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Draghi e la Nato: l'importanza del ruolo di Ankara

mercoledì 13 giugno 2014 Servizio ripreso da Agi Foto:

BRUXELLES - È il primo vertice dell'Alleanza atlantica per il presidente americano Joe Biden ma anche per il presidente del Consiglio Mario Draghi. Oggi la chiusura del G7, domani il vertice Nato. La posizione del governo italiano è già stata espressa dal presidente del Consiglio in Cornovaglia. I pilastri della politica del nostro Paese sono l'europeismo e l'atlantismo ma Draghi, rispondendo una domanda dei cronisti, ha teso anche la mano ad Erdogan.
A Bruxelles non sono previsti bilaterali tra i Capi di Stato e di governo della Nato ma non è escluso che il vertice di domani possa servire a superare le incomprensioni tra il 'Sultano' turco e il premier italiano dopo lo scambio di accuse dei mesi scorsi. "La dichiarazione del presidente del Consiglio italiano è stata una totale maleducazione, una totale maleducazione", aveva detto il presidente turco replicando a Draghi, che lo aveva definito "dittatore".
La Turchia - ha detto oggi il premier italiano - ha un ruolo importantissimo, "deve e vuole rimanere un partner affidabile della Nato. E queste voci che la vorrebbero fuori o distante dalla Nato non hanno fondamento".
L'obiettivo del vertice è fissare un accordo sull'agenda e su come muoversi nelle principali sfide mondiali. La sicurezza europea minacciata dall'aggressività della Russia, la protezione dagli attacchi sulla cyber-sicurezza, il ritiro dall'Afghanistan, i fondi per la Difesa, l'atteggiamento da assumere nei confronti di Pechino, l'instabilità che negli ultimi anni ha caratterizzato il Medio Oriente e il Nord Africa. Ma soprattutto per rilanciare le prospettive della Nato. L'evento 'Nato 2030' è il risultato della strategia del segretario generale Stoltenberg che punta a far sì che l'alleanza non sia solo forza militare, ma soprattutto politica in riposta alla 'frustatà del 21 ottobre del 2019 del presidente francese Macron che in un'intervista all'Economist ne decreto' la 'morte cerebrale'.
La Nato dunque come ancora strategica in tempi di incertezza, che segue le direttrici della competizione strategica, della conflittualità geopolitica, delle rivalità sistemiche. Come un'alleanza militare ma anche politicamente più forte. Proprio con Stoltenberg il presidente del Consiglio ha avuto un colloquio telefonico alcuni giorni fa in cui si è discusso del processo di adattamento dell'Alleanza atlantica e della cooperazione fra la Nato e l'Unione europea. I due puntano sull'unità transatlantica per affrontare le sfide di oggi e di domani. Draghi mira all'autonomia strategica dell'Ue "in un quadro di complementarietà con la Nato e di coordinamento con gli Usa".
Il ragionamento è che occorre essere "autonomi e al contempo coordinati". Ed è un coordinamento che è possibile grazie alla svolta dell'amministrazione Biden dopo il gelo calato durante la presidenza Trump. Dopo gli Usa, l'Italia è il secondo contributore alle varie missioni della Nato. L'ammaina bandiera martedi' a Herat, in Afghanistan, ha chiuso un'era. L'attenzione dell'Italia è ora spostata al Sahel e al nord Africa. Domani si parlerà di Russia e si continuerà a trattare l'argomento Cina. Oggi Draghi a conclusione del G7 ha ribadito il suo pensiero: Le conclusioni del G7 sulla Cina "non sono state particolarmente dure, perché dobbiamo cooperare" con Pechino, "dobbiamo farlo in vista del G20, della lotta ai cambiamenti climatici, della ricostruzione del mondo dopo la pandemia. Ma lo faremo in maniera franca, dicendo qual è la nostra visione del mondo".
Ed ancora: "Nessuno discuta il fatto che la Cina abbia diritto ad essere una grande economia come le altre, quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza, anche con le detenzioni coercitive. È un'autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali, non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie". Secondo il premier, l'approccio verso la Cina deve essere fondato su tre elementi: "cooperazione, competizione e franchezza". Difficile invece che al vertice si possa affrontare il tema della successione a Stoltenberg, il cui secondo mandato scade a settembre del prossimo anno. Si è parlato nelle scorse settimane delle candidature Renzi, Letta e Mogherini.
"Ad oggi - ha replicato Draghi rispondendo ai giornalisti - misuro le aspirazioni e le ambizioni italiane in termini di cose che bisogna fare. Abbiamo un'opportunità, che è il G20, abbiamo la co-presidenza del Cop26: vediamo che riusciamo a fare nei confronti dei Paesi che emettono molto in una forma di accordo per gli impegni piu' ambiziosi di quelli che hanno preso finora. Questa è una misura della leadership. Per quanto riguarda le nomine, non saprei che dire perché non abbiamo candidati al momento".