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Contratti import in scadenza

19 settembre 2020 Servizio ripreso da Energia Oltre Foto: Limes

ROMA - Il prossimo anno sarà un punto di svolta cruciale per il mercato turco del gas naturale, poiché nel solo 2021 scadranno 16 miliardi di metri cubi all’anno di contratti a lungo termine con gli attuali fornitori turchi. Lo ha reso noto uno studio dell’Oxford Institute for Energy Studies (OIES).
“La Turchia non accetterà gli stessi contratti di vendita a lungo termine di vecchia data, con l’indicizzazione del prezzo del petrolio e l’oneroso sistema di take or pay, nei nuovi contratti”, ha dichiarato Gulmira Rzayeva, ricercatore associato dell’OIES, in un report di cui da conto il sito del quotidiano turco hurriyetdailynews.com.
“I contratti a lungo termine che riguardano otto miliardi di miliardi di metri cubi all’anno di import di gas naturale scadranno l’anno prossimo – ha osservato Rzayeva -. La società statale turca Botaº, proprietaria di oleodotti e gasdotti per il petrolio e il gas, ne importa la metà, mentre sette importatori del settore privato si prendono l’altra metà. Gazprom ha già sofferto per la situazione di bassi prezzi spot del gas per la diminuzione dei volumi di vendita a causa della stagnazione della domanda; e ha già perso il 30% della quota di mercato turca dal 2017″.
Rzayeva ha aggiunto che i prezzi del gas naturale in Turchia non riflettono i fondamentali del mercato economico puro e, pertanto, richiedono un cambiamento verso contratti a breve e medio termine, l’indicizzazione del gas e la flessibilità in termini contrattuali.
Non solo. L’esperto ha sottolineato che la Turchia dovrebbe adottare una posizione assertiva nelle trattative con Gazprom e altri fornitori, in particolare Iran e Azerbaigian, perché ha rafforzato significativamente la sua posizione, grazie alla strategia di raddoppiare la capacità di invio giornaliero di gas in entrata e in uscita.
Essa comprende sia l’aumento della capacità di importazione di gas naturale liquefatto (Gnl) sia la diminuzione della domanda di importazione attraverso un significativo aumento della quota di energia di produzione interna come carbone, lignite, eolico, solare e idroelettrico.
Secondo Rzayeva, l’obiettivo energetico di autosufficienza energetica della Turchia di produrre annualmente energia elettrica da fonti locali e rinnovabili aiuterà a staccarsi dalla dipendenza dalle importazioni di gas naturale e dai contratti a lungo termine non flessibili.
Questa politica ha dato i suoi frutti, e il Paese ha prodotto il 66% dell’elettricità da fonti locali e rinnovabili nei primi cinque mesi del 2020 e il 62% da gennaio a luglio di quest’anno, secondo i dati del ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali.