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Storia di un bimbo strappato alla madre

19 marzo 2020 Servizio ripreso da Elisa Pedersoli/Gazzetta di R.

REGGIO EMILIA - «Non vedo mio figlio Leonardo da oltre 40 giorni: da quando il mio ex compagno lo ha rapito e portato in Turchia».
C’è tutta la forza di una giovane madre che è in lotta con il mondo, nella voce di Ilaria Sassone, 30enne di Novellara, quando racconta del suo bambino. La forza e la determinazione di chi sa deve andare avanti, bussare a tutte le porte, non avere paura di lottare e di chiedere aiuto. Anche trovare il coraggio di raccontare pubblicamente la sua storia diventa un passaggio fondamentale per cercare di farcela.
La storia parte nel 2014 da Firenze, dove Ilaria si era trasferita per studiare architettura, e dove aveva trovato un lavoretto come barista. «Lì ho conosciuto il mio ex compagno, un tedesco di origini turche, che aveva un negozio di accessori proprio davanti al locale dove lavoravo» racconta. Dopo una breve frequentazione, Ilaria scopre di aspettare un bambino. E così decide di andare a vivere con quel giovane uomo da poco conosciuto: quando Leonardo nasce, è l’aprile del 2016.
La nuova famiglia si trasferisce in Val d’Arno, in un casolare in campagna dove l’uomo vorrebbe aprire una struttura ricettiva, ma intanto il negozio va male e chiude, e a Ilaria non viene rinnovato il contratto. E nella coppia emergono le prime difficoltà. «Per lui il bambino era di sua proprietà, non potevo fare niente senza il suo permesso. È emerso un lato aggressivo del suo carattere che non avevo avuto modo di conoscere» racconta. E quando tra i due si inizia a parlare di separazione, a finisce al centro del discorso inevitabilmente è il bambino. «Mi diceva – racconta – che in Turchia i bambini rimanevano al padre, che non c’era nessun problema se fossi andata via io. Ma che avrei visto Leonardo solo il sabato e la domenica. Ero da sola, lontana dalla mia famiglia, spaventatissima». Quando i rapporti diventano ancora più tesi, si inizia a parlare di avvocati. «Attenta, mi diceva, che se non fai quello che dico il bambino sparisce in Turchia: ci sono paesi che non sono neanche sulla carta geografica» racconta.
La separazione avviene, dopo un episodio che vede intervenire anche le forze dell’ordine. Ilaria torna a Novellara con il piccolo. Parte una battaglia legale, fatta anche di reciproche denunce, per l’affidamento.
C’è una consulenza tecnica disposta dal giudice. «Che sostiene che io ho creato un danno portando via il bambino al padre – si lamenta Ilaria –. E il decreto provvisorio stabilisce che il bambino debba tornare nel paese del padre, che io lo posso vedere due giorni ogni due settimane». Siamo nel luglio 2019. E il giudice stabilisce che del caso se ne occupino anche i servizi sociali. La relazione che qualche mese dopo elabora mette in serio dubbio la situazione. «Dicono che la casa in cui vive è isolata e spoglia, il bambino è costretto a parlare turco, non c’è alcuna rete famigliare». Il decreto definitivo che stabilisce che il bambino debba stare con la madre arriva a febbraio. «Ma tre giorni prima avevo riportato il piccolo da lui, come previsto dal giudice. Per un giorno non si è fatto sentire, annunciando problemi al telefono, poi che era in vacanza. Invece, si è scoperto che il 3 febbraio si è imbarcato da Brindisi per la Turchia, con mio figlio. Da allora non l’ho più visto. Solo un paio di telefonate: solo una chiamata in cui mi diceva che mi voleva tanto bene. Poi nulla. Sono irrintracciabili».
Si è rivolta alla questura di Reggio, Ilaria Sassone. E con l’avvocatessa Giovanna Fava ha formalizzato la denuncia per sottrazione di minore, ormai più di un mese fa. Il sostituto procuratore Valentina Salvi ha chiesto al giudice un provvedimento di fermo. Gli atti sono stati trasferiti a Firenze, competente per luogo. Nei confronti nel 43enne pende un provvedimento con obbligo di dimora. Ma l’uomo al momento risulta irreperibile.
«È una tragedia – commenta l’avvocatessa Fava – anche proprio giudiziaria, che parte da denunce fatte nel tempo, e per colpa di un affidamento condiviso dato così per legge, senza un corretto esame della situazione. Si rileva una vittimizzazione di una mamma». «Quello che pensiamo – va avanti – è che avvalendosi della collaborazione di amici sia riuscito a portare il bambino in Turchia, per altro senza avere per il bambino un documento valido per l’espatrio».
La battaglia di Ilaria Sassone affiancata dall’avvocatessa Fava è solo all’inizio. Ed è un percorso in salita, non facilitato per altro dalla situazione di emergenza per il Coronavirus. «Ora è tutto più complicato – conviene il legale – E si gioca in Turchia. Abbiamo attivato la convenzione dell’Aia, chiesto al tribunale di Firenze, interessata l’Interpol e l’Ambasciata. Il nostro Stato attraverso il Dipartimento minorile si deve mettere in contatto con il Ministro della Giustizia turco e attivare la procedura amministrativa per chiedere attraverso buoni rapporti la restituzione del minore. Una procedura kafkiana, serve tempo, bisogna tradurre gli atti. Avremmo bisogno di grandi mezzi, di un investigatore privato per muoverci in un territorio straniero. È complicato».
«È iniziato un incubo – confida Ilaria, la mamma di Leonardo – un calvario di azioni legali, procedure che costano. E il mio bambino che è sempre stato con me, ora non può neanche parlarmi».
Per questo è stato attivato un Iban per aiutare Ilaria in questa battaglia, che sarà lunga e dispendiosa: “Leonardo nel cuore” IT39X0103012802000010006303.