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Il freno del Governo a...

lunedì 23 dicembre 2019 Servizio di Stefano Barocci Foto: Haberturk

MILANO - (Come è noto nei mesi scorsi, n.d.r) Ekrem Imamoglu ha battuto, con tanto di contestazioni di rito, non di sostanza, il candidato dello Akp espresso dal presidente Erdogan ed è divenuto sindaco della megacittà di Istanbul e speranza per tutta la opposizione, in Turchia come all’estero. Svolgere le proprie attività e realizzare l’ambizioso programma cui si è legato non sembra facile in una specie di cohabitation come quella turca.
Naturalmente ha il simbolo e stella della politica, capace di intercettare un consenso più razionale delle parti in cui la Turchia si suddivide, già avviato programmi sia interni che internazionali di buon livello. Nei suoi viaggi all’estero il politico del Chp ha intercettato l’interesse delle banche tedesche, francesi ed olandesi: nella missione di novembre a Berlino ha incontrato i ministri degli Esteri e della finanza e i vertici della decadente (?????) Deutsche Bank che hanno garantito un credito di 110 milioni di Euro per l’estensione della metropolitana. Altri creduti e grande attebnzuone il Sindaco turco ha ottenuto in Francia, in Olanda, a Copenhagen ed a Strarburgo.
Alla fne di novembre il 49nne leader turco ha invitato, in abito blu ed in un bellissimo sfondo sul Bosforo, giornalisti e politologi turchi per fare stato della “distanza “ che alcune banche turche e la Banca Nazionale, hanno preso dall’economia della capitale del Bosforo.
Nelle casse della città a cavallo tra Europa ed Asia oltre ai fondi ed ai crediti concessi dai Paesi occidentali non sono fluiti più crdeiti per miiradi di Lire turche dalle banche di Stato o controllate dal Governo da quando il leader è salito alla guida della metropoli, anche per la ordinaria amministrazione. Lo si vuole frenare?
Quello che potrebbe essere il successore di Erdogan, capace di far dialogare le componenti ella società civile e che si presenta allla comunità internazionale con un volto più democratico, meno autoritario e diciamolo francamente, meno sclerotico del Sultano in decklino, che di nemici, del par suo, ne ha ancora tanti: i Curdi, gli Armeni, i Fetullahci, i Kemalisti, le persone per bene……
Il 23 giugno, sei mesi fa, Imamoglu con uno showdown che ha ricevuto attenzione internazionale, ha rinchiuso in armadi stantii il potente e prepotente partito del Presidente, che pretendeva di ripetere le elezioni, ponendo fine ad una presenza pluridecennale dello Akp ad Istanbul. Un politico giovane, poco noto, con messaggi generali è riuscito a porre la sfida ed a vincerla, rinnovando la storia turca e creando aspettative nuove.
Ma la via di Imamoglu per le presidenziali del 2023 non è asfaltata per la migliore circolazione: prima di tutto occorre far bene ad Istanbul che, per quanto affascinante, come tutte le megalopoli non è un oggetto facile da amministrare. Come avverte poi con discrezione Chatam House e ribadisce Christopher Walker dalla Newyorkese Countries at Crossroads un Governo autoritario, ed alla sua volta non immune da problemi di carattere internazionale, può secondo la Legislazione turca, modificata indecorosamente in vario modo negli ultimi anni, porre ostacoli a bizzeffe alla Municipalità sul Bosforo.
Siamo quindi ad un ballo in maschera per la lotta del potere? Altri campi di battaglia già si intravedono tra Governo ed opposizione, ad esempio il canale di Istanbul, un progetto grandioso nello stile faraonico di Erdogan per bypassare il Bosforo. Alcuni giorni fa il presidente ha invocato la ripresa in considerazione di questo costoso progetto; Imamoglu non si è fatto attendere, lo ha giudicato inutile e lo ha cassato come fallimentare.
Il sindaco di Istanbul ha ribadito i leitmotiv della sua campagna elettorale nella scalata al potere della ex-capitale ottomana: un programma che intende realizzare e che non prevede grandi opere (velatamente ha fatto cenno al nuovo aeroporto, praticamente alla fine del Bosforo), ricco di programmi per la Natura e la Cultura, per le Donne e l’Infanzia, che intende sfruttare la simpatia internazionale di cui la metropoli gode ad esempio in Europa, e che ne fa una delle città più visitate, complicità anche della grande e generosa ospitalità dei Turchi. Molte delle sue prime attività sono andate in questa direzione, nel rispetto della “anima” della città e della difficoltà intrinseca di governare socialmente le differenze.
Un collaboratore stretto, Sükrü Kücüksahin, si è espresso così: stiamo attuando progetti a basso costo che però sono utili a decine di migliaia di anime: nove nuovi asili per l’infanzia (ad onor del vero ne sono stati promessi 150) e latte per circa 100.000 famiglie povere. Due case per donne sole e due nuovi parchi sono stati aperti in questo mese di fine anno. Il Sindaco ha fatto sapere di  non temere il confronto ed ha comunicato di avere abrogato diversi sussidi che venivano erogati a Fondazioni vicine allo Akp, e presso le quali lavorano membri della famiglia Erdogan. Insomma la rete classica del potere vista da Macchiavelli oppure da Weber, qualunque cotè si voglia usare della Scienza della politica.
Ma il cambiamento più grande non è misurabile e riguarda la nuova stanza che Istanbul si è data, una atmosfera nella Amministrazione Pubblica che sino ad ora era raramente visibile su base democratica.

La Turchia rimane un Paese diviso e divisivo: lo si è visto all’epoca del colpo di Stato di Bodrum.

Eppure da poco la parola turca “calistay”, cioè gruppo di lavoro, ha preso piede nella metropoli e tutte le parti e gli aventi interesse sono invitati a prenderne parte: sicurezza sismica, circolazione pubblica, turismo, piano quinquennale di sviluppo, venditori ambulanti e piccolo artigianato e così via, un calistay dietro l’altro. La trasparenza è la regola del nuovo Sindaco ed incontra il forte consenso degli studenti, dei lavoratori dei bazaar e della piccola – media borghesia, sulla quale populisticamente aveva fatto presa lo Akp.
Social Media e TV cittadina riferiscono apertamente delle sedute della Amministrazione. La intensa attività di PR dovrebbe servire anche ad arginare i progetti a base politico-partitica, nella città metropolitana, molti dei quali sono ancora in mano allo Akp. Con la sua onorabilità durante la campagna elettorale ha persino conquistato roccaforti dello Akp facendo leva sulla situazione economico-sociala non brillante in cui è stata lasciata la città. Ma tornando a Macchiavelli ed a Weber, e perché no alla situazione italiana, questi elettori fluttuanti sono volatili e potrebbero rifluire, per questo oltre alla trasparenza occorre agire presto e bene.
E’ evidente che la tesi iniziale di una “strozzatura” finanziaria da parte del Governo di Ankara è una ipotesi possibile, ancorché segno evidente della scarsità a cui è addivenuto il repertorio reazionario di Erdogan. La città è come il Paese, profondamente fratturata lungo linee governative e di opposizione. Per il nuovo borgomastro significa vento contrario da tutte le direzioni: da Ankara, dal Parlamento cittadino, dai Distretti e dalle Provincie. Quasi il 20% di tutti i Turchi vivono in questa mini-Turchia che è Istanbul.  Non è ancora chiaro, secondo le poste in gioco, che probabilità essi daranno al nuovo corso.

Prof. Stefano Barocci, già Consigliere scientifico presso Ambasciata d’Italia a Berlino e a Den Haag, esperto di sicurezza nucleare e delle problematiche dell’Asia centrale e del Golfo, coautore di “Turchia d’Europa”, MESOGEA).