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State nascondendo le cipolle

martedì 14 dicembre 2918 Servizio ripreso da Marco Ansaldo/R.it Foto: R.it

ISTANBUL - “Non fate piangere le cipolle”. La battuta più bella l’ha fatta “Gandhi”, come viene chiamato per le ripetute battaglie civili il capo dell’opposizione, Kemal Kilicdaroglu, regolarmente sconfitto dalla forza e dall’astuzia di Recep Tayyip Erdogan, l’inscalfibile capo dello Stato.
La guerra del presidente turco al prezzo delle verdure, in particolare a quello delle cipolle dell’Anatolia, quadruplicato dall’inizio dell’anno, è in pieno svolgimento. E, per la singolarità della contesa, il confronto dalle tv e dai giornali si è trasferito sui social media. Con la Turchia intera che ride, per non piangere.
Tutto è accaduto qualche giorno fa, quando un servizio televisivo nella città di Polatli, piena Anatolia, non lontana dalla capitale Ankara, ha mostrato che alcuni depositi dove vengono stoccate le cipolle, rimangono chiusi. I tipici effluvi non si diffondono nell’aria e insomma, quintali della prelibata verdura anatolica non vanno infine sul mercato. I prezzi salgono. Coltivatori sotto accusa. I contadini si difendono: vorrebbero, sostengono, razionalizzare l’uscita delle casse con il prodotto per distribuirle lungo tutti i mesi invernali, fino al prossimo raccolto previsto per aprile.
La questione, però, rimasta irrisolta, dalla tv locale è salita fino alla capitale del Paese. Anche perché in effetti i prezzi delle cipolle nei mercati di Ankara e di Istanbul sono aumentati di molto. I clienti si lamentano. E allora: prima si è mosso addirittura il ministro dell’Economia, Berat Albayrak, (che è il genero di Erdogan, avendone sposato la figlia, e per molti il delfino del leader): “State trattenendo beni e aspettando che i prezzi salgano”, ha puntato il dito contro i coltivatori di Polatli. Poi, dall’alto del suo scranno, sono arrivate le parole dello stesso presidente della Repubblica. E come spesso accade, si sono rivelate piuttosto ruvide: “Non vi dimenticheremo per i raccolti che state tenendo da parte. Non ci sarà alcun compromesso. Chi nasconde patate e cipolle, frutta e verdura, pagherà un prezzo”.
Apriti cielo. Da Ankara sono partite ispezioni verso le province. I raid governativi hanno fruttato, nella sola Polatli, la scoperta di 50,000 tonnellate di cipolle nascoste dentro i depositi. I profumi del prezioso vegetale non invadono più le cucine della Turchia. E la “crisi delle verdure”, com’è stata subito ribattezzata, non è passata inosservata all’intera classe politica. Dopo la palla colta al balzo dal “Gandhi” capo dell’opposizione socialdemocratica, a esprimersi è stata la leader del Partito del Bene, Meral Aksener. La quale ha twittato, prendendo in giro il capo dello Stato che nell’attuale repressione post golpe vede terroristi ovunque: “Erdogan ha dichiarato le cipolle un’organizzazione terroristica”.
Ovvio che alcuni media, i pochi che possono permetterselo, stanno buttando la contesa nel ridicolo, disegnando vignette con i contadini che nascondono le cipolle nel cuscino sotto lo sguardo attonito delle mogli. E che effluvi nelle case. Gli esperti di agricoltura, intervistati dai giornali, sostengono però che l’attuale rialzo dei prezzi ha in realtà molte ragioni, non è solo causa dello stoccaggio del prodotto, e che anzi i raid nei depositi sul lungo termine non risolvono il problema. Però il nuovo editto presidenziale contro le verdure non passa inosservato ai cittadini. Uno di loro, Kuzey Onder, nelle ultime ore ha diffuso un tweet: "Tengo un sacco pieno di cipolle dentro casa. Ora temo che me lo vengano a sequestrare”.