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L'interesse della Turchia

lunedì 14 maggio 2018 Francesco De Palo/Formiche Foto:

BELGRADO - Se la grande partita legata ai nuovi gasdotti del Mediterraneo sta scombussolando alleanze di ieri e partnership di domani, è nei Balcani che si gioca un’altra mano delicatissima di questa macro svolta che sta attraversando l’Europa e il suo pil.
Da un lato l’allargamento dell’Ue, con i riverberi che gravitano attorno ai vari coni di influenza; dall’altro la consapevolezza che le super potenze non resteranno insensibli a questo nuovo risiko. Una mossa significativa la sta compiendo la Turchia di Erdogan.
Il forum turco-serbo che si è appena concluso ha fruttato un buon pacchetto di vantaggi in primis per Ankara: è stato infatti siglato un accordo di cooperazione tra i due paesi, con i turchi che si potrebbero così inserire ancora di più nelle dinamiche industriali-geopolitiche balcaniche.
Dopo aver conquistato l’appalto per l’aeroporto internazionale di Valona in Albania con un occhio interessato alla trivellazione a caccia di petrolio che in quelle acque partirà a breve, ecco che la Turchia adesso punta alla Serbia dove costruirà l’autostrada Belgrado-Sarajevo, alcune strade regionali e soprattutto guadagna un bonus di cooperazione tra i due Ministeri delle infrastrutture, per dare assistenza tecnica e attrezzature nel settore del trasporto stradale, ferroviario, aereo e marino.
Un colpo interessante per la controversa economia turca, che se annuncia dati positivi e fiducia in vista delle elezioni anticipate, di fatto è al centro di numerosi focus da parte di analisti ed economisti preoccupati per i conti non proprio in ordine. Intanto il memorandum siglato tra i ministri dell’Energia dei due Paesi investe risorse e contatti in una maggiore cooperazione nel settore del gas e dell’energia rinnovabile. Al centro dell’obiettivo comune ecco che si staglia l’approvvigionamento di gas di entrambi i Paesi.
Inoltre dal Ministero dell’Agricoltura serbo spingono affinché i pastori serbi possano ottenere la tanto agognata quota per le esportazioni duty-free di carne bovina verso la Turchia. Al momento ammonta a 5.000 tonnellate, ma entro il 2019 le cose potrebbero cambiare anche in virtù di questo accordo. Altro prodotto al centro dei colloqui è l’olio di girasole che la Serbia potrà esportare in Turchia senza dazi fino a 45.000 tonnellate.
Secondo il ministro serbo delle infrastrutture, Zorana Mihajlovic, dal 2015 Ankara ha effettuato grossi investimenti nel sistema dei trasporti serbo con quasi 200 milioni di dinari per la manutenzione regolare delle infrastrutture stradali. In tutto si parla di 400 milioni di euro giunti in Serbia, 300 milioni da un prestito da Banca Mondiale, BEI e EBRD e 100 milioni dal bilancio statale per riabilitare 1.000 chilometri di strade. Per cui il piano quinquennale dei lavori di ammodernamento vedrà Ankara partner attivo.
Si tratta di singoli tasselli di un puzzle articolato e complesso, che ha come centro gravitazionale l’obiettivo di accreditarsi istituzionalmente nei Balcani e, quindi, di operare come una sorta di multinazionale che ha nel proprio board vari “consiglieri”. La visita di Erdogan a Belgrado dello scorso ottobre aveva avuto proprio questo fine, con la firma di una lettera di intenti che prevedeva l’incremento e l’estensione della cooperazione tra i due paesi nei segmenti dei trasporti e infrastrutture.
Ma in questo senso va letta anche l’operazione fatta in Albania da Erdogan, pare con il placet di Mosca, che sì realizza un’infrastruttura importante come l’aeroporto di Valona (costo: 100 milioni di euro, inizio lavori a fine 2018) ma con un altro ben più rilevante obiettivo: non perdere l’occasione della caccia agli idrocarburi che il premier Edi Rama ha appena inaugurato con le nuove concessioni nel basso Adriatico.
Sullo sfondo ancora il gas, dunque, con il progetto Tanap che collegherà il Caspio all’Europa sud-orientale, passando dai Balcani. E la Turchia non vorrà rinunciare ad avere un occhio vigile proprio lì.