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Istituito il primo centro blockchain universitario

4 agosto 2018 Ana Alexandre/Cointelegraph Foto: Cointelegraph

ISTANBUL - Stando a quanto riportato il 3 agosto dal quotidiano Daily Sabah, la Turchia ha istituito il primo centro blockchain universitario del Paese, con l'obiettivo di garantire un ampio sviluppo della tecnologia e colmare il divario con le altre nazioni.
L'Istanbul Blockchain and Innovation Center, conosciuto anche come BlockchainIST, è stato inaugurato alla Bahçeºehir University (BAU). Secondo il direttore Bora Erdamar, il BlockchainIST è destinato ad essere "il più importante centro di ricerca, sviluppo e innovazione in Turchia in cui vengono effettuati studi e pubblicazioni sulle tecnologie blockchain".
Erdamar ha affermato che la Turchia potrebbe diventare il Paese leader nella tecnologia che "trasformerà l'umanità". Ha sottolineato l'importanza della cooperazione con altri istituti scolastici, aziende e istituzioni governative al fine di condurre degli studi adeguati ed esaminare tutti i casi d'uso possibili.
Nel mondo, diverse università hanno già cominciato ad offrire diversi corsi relativi a criptovalute, blockchain e smart contract.
Quest'anno, la Stanford University ha fondato un centro di ricerca blockchain, finanziato in parte dalla Fondazione Ethereum, e l'importante università brasiliana Fundação Getúlio Vargas ha cominciato a offrire il primo master del paese in criptofinanze. Ripple ha anche donato 50 mln di dollari a varie università in tutto il mondo, a sostegno dell'istruzione in blockchain e criptovalute.
Nonostante il direttore del BlockchainIST abbia sottolineato come la Turchia stia compiendo grandi sforzi per stare al passo con il resto del mondo nella trasformazione digitale, la posizione assunta dalle autorità turche sull'industria delle criptovalute non è delle più chiare.
A novembre, il Governo del Paese si è dimostrato contrario al Bitcoin (BTC), quando i legislatori della Direzione degli Affari Religiosi dello stato hanno dichiarato che il BTC "non è compatibile" con l'Islam. Tuttavia, a febbraio, il vicepresidente del Partito nazionalista del movimento turco non solo ha proposto delle regolamentazioni per il mercato, ma ha anche menzionato un'ipotetica moneta digitale statale, chiamata Turkcoin.
Secondo quanto riferito dal quotidiano locale Blognone, la Bank of Thailand (BoT) ha consentito alle banche del Paese di creare società sussidiarie per trattare criptovalute.
Secondo un annuncio pubblicato dalla BoT l'1 agosto, le banche tailandesi possono ora emettere token digitali, fornire relativi servizi di brokeraggio, gestire asset cripto e investire in criptovalute tramite società sussidiarie.
Tuttavia, alle banche e alle altre istituzioni finanziarie è ancora proibito di occuparsi direttamente di criptovalute.
Inoltre, alle società controllate dalle banche non è consentito offrire servizi a base di criptovalute ai propri clienti o al pubblico, e possono interagire solo con altre imprese approvate dalla Securities and Exchange Commission (SEC) thailandese e dall'Office of Insurance Commission (OIC).
Esse sono però autorizzate ad offrire risorse di investimento ai clienti, a meno che questi non vogliano investire in asset digitali che mirano a sviluppare "innovazione finanziaria" o ad espandere la qualità dei servizi finanziari: in tal caso, possono utilizzare il Sandbox normativo della BoT.
Qualche mese fa, la BoT ha rilasciato una circolare che proibiva agli istituti bancari in Tailandia di investire in criptovalute e di prendere parte in exchange di criptovalute, che possono però operare legalmente nel paese previa registrazione. La banca centrale thailandese ha inoltre richiesto alle banche di non consigliare ai loro clienti di investire in criptovalute, ed ha vietato l'utilizzo di carte di credito per l'acquisto di valute virtuali.
A maggio, il Governo thailandese aveva emesso un framework normativo che definisce le criptovalute come "asset e token digitali" e li sottopone all'egida normativa della SEC del Paese.
All'inizio di giugno, la BoT ha rivelato di voler fornire un "nuovo modo per effettuare pagamenti interbancari", utilizzando una moneta digitale emessa dalla banca centrale (CBDC). Secondo la banca, l'adozione della propria criptovaluta ridurrebbe i costi e i tempi delle transazioni, così come quelli di convalida, "a causa del minor processo di intermediazione necessario rispetto ai sistemi attuali".
A luglio, il Governo thailandese aveva promulgato delle normative sulle Initial Coin Offering (ICO), diventando una delle prime giurisdizioni al mondo a permettere alle ICO di operare in un ambiente completamente regolamentato.