. Ora ho in mano una penna per donna fatta negli anni ’70. La punta è d’oro, diciotto carati, mentre il rivestimento è marrone e dorato, è una penna appariscente. Piace molto alle signore. Ogni marca ha una penna anche per gli studenti. Oggi esistono penne dalle mille alle diciotto lire [dai 300 ai 6 euro circa, ndt].

Le penne sono oggetti molto speciali per i loro proprietari. Racchiudono ricordi, a volte si crede portino fortuna…

Certo, spesso le penne si tramandano persino da nonno a nipote. Se si mantengono in buono stato possono essere usate per tre o quattro generazioni. In questo modo acquistano valore per la loro storia, diventano un motivo di prestigio. Se tirate fuori una penna del genere dalla tasca, dovete usarla per firmare o scrivere qualcosa di appropriato al suo valore! Per questo ci sono ancora appassionati di penne. E perciò le penne stilografiche non muoiono mai, non finiscono mai.

 

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Questo testo è tratto dal volume Kolay Gelsin. Meslekler ve Mekânlar di Rita Ender (Ýletiþim, 2015, 3° ediz. 2017). Si ringraziano: l’autrice Rita Ender, la traduttrice Emanuela Pergolizzi, l'illustratore Reysi Kamhi e la casa editrice Ýletiþim.