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La telefonata: Nessuna rottura con la Turchia

martedì 24 ottobre 2018 Francesca caferri/laRepubblica Foto: laRepubblica/Ap

RIAD - "Non ci sarà nessuna rottura fra la Turchia e l'Arabia Saudita fino a quando in questo Paese ci sarà un re chiamato Salman e un principe ereditario chiamato Mohammed Bin Salman".
Mohammed Bin Salman stupisce il mondo e al punto più alto della crisi che da due settimane sta mettendo a rischio la sua leadership nel Paese più importante del mondo arabo, offre un ramoscello di ulivo alla Turchia che ieri, nelle parole del suo presidente Recep Tayyp Erdogan, lo ha di fatto chiamato in causa nella morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul. Il principe ereditario ha parlato al telefono con Erdogan proprio per discutere il caso del giornalista ucciso.
Mbs è apparso sul palco sulla Future Investiment iniative (FII), la conferenza internazionale degli investitori da lui stesso creata un anno fa per mostrare al mondo il volto nuovo dell'Arabia Saudita che quest'anno si è trasformata nella vetrina per contare chi, nonostante le accuse delle ultime settimane, appoggia Mbs. Accanto a lui Salman bin Hamad al Khalifa, principe ereditario del Bahrein, che Riad ha aiutato a arginare la rivolta del 2011, e il primo ministro libanese Saad Hariri, che un anno fa proprio a Riad era stato cosretto a rassegnare le sue dimissioni. Continuamente interrotto dagli applausi, Mbs ha chiamato la morte di Khashoggi "un crimine orrendo che non può essere giustificato" e promesso di portare davanti alla giustizia i responsabili, anche grazie  "all'unica collaborazione che è in corso fra la Turchia e l'Arabia Saudita". 
Sono le prime parole di Mbs dall'inizio della crisi che ha visto due dei suoi più stretti collaboratori rimossi dall'incarico con l'accusa di aver orchestrato l'assassinio del giornalista dissidente e che ha lo ha portato al momento più difficile da quando, due anni fa, è salito al potere nell'ombra del padre, re Salman. A Erdogan che in questi giorni ha cercato di strappargli la leadership morale del mondo sunnita, Mbs ha risposto senza nessuna esitazione. "La stabilità e il successo dell'Arabia Saudita sono la stabilità e il successo di tutto il mondo arabo. Egitto, Giordania, Emirati arabia uniti, Libano, anche il Qatar con cui abbiamo differenze di vedute. Se l'Arabia Saudita avrà successo tutti questi Paesi avranno successo". 
Lo ha fatto poche ore dopo che a Washington Donald Trump ha per la prima volta riconosciuto che Mohammed Bin Salman potrebbe essere direttamente coinvolto nella morte di Khashoggi. "Il principe gestisce le cose laggiù, sopratutto a questo livello, quindi se dovesse essere qualcuno lì, sarebbe lui" , ha detto il presidente rispondendo a una domanda del Wall Street Journal sulle responsabilità nella vicenda. 
Sempre alla FIl il principe ereditario aveva scelto ieri di fare la prima apparizione pubblica dopo l'inizio della crisi. A poche ore dal discorso con cui il presidente turco Recep Tayyp Erdogan aveva rigettato la ricostruzione saudita della morte di Khashoggi ed espresso fiducia in re Salman, scegliendo di non nominare il figlio ed erede al trono, in un chiaro tentativo di screditarlo, Mbs si era presentato agli investitori riuniti a Riad sorridente e sicuro di sé, subito dopo aver stretto la mano a uno dei figli di Khashoggi nella cerimonia di condoglianze al palazzo reale.
E dopo aver seguito per qualche momento i lavori accanto al re giordano Abdallah, si era prestato ai selfie dei tanti giovani che lo aspettavano. Uno spettacolo perfettamente coreografato, pensato per dire al mondo che il principe ha il controllo della situazione a Riad e i tentativi di intaccare il suo potere non hanno avuto successo. Un concetto ribadito oggi.