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Un anno fa l'arresto di Kiliç

7 giugno 2018 Riccardo Noury/Corriere della Sera

ISTANBUL - Taner Kýlýç, allora presidente e oggi presidente onorario di Amnesty International Turchia,  viene arrestato il 6 giugno 2017 per l’accusa, priva di fondamento, di appartenenza a un’organizzazione terroristica.
Per la precisione, è accusato di “appartenenza all’Organizzazione terrorista Fethullah Gülen”, sulla base del falso indizio che egli abbia scaricato l’applicazione Bylock che le autorità sostengono fosse usata dai seguaci di Gülen, il gruppo ritenuto responsabile del tentato colpo di Stato del luglio 2016.
Non è mai stata presentata una prova credibile che Taner Kýlýç abbia scaricato Bylock. Al contrario, due esperti indipendenti hanno concluso che sul suo smartphone non c’è mai stata traccia dell’applicazione.
Taner Kýlýç è stato posto in prigione il 9 giugno 2017, tre giorni dopo l’arresto. Da allora è diventato un simbolo dei tanti altri difensori dei diritti umani e attivisti presi di mira nell’ambito della repressione nei confronti dei diritti umani che ha caratterizzato il periodo successivo al tentato colpo di Stato.
Il mese successivo sono stati arrestati altri dieci difensori dei diritti umani, compresa la direttrice generale di Amnesty International Turchia Ýdil Eser. Otto di loro sono stati trattenuti in carcere quasi quattro mesi prima di essere rilasciati su cauzione nell’ottobre 2017, alla prima udienza del loro processo.
A loro volta sono accusati di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”, imputazione priva di fondamento che la pubblica accusa non è mai riuscita a dimostrare.
Nel dicembre 2017 le autorità turche hanno ammesso che migliaia di persone erano state erroneamente arrestate con l’accusa di aver scaricato Bylock. Dopo la pubblicazione dell’elenco di 11.480 utenti di telefonia cellulare, c’è stato un rilascio di massa che tuttavia non ha riguardato Taner Kýlýç.
Oltre un milione di persone da 194 Paesi e territori ha firmato l’appello di Amnesty International per il rilascio di Taner Kýlýç e di tutti gli altri difensori dei diritti umani in carcere in Turchia solo a causa del loro attivismo pacifico. La campagna è sostenuta da esponenti governativi, artisti e celebrità quali Ben Stiller, Sting, Zoë Kravitz, Zach Galifianakis e Ai Weiwei.
In un rapporto dell’aprile 2018 Amnesty International ha denunciato come ben pochi settori di quella che una volta era una vibrante società civile sono rimasti immuni dal perdurante stato d’emergenza.
La repressione su scala nazionale nei confronti della società civile ha determinato arresti arbitrari e licenziamenti di massa, la messa all’angolo del sistema giudiziario e la riduzione al silenzio dei difensori dei diritti umani attraverso minacce, intimidazioni e imprigionamenti.
La prossima udienza contro Taner Kýlýç è prevista il 21 giugno. Se giudicato colpevole potrebbe rischiare fino a 15 anni di carcere.