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Proteste per licenziamenti alla Xiaomi

16 settembre 2021 Servizio ripreso da Nena News

ISTANBUL - Ha provocato forti tensioni e uno sciopero da parte di diversi dipendenti il licenziamento improvviso di circa 170 operai del nuovo stabilimento della compagnia cinese Xiaomi ad Avcilar, presso Istanbul, in Turchia.
La scorsa settimana, a fronte di condizioni di lavoro ritenute particolarmente dure nella fabbrica (gestita dalla compagnia sino-finlandese Salcomp), il sindacato dei metalmeccanici, affiliato alla Confederazione dei sindacati turchi (Turk-Is), ha ricevuto l’autorizzazione per avviare contrattazioni collettive, dopo aver registrato come membri la maggioranza dei dipendenti dello stabilimento. Subito dopo l’autorizzazione, riferisce l’emittente turca “Haberturk”, 170 operai – in gran parte donne – sono stati licenziati. Secondo Mehmet Ali Akman, a capo della Sezione 1 dell’Unione dei metalmeccanici a Istanbul, i lavoratori sono stati licenziati “per la loro adesione al sindacato”, anche se ufficialmente il licenziamento è dipeso dall’applicazione dell’Articolo 49, che “può essere utilizzato in casi in cui il lavoratore insista nel non compiere i suoi doveri, nonostante glielo si ricordi”.
iaomi ha affermato di essere “consapevole dell’incidente in Turchia”, affermando in una nota – citata dal quotidiano turco “Daily Sabah” – che “l’investimento per la fabbrica è stato compiuto da un partner d’affari di Xiaomi, e la fabbrica è gestita da questo partner in modo indipendente”. Secondo Akman, la fabbrica – che produceva 2.600 telefoni al giorno – ne produce attualmente solo 6-700. Le proteste proseguiranno finché gli operai licenziati non saranno reintegrati, ha proseguito il sindacalista.