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I giornali cristiani pagano per il virus

domenica 17 maggio 2020 Servizio ripreso da C.V/Fides

ISTANBUL - Tra gli effetti collaterali della pandemia da coronavirus, in Turchia come in altri Paesi, si registrano le difficoltà che colpiscono il settore dei media e mettono in affanno soprattutto i giornali cartacei, diffusi principalmente attraverso le edicole e per abbonamento. In Turchia, la condizione di sofferenza interessa in particolar modo le piccole ma vivaci testate legate alle comunità cristiane minoritarie, con effetti devastanti.
Nei giorni scorsi, i media turchi hanno riportato l’allarme lanciato dai responsabili degli organi di stampa cristiani. Mihail Vasiladis, caporedattore di Apoyevmatini – la storica testata legata alla comunità greca ortodossa – ha spiegato che il giornale viene preparato grazie al lavoro di una redazione sempre più ristretta, e negli ultimi mesi, a causa del coprifuoco, è saltata la distribuzione, sono drasticamente diminuite le entrate pubblicitarie «e le difficoltà sono enormi», mentre la platea di lettori si restringe e la loro età media si alza sempre di più.
Anche Yetvart Danzikyan, caporedattore di Agos, testata pubblicata in armeno e turco, ha spiegato che la versione cartacea settimanale del giornale viene stampata il giovedì e prima della pandemia veniva diffusa soprattutto nel fine settimana, me nella fase attuale, il blocco delle attività e il coprifuoco hanno fatto precipitare le vendite. Analoghe considerazioni sono state espresse da Evgil Türker, responsabile del mensile Sabro, stampato in turco e siriaco a Mardin e poi stampato e diffuso a Istanbul, Durante la pandemia, solo le donazioni generose di alcuni lettori hanno permesso di continuare a pubblicare la testata.
Mentre i media legati alle comunità cristiane minoritarie navigano in pessime acque, non si placano le polemiche scatenate dall’edizione speciale della rivista “Gerçek Hayat”, interamente dedicata a FETÖ, acronimo che sta per ‘Organizzazione del Terrore Gülenista (espressione con cui gli organi turchi filo-governativi indicano l’associazione Hizmet del predicatore musulmano Fethullah Gülen, espatriato in USA nel 1999 e indicato dal governo turco come il grande regista del tentato golpe del 15 luglio 2016).
La rivista Gerçek Hayat appartiene allo stesso gruppo editoriale del quotidiano filogovernativo “Yeni Safak”, di proprietà della famiglia di provenienza del genero del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel dossier della rivista, tra le altre cose, vengono additati come complici affiliati alla rete di Fethullah Gülen anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il Rabbino capo di Istanbul, Isahak Kahleva, e il Patriarca armeno Shenork I Kalutyan, scomparso nel 1990. Nei giorni scorsi, il deputato armeno Garo Paylan di Diyarbakir, ha sottoposto al parlamento turco una mozione al parlamento in cui i denuncia il dossier di Gerçek Hayat come operazione di istigazione all’odio razziale e religioso. Nella sua mozione, Paylan, rivista appartenente all'Albayrak Media Group, come un “organo di Palazzo". «Nella rivista - sottolinea il parlamentare armeno - è stato affermato che Ramiz, il padre di Fetullah Gülen, era armeno, che sua madre era ebrea e le sue azioni manifestano la sua provenienza genetica». Ne consegue che con il suo dossier – incalza Paylan – la rivista ha fomentato l’odio verso le minoranze religiose e etniche della Turchia, aumentando il rischio di nuove azioni violente contro di loro. Inoltre – chiede eloquentemente il parlamentare armeno - i potenti che ora accusano anche Patriarchi e Rabbino di essere complici del predicatore islamico espatriato in USA dal 1999 non erano a suo tempo tutti loro affiliati alla «Congregazione di Gülen»? E «non è forse razzista e immorale chiamare adesso “armeno” Gülen, mentre lo stesso Gülen veniva definito “Venerabile Hocaaefendi” dal vostro potere, quando lui camminava a fianco di Erdogan?»