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San Nicola di Myra ovvero Babbo Natale

23 novembre 2017 Caterina Lenti/Meteoweb.com Foto:

ROMA  - Il 6 dicembre prossimo si è festeggiato uno dei santi più popolari di tutta la cristianità: San Nicola, il cui nome è ampiamente diffuso sia in Oriente, dove visse e operò, che in Occidente, dove sono conservate le sue reliquie. 
Di San Nicola Vescovo, conosciuto come San Nicola di Myra o San Nicola di Bari, abbiamo poche notizie storiche certe, spesso intrecciate con narrazioni di miracoli e leggende. Sappiamo che nacque a Pàtara, un’importante città della Licia, una regione a sud dell’Asia Minore (attuale Turchia); intorno al 270. L’Impero romano, dopo la sconfitta di Valeriano contro la Persia, versava in una grave crisi e alla sua guida si succedevano, uno dopo l’altro, imperatori inetti e poco rappresentativi.
Nicola crebbe in questo clima d’incertezza politica e di insicurezza economica. Fu proprio la miseria a far da sfondo alla leggenda che lo rese celebre. Un padre di famiglia si struggeva per maritare le sue tre figlie e la povertà in cui versava non gli consentiva di dare loro una dote sufficiente. Giunse, così. alla decisione di farle prostituire. Nicola decise di aiutare la famiglia, donando in via del tutto anonima le somme di denaro sufficienti per combinare i matrimoni delle tre fanciulle. Tra le tante versioni pervenuteci, una narra che, dopo aver lanciato alle 3 sorelle, per due volte, il sacchetto con le monete dalla finestra per non farsi scoprire, Nicola si arrampicò sul tetto, lasciando cadere il terzo sacchetto dal camino… un chiaro riferimento allegorico al tradizionale percorso seguito da Babbo Natale per lasciare i pacchi sotto l’albero. La storia ha comunque dato origine all’iconografia che distingue San Nicola da ogni altro Santo cristiano: il virtuoso, infatti, viene sempre raffigurato con tre sfere d’oro ai suoi piedi o tra le mani. A Bari, dove il Santo viene venerato come Patrono cittadino, il suo culto ha portato all’istituzione del maritaggio, mantenuta in vita sino al 1984, grazie alla quale ogni anno venivano sorteggiate alcune ragazze orfane di padre e povere, cui veniva assegnata una dote per contrarre matrimonio. Anche questa pratica aveva un chiaro riferimento alla storia delle tre sorelle aiutate dal patrono barese.
San Nicola era l’unico figlio di genitori benestanti e devoti cristiani. Alcuni scrittori riferiscono che si chiamavano Epifanio e Nonna, secondo altri Teofane e Giovanna. Le prime leggende riguardano la sua primissima infanzia: quando Nicola, appena nato, fu posto in una bacinella per essere lavato, si drizzò miracolosamente in piedi con le mani giunte, suscitando la meraviglia dei presenti. In seguito, allattato dalla madre, si limitava ad una sola poppata al giorno, il mercoledì e il venerdì, in corrispondenza con i giorni di digiuno praticati dai cristiani del tempo. L’appellativo “Vescovo” ci indica che il Santo esercitò questo ruolo precisamente a Myra, una ricca città vicina al suo luogo natale, Pàtara. Anche l’elezione a Vescovo è circondata dalla leggenda. Si racconta che nell’anno 300, essendo morto il Vescovo della città, il clero si radunò per eleggerne il successore. Durante la notte, Dio parlò in sogno al più anziano e autorevole membro del clero e gli disse che doveva diventare Vescovo colui che all’alba sarebbe entrato in Chiesa per primo. Il saggio sacerdote, recatosi in chiesa alle prime luci del mattino, vide un giovane che si apprestava a varcare la soglia: si trattava del giovane Nicola che, stupito, cercò di sottrarsi alla responsabilità vescovile, ritenendosi indegno, ma non poté far nulla contro la volontà del clero e del popolo di Myra. Fu, infatti, acclamato Vescovo e divenne un ottimo pastore. Nella vita del Santo vi è un episodio importante , quello delle navi frumentarie, che si potrebbe riferire ala carestia del 311-313 o a quella del 333-334. Anche in questo caso, il Vescovo è impegnato in una grande opera di carità. Durante tale carestia, che aveva colpito la Licia ma anche gran parte delle province dell’Impero, a Myra approdarono navi provenienti da Alessandria. Egli salì su una di queste, esortando il capitano a scaricare parte del grano, Alle obiezioni di quello, Nicola, che si assunse la responsabilità nei confronti degli esattori della capitale, prese il grano e, dopo averlo misurato, lo distribuì a tutti. Il grano bastò loro per due anni, anzi, poiché ne avevano conservato una parte, seminarono le terre e godettero così dei benefici di Dio, per mezzo dell’intercessione del suo servo Nicola.
Come l’episodio della dote alle fanciulle povere; la figura di Nicola ancora una volta si staglia in tutto il suo impegno per i deboli, con la particolarità che, in questo caso, i deboli non sono persone singole, ma l’intero suo gregge dei cristiani di Myra. San Nicola, identificato da molti come il Santo del dono, morì a circa 80 anni nel 352, a Myra, dove il suo corpo fu conservato fino al 1087; anno in cui, per sottrarlo al dominio dei Turchi che ormai avevano occupato quei luoghi, 62 marinai baresi riuscirono a trasportarlo nella loro città, vincendo sul tempo un guoppo di navigatori veneziani. La popolazione di Bari accolse trionfalmente le reliquie, conservate ancora oggi in una cripta, sopra la quale fu innalzata una basilica in onore del Santo. San Nicola, oltre ad essere patrono di Russia, Grecia e Lorena, è protettore di bambini, vergini, chierichetti, pellegrini e viaggiatori, commercianti, avvocati, giudici, farmacisti, notai, pescatori, marinai e zatterieri, mugnai, panettieri, macellai, mastri birrai e distillatori, contadini, tessitori, scalpellini, candelai e pompieri, prigionieri ecc. Lo si invoca per la buona navigazione, contro il pericolo dell’acqua sia sulla terraferma che sul mare, contro i ladri, affinché aiuti a riavere gli oggetti persi o smarriti.

Il culto di San Nicola è molto diffuso. Ogni 6 dicembre i piccoli europei si svegliavano felici perché il Santo aveva portato loro i doni. Nel mondo ortodosso, San Nicola non teme confronti, neppure con santi come Giorgio, Teodoro, Demetrio o Sergio. Persino il mondo protestante, benché restio al culto dei Santi, strizza da sempre un occhio verso il culto di San Nicola (nemmeno l’austero Lutero ha potuto far nulla contro “l’eroe dei bambini”, anzi, sono proprio navi di olandesi protestanti ad aver portato il mito di San Nicola in America!). Quando, nel 1613, gli Olandesi fondarono New Amsterdam (ora New York), infatti, portarono con sé tutte le loro tradizioni ed anche la devozione a San Nicola che entrò prepotentemente nel folklore americano. Nel 1821 viene dato alle stampe un libro illustrato, “L’Amico dei Bambini”, in cui si legge: “Il vecchio Santa Claus con grande gioia guida la sua renna (…) per portare a te ogni anno i suoi regali”. Si tratta della prima attestazione scritta dell’uso delle renne; mentre l’anno successivo, l’immagine del Santo subisce un’ulteriore trasformazione. Clement Clarke Moor, nella sua poesia “La Visita di S. Nicola”, scrive: Era la notte prima di Natale (…) Le calze erano appese al camino con cura, nella speranza che S. Nicola sarebbe arrivato presto (…), una slitta in miniatura tirata da otto piccole renne con un piccolo vecchio alla guida, così amabile e agile capii subito: quello dev’essere San Nicola (…) la barba era bianca come la neve (…), aveva una faccia larga, e un po ‘di pancia rotonda (…) Era grassottello e paffuto, proprio un vecchio allegro elfo”.
La svolta verso Santa Claus è ormai conclusa, manca solo l’ultimo dettaglio: l’abito rosso bordato di pelliccia bianca; diventato il suo look universalmente noto a partire dal 1931, Fu la pubblicità della multinazionale americana , nata dalla penna dell’illustratore Haddon Sundblom, a mettere insieme i ricordi di San Nicola e il personaggio dello “spirito del Natale presente”, descritto da Charles Dickens nel racconto Canto di Natale. A precedere la , però, ci fu la rivista , in alcune sue copertine, nei primi anni del 20esimo secolo e l’azienda di bevande White Rock Beverages per la vendita di acqua minerale (nel 1915) e ginger (nel 1923). Tuttavia, è stata probabilmente la a portare all’affermazione di quest’ immagine, grazie alla sua forza commerciale e mediatica. E così, dopo che per secoli la leggenda narrava di un uomo col mantello verde, in pochi anni l’uomo in rosso si impose, facendo quasi perdere traccia delle sue origini cromatiche.