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La Cina potrebbe collaborare nella DIFESA TURCA

mercoledì 5 luglio 2019 Servizio ripreso da Vittorio Da Rold/Business Insi Foto: Business Insider Wang Zhao/AFP/Getty Images

ROMA - All’inizio i missili per Ankara dovevano esser di fabbricazione europea con il consorzio franco-italiano Eurosam in pole position.  A novembre 2018, in concomitanza della ministeriale Nato a Bruxelles, una lettera d’intenti era sta siglata dai ministri della difesa dei tre Paesi (con Roberta Pinotti, i colleghi Nurettin Canikli e Florence Parly), che avevano deciso di approfondire la cooperazione nel settore a partire proprio dalla parte aerea e missilistica. Un tentativo di bloccare la proposta dei missili russi che era già nell’aria. 
Poi la scelta sembrava volgere a favore degli americani e infine la scelta definitiva è giunta a favore dell’orso russo.
Come se non bastasse dopo l’acquisto di missili russi S 400 in sostituzione dei Patriot americani od europei la Turchia del sultano Erdogan apre a un altro giro di valzer, con un altro “nemico” della Nato, la Cina di Xi Jinping.  
Una Turchia sempre più disinvolta e preoccupante nei confronti degli obblighi di un’Alleanza atlantica apre alla Cina, al punto che secondo Erdogan i due paesi possono “rafforzare la cooperazione in tutte le aree”: lo ha detto in un commento sul tabloid cinese Global Times, il presidente turco nel corso della sua visita a Pechino.
Sull’istruzione, “possiamo lavorare insieme da vicino precedendo con la costituzione di università congiunte. Nell’area della difesa, Turchia e Cina hanno mostrato le loro capacità tecnologiche e manifatturiere al mondo con il lancio di progetti originali negli anni recenti. Sono fiducioso che le nostre nazioni possano cooperare anche in queste aree”.
La proposta sulla collaborazione nella difesa cade a pochi giorni dal summit che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha avuto in Giapone a Osaka, a margine del G20, con il presidente Usa Donald Trump, avendo tra i punti principali di confronto sia il controverso acquisto di missili S-400 di fabbricazione russa sia lo scontro sui caccia F35, i superjet in dotazione ai Paesi della Nato che la Turchia, come Paese membro, vorrebbe avere ma che Washington nega perché potrebbe mettere a rischio la loro sicurezza dopo l’acquisto dei missili russi S 400.
I jet americani rischierebbero di perdere la loro “invisibilità” se venissero tracciati da chi possiede gli S 400 russi. Un rischio che Washington non vuole correre. Erdogan dopo l’incontro con Trump si è precipitato a dire che gli Usa non metteranno nuove sanzoni ma Washington nello stenografico dell’incontro pubblicato sul sito della Casa Bianca si è limitato a confermare che la questione merita maggiori approfondimenti.
Inoltre, è stata silenziata la vicenda degli uiguri, la minoranza etnica turcomanna di fede musulmana dello Xinjiang, in passato difesa da Ankara, e ora oggetto di internamenti di massa in campi di rieducazione. Nonostante la distanza geografica, Turchia e Cina “hanno mantenuto strette relazioni economiche e culturali per secoli”, attraverso la vecchia Via della Seta e la nuova (Belt and Road Initiative), che Ankara ha sostenuto dall’inizio, continua Erdogan nel suo commento. Tra gli obiettivi, il presidente turco ha citato il raddoppio dell’interscambio commerciale bilaterale con la Cina di 50 miliardi di dollari a quota 100 miliardi, su un passo più bilanciato e sostenibile agli interessi di entrambe le parti. Una mossa che non farà piacere a Trump impegnato nella guerra commerciale con la Cina.