Flash

E' passata la legge anti-social

martedì 29 luglio 2020 Servizio ripreso da Marco Ansaldo/la Repubblica.it

ISTANBUL - Il pugno di Erdogan si abbatte sui social. Già giornali e televisioni, sia locali che esteri, negli ultimi anni sono passati abbondantemente sotto le maglie strette imposte da Ankara. Adesso è la volta delle varie piattaforme online.
Da sempre il presidente turco non ama i social, e ora tocca a loro fare i conti con le nuove norme appena approvate. Che poi si tratti di giganti come Facebook, Twitter, YouTube e Instagram, poco importa alla Turchia di oggi, molto attenta nel veicolare informazioni e messaggi che non si discostino dalla narrativa ufficiale.
Il Parlamento turco, su proposta del partito conservatore di origine religiosa fondato da Recep Tayyip Erdogan, e dal suo alleato, i nazionalisti che derivano dal movimento dei Lupi grigi, ha fatto passare una legge che permetterà al governo di esercitare un maggiore controllo su social, obbligandoli a rispettare condizioni piuttosto rigide. In caso contrario saranno costretti a pagare multe salatissime e ad affrontare riduzioni della larghezza della banda. Privati della pubblicità, e costretti dunque alla scomparsa in Turchia.
La nuova legge prevede esattamente questo: le piattaforme che nel Paese registrano più di un milione di utenti giornalieri dovranno nominare un loro rappresentante legale. La mancata nomina di un rappresentante, che deve essere un cittadino turco, comporta sanzioni e la riduzione progressiva della larghezza di banda della piattaforma, rendendola inaccessibile. I social media, inoltre, dovranno archiviare i dati dei loro utenti, rendendo più facile l'accesso della magistratura in caso di necessità.
Opposizione e attivisti sono subito insorti, parlando di legge "draconiana" e di “censura” che le autorità adesso estenderebbero, dopo i giornali, le radio e le tv, anche al web. E hanno invitato i media  a respingerla.   Ma la legge è stata studiata nei minimi dettagli dai consiglieri del presidente. E assegna all’esecutivo un potere enorme di controllo e di regolamentazione dei social media. I dirigenti di Giustizia e sviluppo, la compagine conservatrice al vertice, la definiscono una mossa per arginare l’odio nella rete, i crimini cibernetici, e i troll che si scagliano contro determinati obiettivi. Ma d’ora in avanti, oltre ad aprire uffici in Turchia e procedere alla nomina obbligata di un rappresentante locale - e quindi soggetti anche al pagamento di tasse non indifferenti - le varie piattaforme sociali saranno chiamate a rispondere per la rimozione di commenti “offensivi, minacciosi, discriminatori”, segnalati dalle autorità centrali. Google, Facebook, Twitter e Instagram, quest'ultimo popolarissimo in Turchia dove l’alto sviluppo tecnologico è favorito da una massa di utenti giovani molto abili ed esperti nel settore, saranno costretti ad avere una banca dati sugli utenti registrati. Tutto questo favorirà ovviamente i controlli sulle persone che utilizzano le diverse piattaforme.
Il braccio di ferro non parte da oggi. Sono alcuni anni che il capo dello Stato turco chiede al Parlamento un intervento per regolamentare i social media. Così alla Grande assemblea nazionale il disegno di legge, giudicato come controverso dall’opposizione repubblicana e dal partito democratico filo curdo, aveva fatto una prima comparsa già ad aprile. Poi, sulla base delle proteste, e anche per non inimicarsi la classe elettorale giovanile, era stato ritirato. Un episodio però lo ha fatto imporre di nuovo: quando, poche settimane fa, la nascita del nipote di Erdogan, figlio della sua primogenita e del ministro dell’Economia, Berat Albayrak (cognato dunque del presidente), ha scatenato in rete una serie di ingiurie e di commenti molto poco edificanti. Erdogan, furibondo, a quel punto è sceso in campo personalmente, spendendosi per fare approvare le nuove norme. Il Parlamento ha approvato il disegno di legge nella notte.
Le prime reazioni a livello internazionale sono molto negative. "I social media hanno un'importanza centrale per tante persone che li usano per informarsi – dichiara l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti Human Rights Watch -. Questa legge dà il via a un periodo di censura sul web".    E Amnesty International, per bocca del suo rappresentante Andrew Gardner, afferma: "E' una chiara violazione del diritto alla libertà di espressione online. La legge rafforzerà le capacità del governo di censurare i contenuti digitali e perseguire gli utenti di Internet. Molti utenti turchi si stanno già autocensurando per paura di irritare le autorità". Quella di Ankara contro i social è l’inizio di una battaglia appena cominciata, dove ci saranno diversi sviluppi.