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Antica chiesta armena espropriata e messa in vendita

martedì 27 gennaio 2021 Servizio di Mariam Demir/AsiaNews.it Foto: Asia News.it

ISTANBUL - Le autorità turche hanno messo in vendita al prezzo di 6.3 milioni di lire (poco più di 800mila dollari) una antica chiesa armena a Bursa, metropoli a sud del mar di Marmara e poggiata sulle pendici dell’antico monte della Misia, celebre località turistica. Al momento non è specificata la località esatta e il nome del luogo di culto. Nella pubblicità diffusa su internet (nella foto) si scorgono alcune parti della struttura, che resta segreta per questioni legate “alla tutela del segreto commerciale e per questioni personali”. 
Nell’annuncio si legge: “Una chiesa storica, situata nella regione di Bursa e divenuta proprietà privata, è oggi in vendita. Costruita dalla popolazione armena che vive in questa regione, la chiesa è stata venduta ed è diventata proprietà privata in seguito al cambiamento demografico ed è stata poi usata dopo il 1923 come magazzino per il tabacco, poi come fabbrica per la tessitura. La chiesa, situata a Bursa, città inserita nella lista Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità, può essere utilizzata per scopi turistici a causa della sua particolare ubicazione”.  L'indicazione del "cambiamento demografico" allude in modo vago al genocidio degli armeni e alla fuga di molti cristiani greci negli ultimi anni dell'impero ottomano e i primi annidella nuova Repubblica laica.
Nell’atto di vendita si precisa infatti che il luogo di culto può diventare tanto un centro culturale, quanto un luogo per l’arte, un museo o un più prosaico hotel con finalità commerciali. Immediate e critiche le reazioni della comunità cristiana armena e dei movimenti di opposizione: Garo Pylan, parlamentare di etnia armena del partito di opposizione Hdp attacca: “Una chiesa armena in vendita a Bursa. Ma è mai possibile mettere in vendita un luogo di culto? Come possono lo Stato e la società permettere tutto questo? Vergognatevi!”.
Per la comunità cristiana turca la decisione di vendere un luogo di culto è solo l’ultimo di una serie di episodi controversi che mostrano il mancato rispetto, se non il disprezzo e il mercimonio del patrimonio religioso e culturale: nei giorni scorsi è emersa la vicenda del barbecue storica chiesa armena di Sourp Asdvadzadzi; nei mesi scorsi hanno tenuto banche le conversioni in moschee delle antiche basiliche cristiane - poi musei a inizio ‘900 sotto Ataturk - di Santa Sofia e Chora.
Decisioni controverse nel contesto della politica “nazionalismo e islam” impressa dal presidente Recep Tayyip Erdogan per nascondere la crisi economica e mantenere il potere. In entrambi gli edifici le autorità islamiche hanno coperto con una tenda bianca immagini di Gesù, affreschi e icone che rivelano la radice cristiana.