Attualità

Blitz diplomatico del ministro turco Cavusoglu a Tripoli

18 giugno 2020 Servizio ripreso da Francesco Semprini/topnews Foto: Inside over

ROMA - Accelerare sulla cooperazione militare ed energetica tra Turchia e Libia. È questo l’obiettivo del blitz compiuto ieri dalla task force ministeriale di Ankara a Tripoli, nel giorno in cui il titolare della Farnesina, Luigi di Maio, avrebbe dovuto incontrare il collega Mevlut Cavusoglu nella capitale turca.
Il vertice non è stato cancellato, ma posticipato a venerdì 19 giugno, per dare spazio alla missione in Tripolitania figlia di interessi prioritaria per l’agenda di politica estera e regionale di Recep Tayyip Erdoðan.
Il prolungato intreccio diplomatico tra le due sponde del Mediterraneo ha visto la delegazione di alto profilo partita da Ankara giungere all’aeroporto Mitiga sotto la guida di Cavusoglu, al fianco del quale c'erano i ministri del Tesoro e delle Finanze, Berat al Bairak, della Difesa Hulusi Akar, dell’Economia Nihat Zeybekci e dal capo dei servizi di intelligence (Mit) Hasan Fidan. Il primo incontro è avvenuto con il numero uno del Consiglio presidenziale, Fayez al Serraj, e vi hanno partecipato il capo della diplomazia Mohammed Taher Siyala e altri ministri del Governo di accordo nazionale (Gna) riconosciuto dalla comunità internazionale, oltre a una serie di personalità e tecnici delle due parti, tra cui il capo dell'autorità petrolifera nazionale libica (Noc), Mustafa Sanallah.
I temi affrontati sono stati relativi all’apertura di due basi militari turche, quella navale a Misurata e quella aerea a Watiya, a sud-ovest di Tripoli, e la cooperazione tra Ankara e Tripoli nel campo dell'esplorazione di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale, oltre a una serie di temi di interesse comune. Il secondo incontro, a livello esclusivamente ministeriale, è avvenuto invece con il numero due del Consiglio presidenziale libico, Ahmed Maetig, il quale, in coordinamento con Serraj, è competente per le deleghe più squisitamente economiche. 
Le consultazioni di Tripoli arrivano in coincidenza dei successi sul terreno messi a segno dalle forze del Gna che, con l’aiuto di Ankara, hanno di fatto costretto l’autoproclamato Esercito nazionale libico, guidato da Khalifa Haftar e appoggiato da Russia, Egitto ed Emirati, a un ripiegamento nei territori della Cirenaica. E giunge al termine di un precedente intreccio di consultazioni tra attori interni ed esterni del dossier libico. Serraj si era recato l'ultima volta in Turchia per incontrare Erdogan due settimane fa, mentre Maetig era a Mosca impegnato in una triangolazione con l’Egitto che mediava a sua volta con Haftar e il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh per giungere a un’ipotesi di accordo di pace. Un crogiolo nel quale gli Stati Uniti si sono inseriti facendo leva sulla Turchia, alleato strategico della Nato, per arginare le mire di Mosca in Libia. Una leva che in qualche modo è garantita anche dallo stesso ministro del Tesoro e delle Finanze, Berat al Bairak, il quale non solo è genero di Erdogan ma è amico di Jared Kushner, marito della figlia del presidente americano Donald Trump. 
In questo intreccio di consultazioni anche l’Italia sta cercando l’inserimento non solo attraverso la via diplomatica, come dimostra (al netto dell’irritazione turca per la vicenda delle fregate) il vertice, previsto e posticipato di gran lena, tra Cavusoglu e Di Maio. Alcuni vedono finanche una probabile irritazione da parte del governo turco per la recente vendita delle due fregate italiane alla marina egiziana. Fonti di Ankara tuttavia liquidano la vicenda come una questione prettamente bilaterale che riguarda esclusivamente Roma e Il Cairo. Il ritrovato attivismo dell’Italia prende forma con l ‘aiuto promesso dal governo Conte alle attività di bonifica delle aree alla periferia di Tripoli minate dalla presenza di ordigni esplosivi. Era stato Serraj, in una telefonata al premier italiano, a chiedere «l'assistenza dell'Italia per il rilevamento e la rimozione delle mine» lasciate dalle milizie di Haftar attorno a Tripoli come ritorsione piuttosto che come copertura alla ritirata.
Una specialità che vede i militari italiani assai preparati come dimostrano, fra gli altri, le operazioni condotte al confine tra Libano e Israele nell’ambito della missione dei caschi blu Unifil. L’iniziativa a Tripoli è inquadrata nell’ambito della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit)  e la prima squadra di sminatori è giunta proprio oggi a Mitiga. «Si tratta di un’iniziativa importante per la Libia e il suo popolo, sono almeno 36 i civili che hanno perso la vita per colpa degli ordini esplosivi rudimentali e molti di più quelli feriti», spiega Daniele Ruvinetti, strategic advisor e profondo conoscitore delle dinamiche libiche. «Si tratta, inoltre, di un gesto utile a stemperare le tensioni accumulate in questi mesi tra i due Paesi, e che mira a riavvicinare i governi di Tripoli e Roma – prosegue –. Un passo nella giusta direzione a cui, ci auguriamo, ne facciano seguito altri».