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Le note di Bella Ciao diffuse dai minareti di Smirne

21 maggio 2020 Alessandra Belignetti/ilGiornale.it Foto: Tgcom 24

ISTANBUL - Ieri sera invece dell’adhan, il tradizionale richiamo alla preghiera islamica cantato dal muezzin, dagli altoparlanti posti sui minareti delle moschee di Smirne, in Turchia, è risuonato il canto dei partigiani.
Lo testimoniano decine di video apparsi su Twitter. L’invito alla preghiera che precede l’iftar, l’unico pasto concesso ai fedeli musulmani nel mese del Ramadan, è saltato. Al suo posto le moschee di diversi quartieri della città hanno trasmesso le note di "Bella Ciao". O meglio, “Cav Bella”, la versione turca della canzone simbolo della Resistenza.
La stranezza è stata immortalata da numerosi utenti che sui social network si sono interrogati cercando di ricostruire l’accaduto. Qualcuno deplorando l’iniziativa, qualcun’altro ironizzando sulla strana situazione. Sui canali vicini al Governo turco però già si parla di "provocazione". La sezione locale del Dyanet, la direzione per gli affari religiosi, è subito corsa ai ripari facendo sapere in un comunicato che si sarebbe trattato di un sabotaggio. "Ignoti hanno manomesso il sistema centralizzato per l’invito alla preghiera", si legge nel documento diffuso dalle autorità islamiche locali e pubblicato sui media turchi.
La direzione ha quindi annunciato che per fare luce sulla vicenda verrà aperta un’indagine interna. L’ipotesi avanzata su Twitter e Facebook dai cittadini dei quartieri di Smirne dove al posto dei canti islamici è risuonata Bella Ciao è quella di un’azione di protesta contro il Governo di Erdogan, visto che, come riferisce il quotidiano turco Hurriyet, la canzone era stata riadattata in passato dai Grup Yorum, un gruppo musicale turco critico con le autorità.
Smirne, la terza città turca, è una storica roccaforte del Chp, il Partito Repubblicano, principale forza politica laica e di sinistra del Paese. Per questo il gesto viene interpretato da molti come un atto di ribellione contro il presidente. Insomma, non un semplice scherzo o un errore del sistema, ma un vero e proprio segnale di dissenso contro la politica di Erdogan.
Sul caso ha aperto un’inchiesta anche la procura locale. Gli investigatori si concentrano non solo sulla mano che avrebbe sabotato i sistemi audio delle moschee ma anche su tutti quelli che hanno condiviso l’accaduto sui social commentandolo positivamente o scherzandoci su.
L’ipotesi di reato per chi ha pubblicato video o commenti in rete, fa sapere sempre Hurriyet, è quella di "vilipendio pubblico dei valori religiosi". Gli agenti delle forze dell’ordine, invece, sono sulle tracce dell’autore del gesto. Considerato tanto più grave visto il periodo di Ramadan, il mese sacro per i musulmani.