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Bersagliare...i ponti

1 aprile 2021 Servizio rireso da Hans-Herbert Holzamer/Turchia Oggi

ROMA - La storia della letteratura europea si legge come una storia di audaci ponti. Da Platone a Virgilio, a Shakespeare, a Dante, a Goethe. Molti curano queste costruzioni del genio intellettuale, come Arno Widmann, scrittore di politica, cultura e società, al riguardo di Dante un esperto; in misura più modesta lo fa anche la nostra Associazione italo-tedesca "Il nuovo viaggio di Goethe in Italia".
Ed ora questo Widmann dovrebbe, cosi lamentano la stampa italiana ed alcuni politici, abbattere il pilone italiano, dissacrare La Divina Commedia ed offendere Dante, di cui si riaprirebbe l’eclatante processo come alla sua morte? E questo proprio nel DanteDi, il giorno prescelto per le celebrazioni in occasione del settecentesimo anno dalla morte.
" Un incredibile attacco dalla Germania", tuona furibonda La Repubblica, e tutti vociano dietro "Dante crocefisso dai tedeschi" (La Stampa), "La Germania continua ad offenderci anche per Dante" (Il Secolo d’Italia). E come un riflesso spontaneo interviene all’ombra del "pilone", Matteo Salvini, in maniera distorta, quel Matteo Salvini di cui gli stessi compagni di partito dubitano sia arrivato nella lettura, e nella comprensione, oltre la montagna del Purgatorio.
Questa Commedia descrive nella prospettiva di un Io-Narrante un viaggio nell’aldilà, incominciato dall’Inferno, oltre la montagna della purificazione, appunto il Purgatorio, il Paradiso Terrestre e poi sino al Paradiso Celeste. Come nel Faust di Goethe si tratta della tensione dell’uomo, dapprima nella caduta, poi nel vagare inquieto ed infine nella sua purificazione. E’ un tema immortale!
Temporalmente i due poeti sono separati da mezzo millennio, il Faust di Goethe è influenzato dalla possenti correnti della Riforma, del Rinascimento e dell’Illuminismo, i quali ai tempi di Dante ancora non si erano manifestate. Con Goethe si tratta di una vita umana piena di azione e movimento, in Dante invece di un percorrimento periglioso nell’aldilà.
Entrambi sono pilastri della Storia spirituale dell’Occidente da Platone, Pitagora, Seneca, dal Romanzo delle Rose attraverso Dante, Erasmus, Rabelais, Shakespeare e Goethe sino ad Emerson. Un ponte che unisce la cultura occidentale (Abendland) e la fonda.
E questo ponte il buon Arno Widmann dovrebbe averlo infranto apposta in occasione di questo illustre anniversario le cui celebrazioni avevano inizio il 25 marzo 2021? Nell’articolo della Frankfurter Rundschau, che tutti possono leggere (anche in inglese), dovrebbe starci che Dante non ha scritto nulla di originale e che gli Italiani non hanno motivo di festeggiare. Ora le poche righe citate da Repubblica come prova non tornano. Ed anche il Direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt è verosimile che non abbia letto l’articolo, altrimenti non avrebbe definito il fatto "l’isolato attacco di un ignorante provocatore". L’autore sarebbe incline a "complotti"!
Nei fatti Arno Widmann però ha tentato di cogliere il pathos nel pensiero di Dante e di sottoporre le, da lui spesso frequentate, opere del Sommo poeta ad una analisi critica moderna, non ad una mera celebrazione.
Così scrive – e noi lo ricordiamo bene – nessun scolaretto italiano poteva capire con facilità cosa Dante abbia messo su pergamena, sarebbe stato complicato farlo infatti tramite la nuova lingua volgare. Effettivamente diversi Troubadores provenzali cacciati e sparsi nell’Europa hanno aiutato a "fare il salto" quei poeti che si esprimevano in madrelingua: "L’Italia era tra i ritardatari in questo processo". La intera Divina Commedia – dice Widmann – va vista come una resa dei conti religiosa: "l’intero capolavoro sta in piedi soprattutto per consentire al Poeta di anticipare il Giudizio Universale, di fare "il lavoro di Dio" e per mettere i Buoni nella bambagia ed i Cattivi nel crogiolo"!
E allora perché tanta agitazione? Purtroppo viene di riflesso ogniqualvolta dalla Germania arrivano critiche, ed in forma scritta. Dove invece una buona critica dovrebbe invitare a lodi e a discussione, qui si srotolano delle banali ripicche. Non fa quindi meraviglia che un politico generico di Destra come Salvini favorisca e cavalchi queste bagatelle.
Identitario vuol dire che la poesia di un Nero non deve essere tradotta da un Bianco, che solo un Rom può esprimere una critica sulla vita gitana di un Rom, che la Cina non ammette critiche da non Cinesi sui loro lager persecutori. Oppure che i Tedeschi non possono e non devono criticare gli Italiani. Il movimento corrispondente, quello degli Identitari, oramai è ovunque nel mondo, sono xenofobi, prima si chiamavano fascisti. In fondo era sempre una questione di tempo, ogni forma di critica da "fuori" incontra prima o poi un anatema ripieno d’astio.
Anche per questo Dante come Platone, Shakespeare ed anche Goethe sono nostro patrimonio comune. E la Critica è positiva. In fin dei conti anche in italiano "attaccare" non significa solo aggredire, ma anche mettere vicino, porre, giustapporre, anche sconvolgere in senso lato. La Critica è parte della lingua, perché no, altrimenti i Troubadores non avrebbero arricchito la lingua con i loro motti provenzali.
Come sarebbe il tedesco senza il continuo influsso di altre Lingue? Si tuona "vi abbiamo portato la cultura e la civiltà" specialmente da circoli di destra. Sta scritto anche sulla porta della vittoria a Bolzano? "Non provate a diffamare il Divino Dante". Ah, Salvini cerca di non urlare lo solite fake!!!
Lo stesso Ministro italiano per la Cultura, Dario Franceschini, si è anche speso in una citazione di Dante: "non ti curar di loro….". Inoltre Eike Schmidt (a lui legato per ovvie ragioni) taccia Widmann di Egomane che per niente e per nessuno parla". Forse voleva gettare acqua sul fuoco ma in realtà non ha fatto che incrementare l’incendio identitario. Roberto Saviano, inaspettatamente, ci ha preso su Facebook. Egli giustamente si meraviglia del fatto che politici come Franceschini e Salvini "abbiano utilizzato una traduzione così fallace per proclamarsi difensori della Cultura italiana".
Perche? Subito si è messo in moto qui in Germania l’esercito degli "spiegatori" dell’Italia, come ad esempio l’editore e traduttore Andreas Rosteck. L’Italia – dice – è un Paese con tensioni che affondano in un humus vischioso, in bilico tra aulica Cultura e grassa ignoranza, tra un Meridione relativamente povero ed un Nord tecnologico, tra statali che scimmiottano lo zelo prussiano e la Mafia, tra una lingua aulica e lingos un po’villani. Sì, caro Rosteck, lo sappiamo, per questo noi della Associazione "Il nuovo viaggio di Goethe" non abusiamo del DanteDi, dato che noi si cura ciò che unisce e si vuole gettare nuovi ponti. "Che cosa tiene unita una società così, una nazione così?" si chiede e si risponde Rosteck: " Apparentemente anche l’orgoglio per un Poeta classico di chiara grandezza e la lingua. Tutto si unisce in Dante". Dunque bene, se intende questo!
Teniamo a Dante e concediamo a lui – e a noi – di anticipare il Giudizio Universale, di fare "il lavoro di Dio" e di schiaffare gli Intelligenti ed Amanti della pace nella bambagia e gli Sciocchi e i Mestatori nel crogiolo!
 

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Hans-Herbert Holzamer
Cofondatore del Colloquium di cultura politica fra Italia e Germania
"Il Nuovo Viaggio di Goethe"