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Da Castellammare alla Turchia, così finisce l'Ardito

8 maggio 2018 Antonio Ferrara/R.it Foto: R.it

ISTANBUL - Era il vanto della Marina Militare negli anni Settanta, ha prestato servizio per 35 anni fino al 2006, ora è nel cantiere turco Istanbul Shipyard di Aliaga per essere demolito.
Il cacciatorpediniere Ardito (D 550) fu varato a Castellammare di Stabia il 27 novembre del 1971: per caratteristiche antiaeree, antisommergibile e antinave l’Ardito era quanto di più moderno era stato fin ad allora concepito e realizzato nel campo delle costruzioni navali militari di questo tipo, entrata in servizio nel dicembre 1973.
Da fine marzo l’Ardito è diventato un ammasso di ferro, rame, alluminio e motori da recuperare e di rifiuti speciali da smaltire sulle coste turche. Assieme al cacciatorpediniere costruito a Castellammare, anche l’unità gemella, nave Audace (D 551), varata a Riva Trigoso nel 1971, agli inizi di maggio è partita per il suo ultimo viaggio, trainata da rimorchiatori alla volta della costa turca.  Dopo aver lasciato il servizio attivo nel 2006, dopo oltre dieci anni di ormeggio alle banchine della base di La Spezia, a dicembre 2017 le due navi sono state cedute, a cura dell’Agenzia Industrie Difesa e con un asta pubblica internazionale, al cantiere turco Istanbul Shipyard.
A smantellare i due cacciatorpedinieri gemelli è l'Instabul Shipyard, nel sito di Aliaga-Izmir. Dal varo al disarmo, le due unità hanno prestato servizio per 35 anni.
La demolizione frutterà alla Marina circa un milione di euro, ed è la prima volta che navi militari italiane vengono portate all’estero per essere demolite. Un destino che addolora non poco appassionati e soprattutto gli ex marinai e ufficiali che sulle due unità navali avevano prestato servizio. Quelli dell’Ardito si sono organizzati, si vedono periodicamente in raduni di più giorni dove condividono esperienze e ricordi, hanno un sito web gestito da Alfonso Zampaglione. Gianni Martini invece è un appassionato che gestisce il blog di Nave Audace, dove raccoglie come il suo collega Zampaglione foto, filmati e testimonianze sulle due unità gemelle: anche gli ex imbarcati su Audace tengono raduni periodici. L’Audace è partito da La Spezia lo scorso 5 maggio ed è in navigazione nel Tirreno meridionale: arrivo ad Aliaga previsto il 13 maggio. Dopo di che inizierà la demolizione che per l’Ardito è già in fase avanzata.
Negli anni scorsi a Castellammare ci fu un tentativo di portare in città l’Ardito e di farne un museo del mare. Tentativo naufragato a causa dei costi dell’operazione, che nessun ente fu disponibile ad accollarsi. Così ora, le immagini delle due navi che per 35 anni sono state il vanto della Marina italiana trainate dal rimorchiatore “Marcandrea” alla volta della costa turca ripropongono il tema del destino delle navi militari in disarmo. È stata la stessa Marina Militare in una nota ufficiale a parlare di “una perdita di un pezzo della nostra storia marinara” anche se entreranno risorse per le manutenzioni della navi militari italiane.
Il destino di Ardito e Audace (demolizione all’estero) attende dal prossimo giugno molte altre navi militari in disarmo che non possono più essere mantenute ferme nei porti. La Marina ricorda come “unità navali dal passato glorioso, simboli di storia della marineria e dell’industria navale italiana da molti anni in disarmo, sono state spesso associate a progetti di musealizzazione” e di essersi “sempre espressa favorevolmente per questa soluzione ma al contempo è sempre stato chiaro che, non disponendo di risorse dedicabili a tale scopo, i relativi oneri di bonifica, messa in sicurezza, trasferimento e allestimento museale debbano essere necessariamente a carico delle amministrazioni o delle istituzioni proponenti”.
Ma fino a oggi, a fronte di tante idee, proposto e suggestioni, mentre Audace e Ardito divento ferro da riciclare per altre navi dismesse “la Marina non ha ricevuto alcuna iniziativa finanziariamente e tecnicamente concreta”. Di conseguenza il piano di demolizioni (quasi certamente sempre all’estero) proseguirà. “Abbiamo voluto tenere unite le due navi – racconta Alfonso Zampaglione – creando un nuovo motto per i cimeli custoditi presso l’Accademia navale di Livorno: Ovunque tu sia abbi sempre un cuore ardito e una mente audace”.