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"Sono rientrato in Italia dalla Cina senza controlli"

mercoledì 7 febbraio 2020 Servizio ripreso da La Nuova Provincia Foto: La Nuova provincia

ASTI - “La Cina ai tempi del coronavirus” si potrebbe dire, giusto per sdrammatizzare il momento e parafrasando un libro di Marquez già, ma com’è veramente stare in Cina in questi giorni, in queste settimane? Come vive questa situazione chi sta lì, sul luogo? Sono tanti gli italiani che per motivi vari si sono trasferiti in quel Paese, motivi di lavoro principalmente e tra questi, Federico Appiano, sviluppatore di prodotti alcolici per una distilleria di Chengdu, provincia del Sichuan.
“Un’azienda per la quale lavoro da un anno e mezzo – spiega – dopo aver fatto per anni consulenze per cocktails bar”. In Cina per quasi otto anni e fresco rimpatriato con uno degli ultimi voli concessi, Federico come milioni di altre persone ha subito fino a poche ore fa la situazione. “Le zone di reale segregazione sono attualmente due – puntualizza – la zona di Wuhan (focolaio dell’infezione) e la provincia dell’Hubei; in tutte le altre città, tra cui quella dove vivevo io, non ci sono particolari restrizioni tranne l’obbligo di girare con la mascherina e il controllo della temperatura corporea quando si entra in luoghi pubblici.
La sfortuna ha voluto che il virus sia scoppiato poco prima della fine di dicembre – continua Federico – in concomitanza con il Capodanno cinese, festa in cui scuole, fabbriche e aziende chiudono e quasi 600 milioni di persone si spostano sia in Cina che all’estero.”
Numeri giganteschi, masse di persone che si muovono. “Il problema del coronavirus – spiega il giovane astigiano – è che oltre ad essere un virus nuovo, si è verificato proprio durante questa grande migrazione di gente” e l’inevitabile conseguenza è stata lo spargimento dell’infezione cui il governo cinese ha risposto intimando, nei luoghi di origine del virus, la segregazione. Misure drastiche sì ma inevitabili per contenere l’epidemia.
“Ad oggi ci sono ancora poche certezze – dice Federico – il Governo cinese ha comunque deciso di allungare le vacanze per limitare gli ingorghi del controesodo e, ufficialmente, alcune aziende dovrebbero riaprire il 9 febbraio o far lavorare da casa, mentre le scuole riapriranno il 17 febbraio”.
Si sta comunque vivendo una situazione irreale, la Federcalcio cinese ha sospeso tutte le gare a data da destinarsi, le strade sono deserte, i cinema, i teatri, i ristoranti, i bar e tutti i grandi centri di aggregazione, per decisione del Governo centrale, sono chiusi come anche molti centri commerciali “e questo – aggiunge Federico – avviene in tutte le città della Cina.”
“La Cina ai tempi del coronavirus” si potrebbe dire, giusto per sdrammatizzare il momento e parafrasando un libro di Marquez già, ma com’è veramente stare in Cina in questi giorni, in queste settimane? Come vive questa situazione chi sta lì, sul luogo? Sono tanti gli italiani che per motivi vari si sono trasferiti in quel Paese, motivi di lavoro principalmente e tra questi, Federico Appiano, sviluppatore di prodotti alcolici per una distilleria di Chengdu, provincia del Sichuan.
“Un’azienda per la quale lavoro da un anno e mezzo – spiega – dopo aver fatto per anni consulenze per cocktails bar”.
In Cina per quasi otto anni e fresco rimpatriato con uno degli ultimi voli concessi, Federico come milioni di altre persone ha subito fino a poche ore fa la situazione. “Le zone di reale segregazione sono attualmente due – puntualizza – la zona di Wuhan (focolaio dell’infezione) e la provincia dell’Hubei; in tutte le altre città, tra cui quella dove vivevo io, non ci sono particolari restrizioni tranne l’obbligo di girare con la mascherina e il controllo della temperatura corporea quando si entra in luoghi pubblici.La sfortuna ha voluto che il virus sia scoppiato poco prima della fine di dicembre – continua Federico – in concomitanza con il Capodanno cinese, festa in cui scuole, fabbriche e aziende chiudono e quasi 600 milioni di persone si spostano sia in Cina che all’estero.”
Numeri giganteschi, masse di persone che si muovono. “Il problema del coronavirus – spiega il giovane astigiano – è che oltre ad essere un virus nuovo, si è verificato proprio durante questa grande migrazione di gente” e l’inevitabile conseguenza è stata lo spargimento dell’infezione cui il governo cinese ha risposto intimando, nei luoghi di origine del virus, la segregazione. Misure drastiche sì ma inevitabili per contenere l’epidemia.
“Ad oggi ci sono ancora poche certezze – dice Federico – il governo cinese ha comunque deciso di allungare le vacanze per limitare gli ingorghi del controesodo e, ufficialmente, alcune aziende dovrebbero riaprire il 9 febbraio o far lavorare da casa, mentre le scuole riapriranno il 17 febbraio”.
Si sta comunque vivendo una situazione irreale, la Federcalcio cinese ha sospeso tutte le gare a data da destinarsi, le strade sono deserte, i cinema, i teatri, i ristoranti, i bar e tutti i grandi centri di aggregazione, per decisione del governo centrale, sono chiusi come anche molti centri commerciali “e questo – aggiunge Federico – avviene in tutte le città della Cina.”
I supermercati, per quanto riguarda i prodotti freschi, espongono scaffali desolatamente vuoti sia a causa del maggiore approvvigionamento dei residenti che per la festività del capodanno. “Non si trova verdura, non si trovano uova – informa Federico – non si trova carne fresca; il cibo dei giorni scorsi, per me, è consistito in piselli in scatola, ceci in scatola, ravioli cinesi surgelati, carote.”
Il nostro concittadino è dunque rientrato giusto in tempo e, come ha detto lui stesso, “fino all’ultimo ho temuto che mi cancellassero il volo”. Ma, a parte gli accertamenti nell’aeroporto cinese come misurazione della temperatura e dichiarazione degli ultimi spostamenti, è stato un rientro tranquillo. “Persino troppo – racconta – zero verifiche al primo scalo turco di Istanbul, seppure l’aereo fosse affollato da cinesi, e zero verifiche a Milano Malpensa,” e allora perché dire “potenziamo i controlli su porti e aeroporti” se per i voli provenienti dalla Cina, con scali intermedi tutto ciò non vale?
E’ questo l’assurdo, se il rischio c’è, se è reale perché tanta superficialità? La volontà di Federico di rientrare, è stata dettata, oltre che da motivi personali anche dalla psicosi che nel paese asiatico, sta assalendo un po’ tutti e che rasenta l’incredibile.“Il virus si chiama coronavirus – dice Federico – e, addirittura, tanti cinesi non bevono più la birra Corona perché la associano all’infezione.”
Non si sa ancora l’origine dell’epidemia, improbabile l’errore di laboratorio, più facile il motivo della scarsa igiene o di derivazione animale, certa è la velocità della sua propagazione e, purtroppo, l’iniziale tentativo da parte del Governo cinese di insabbiarne la presenza che ha semplicemente determinato sostanziali ritardi per il suo contenimento.
Un’influenza sconosciuta, un’emergenza globale, una nuova malattia da aggiungere alla Sars e all’Ebola, dettaglio o forse no di un mondo in bilico. Intanto, in Cina, i due nuovi ospedali sono quasi ultimati, i numeri di decessi e contagi salgono “ma il numero dei guariti – puntualizza Federico – inizia a superare quello dei morti” e si sta anche lavorando alla ricerca del vaccino giusto, un vaccino che sarà costruito a computer, basato sull’informazione genetica e che scriverà la parola fine a un brutto film, tragicamente reale. “Bisogna comunque essere ottimisti – conclude Federico Appiano – e nel giro di un mese o poco più la situazione inizierà sicuramente a migliorare”. Nell’attesa, seguire attentamente tutte le norme igieniche previste come lavarsi spesso le mani, usare fazzoletto per tossire e starnutire o, in alternativa, l’incavo del braccio o evitare luoghi troppo affollati potrebbero già fare molto.
I supermercati, per quanto riguarda i prodotti freschi, espongono scaffali desolatamente vuoti sia a causa del maggiore approvvigionamento dei residenti che per la festività del capodanno. “Non si trova verdura, non si trovano uova – informa Federico – non si trova carne fresca; il cibo dei giorni scorsi, per me, è consistito in piselli in scatola, ceci in scatola, ravioli cinesi surgelati, carote.”
Il nostro concittadino è dunque rientrato giusto in tempo e, come ha detto lui stesso, “fino all’ultimo ho temuto che mi cancellassero il volo”. Ma, a parte gli accertamenti nell’aeroporto cinese come misurazione della temperatura e dichiarazione degli ultimi spostamenti, è stato un rientro tranquillo. “Persino troppo – racconta – zero verifiche al primo scalo turco di Istanbul, seppure l’aereo fosse affollato da cinesi, e zero verifiche a Milano Malpensa,” e allora perché dire “potenziamo i controlli su porti e aeroporti” se per i voli provenienti dalla Cina, con scali intermedi tutto ciò non vale?
E’ questo l’assurdo, se il rischio c’è, se è reale perché tanta superficialità? La volontà di Federico di rientrare, è stata dettata, oltre che da motivi personali anche dalla psicosi che nel paese asiatico, sta assalendo un po’ tutti e che rasenta l’incredibile.“Il virus si chiama coronavirus – dice Federico – e, addirittura, tanti cinesi non bevono più la birra Corona perché la associano all’infezione.”
Non si sa ancora l’origine dell’epidemia, improbabile l’errore di laboratorio, più facile il motivo della scarsa igiene o di derivazione animale, certa è la velocità della sua propagazione e, purtroppo, l’iniziale tentativo da parte del Governo cinese di insabbiarne la presenza che ha semplicemente determinato sostanziali ritardi per il suo contenimento.
Un’influenza sconosciuta, un’emergenza globale, una nuova malattia da aggiungere alla Sars e all’Ebola, dettaglio o forse no di un mondo in bilico. Intanto, in Cina, i due nuovi ospedali sono quasi ultimati, i numeri di decessi e contagi salgono “ma il numero dei guariti – puntualizza Federico – inizia a superare quello dei morti” e si sta anche lavorando alla ricerca del vaccino giusto, un vaccino che sarà costruito a computer, basato sull’informazione genetica e che scriverà la parola fine a un brutto film, tragicamente reale. “Bisogna comunque essere ottimisti – conclude Federico Appiano – e nel giro di un mese o poco più la situazione inizierà sicuramente a migliorare”. Nell’attesa, seguire attentamente tutte le norme igieniche previste come lavarsi spesso le mani, usare fazzoletto per tossire e starnutire o, in alternativa, l’incavo del braccio o evitare luoghi troppo affollati potrebbero già fare molto.