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Stop per 9 giorni

27 settembre 2018 Francesco Gerosa/Milano Finanza Foto: Club Alfa

ISTANBUL - Tofas, la joint venture tra Koc Holding e Fiat Chrysler  Automobiles, ha annunciato che l'impianto di Bursa, a nord-ovest della Turchia, resterà fermo 9 giorni a ottobre, a causa di una riduzione della domanda. La società ha precisato che i 9 giorni di stop non saranno consecutivi. A Bursa viene realizzata anche la Fiat  Punto. Alla borsa di Istanbul il titolo Tofas crolla del 5.35%, mentre a Piazza Affari il titolo Fca  arretra dello 0.40% a quota 15.47 euro.
Tofas, ricorda Reuters, è uno dei cinque attori del settore automobilistico turco, esporta circa l'80% della produzione e rappresenta circa il 20% delle esportazioni totali. Le sue esportazioni sono balzate a 1.3 milioni di veicoli lo scorso anno, ma sono scese del 5.5% ad agosto. A livello nazionale, il settore è stato colpito da un calo delle vendite del 21% nei primi otto mesi dell'anno, una contrazione che ha accelerato ad agosto, quando il mercato è calato del 53%. La produzione è crollata del 34% nello stesso periodo.
Secondo gli ultimi dati dell'Istituto statistico turco, l'indice di fiducia nell'economia è sceso a 71 punti a settembre da 83,9 punti del mese precedente, segnando il suo più grande calo dalla fine del 2008 e il livello più basso da marzo 2009. L'indice indica una prospettiva economica positiva quando è superiore a 100 e negativa quando è inferiore a 100.
Per l'economista di QNB Finansbank, Deniz Cicek, citato dall'agenzia Reuters, il calo della fiducia è inevitabile data la flessione precedente della fiducia dei consumatori e del settore manifatturiero in seguito al crollo della lira. "Prevediamo che questo sviluppo, che inciderà negativamente sui consumi e sulla spesa per investimenti, accelererà il rallentamento della domanda interna", ha stimato Cicek.
Anche Tui, pur confermando il target di utile per l'anno fiscale 2018, oggi ha avvertito che si aspetta un impatto più elevato del previsto dal cambio valutario a causa dell'indebolimento della lira turca. L'azienda con sede in Germania, ma quotata sull'indice Ftse 100 di Londra, ha confermato la guidance sull'incremento dell'ebitda di almeno il 10% entro la fine dell'anno fiscale che si concluderà il 30 settembre. Ora Tui si aspetta un impatto dai cambi valutari di circa 70 milioni di euro sull'ebitda sottostante, in seguito alla rivalutazione dei prestiti denominati in euro dei suoi hotel in Turchia. Tui aveva inizialmente previsto un impatto di 35 milioni di euro, ma l'ulteriore indebolimento della lira turca l'ha portata a una revisione.
La Lira è precipitata del 40% quest'anno per le preoccupazioni sull'influenza del presidente, Tayyip Erdogan, sulla politica monetaria e per le sanzioni dell'amministrazione Trump, alimentando l'inflazione e minando la fiducia dei produttori. Tanto che il ministro delle Finanze Berat Albayrak ha annunciato pesanti revisioni al ribasso sulle attese di crescita dell'economia: al 3.8% sul 2018, dal 5.5% precedentemente stimato, al 2.3% sul 2019 e al 3.5% sul 2020, anche su entrambi questi anni in precedenza era atteso un 5.5%.
Ora l'inflazione è prevista al 20.8% nel 2018 e al 15.9% nel 2019. Il ministro ha assicurato che la Banca centrale continuerà ad avvalersi di tutti i suoi strumenti in maniera autonoma. L'istituzione monetaria ha recentemente alzato i tassi di oltre 6 punti percentuali pieni, al 24%, per contenere l'inflazione galoppante ed evitare che prosegua la corsa alle vendite sulla lira turca, rimbalzata dal minimo storico di 7.24. Oggi il cross dollaro/lira scambia a 6.04.