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Rilasciata Cristica Cattafesta

mercoledì 6 luglio 2018 Marco Ansaldo/La Repubblica

ISTANBUL - Rientra in Italia, all’aeroporto della Malpensa, a Milano, dopo quasi due settimane di fermo l'attivista italiana Cristina Cattafesta, bloccata il giorno delle elezioni presidenziali e parlamentari in Turchia.
L’annuncio, dopo un lungo lavoro sotterraneo di contatti, dialogo e pressioni con Ankara, è arrivato dalla Farnesina. La donna ha ricevuto un provvedimento di espulsione e ha il divieto di rientrare nel Paese per 5 anni.
"Il positivo esito della vicenda – rilevano al ministero degli Esteri - è stato possibile anche grazie al personale interessamento del ministro, Enzo Moavero Milanesi - al quale avevano fatto appello i familiari della connazionale - e all'incisiva azione di sensibilizzazione svolta a livello locale dalla nostra ambasciata ad Ankara". E’ anche il primo passo sostanzioso e visibile del nuovo capo della diplomazia italiana, dal momento in cui si è insediato. A Repubblica il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato di voler proseguire nell’ottimo rapporto con l’Italia, “Paese amico”, instaurando un dialogo fluido e continuo con il nuovo responsabile della Farnesina, già noto ad Ankara per le sue passate posizioni ministeriali in Governi precedenti.
La 62enne milanese, presidente del Cisda (Coordinamento italiano sostegno donne afghane), è partita dall'aeroporto Ataturk di Istanbul con un volo della Turkish Airlines. Era stata fermata 12 giorni fa a Batman, nel sud-est a maggioranza curda della Turchia, dove era giunta come osservatrice elettorale indipendente, ma priva di accredito, su invito del partito filo curdo Hdp di Selahattin Demirtas, candidato presidenziale ma in carcere da un anno e mezzo. Era stata fermata con altri 9 osservatori non accreditati. Tutti sono stati allontanati dai seggi, ma l’italiana era stata trattenuta perché sul suo profilo Facebook le erano state trovate immagini che la ritraevano con la bandiera del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), i ribelli con cui l’esercito di Ankara sono in guerra dal 1984.
A irritare ulteriormente le autorità turche era stata la sua telefonata con Radio Capital, nella quale aveva denunciato l'allontanamento dai seggi, affermato di essere “libera dopo una notte in cella, trattata benissimo”, e di avere “sfidato la polizia a cercare sulle mail o sul mio cellulare una prova che io abbia un contatto anche lontanissimo con una persona legata al terrorismo”. Il telefono le era stato quindi sequestrato e, privata a quel punto dei contatti diretti, la sua situazione ha cominciato a preoccupare nonostante fosse assistita da un legale locale.
Il giorno dopo, il martedì successivo alle elezioni vinte dalla formazione conservatrice di Recep Tayyip Erdogan, Cristina Cattafesta era stata trasferita al centro di identificazione per stranieri di Gaziantep, a sud, dove veniva trattenuta in attesa del provvedimento di espulsione. Un trasferimento avvenuto dopo che erano cadute nei suoi confronti le accuse di propaganda terroristica a favore del Pkk curdo. L’avvocato italiano chiamato dalla sua famiglia, Alessandra Ballerini, è stato in continuo contatto con la Farnesina, rilevando anche che la donna aveva problemi di salute e doveva assumere dei farmaci.
Il rilascio è stato favorito dal rapporto continuo negli ultimi giorni tra Farnesina e ministero degli Esteri di Ankara. Una relazione intensificata dopo il risultato elettorale, e nonostante la Turchia si trovi tuttora in stato d’emergenza, a quasi due anni dal fallito golpe. La misura dovrebbe comunque essere tolta lunedì, dopo l’insediamento del nuovo Governo “presidenziale” di Recep Tayyip Erdogan.