Attualità

Timidissimi accenni di riconciliazione

mercoledì 28 settembre 2018 Francesco Snoriguzzi/L'Indro Foto: L'Indro

BERLINO - Giovedì 27 settembre, il presidente della Repubblica Turca, Recep Tayyip Erdoðan, è arrivato in Germania per una visita ufficiale di tre giorni. Visti i rapporti tesi che hanno visto contrapposta la Germania, e dietro di questa l’intera Unione Europea, e la Turchia, la visita assume un aspetto estremamente significativo.
In un primo momento, infatti, si era parlato di una apertura da parte di Erdoðan che, per allentare la morsa della crisi finanziaria che ha colpito il suo Paese, sarebbe stato disposto ad ammorbidire le proprie posizioni nei confronti di Berlino in cambio di un supporto economico. Come era prevedibile, però, la realtà è risultata alquanto più complicata.
Le tensioni tra Turchia e Germania presero il via nel 2016, dopo il maldestro tentativo di colpo di Stato che aprì la strada all’accentramento del potere nelle mani di Erdoðan. La repressione messa in atto dal Presidente turco, infatti, si manifestò immediatamente nella firma di una serie di misure volte ad una riforma dello Stato in chiave sempre più autoritaria: un sistematico smantellamento di quella Repubblica laica fondata da Mustafa Kemal Atatürk nel 1923.
In occasione del referendum costituzionale che avrebbe dovuto sancire la vittoria della strategia accentratrice di Erdoðan, il Governo di Ankara aveva preteso da Berlino e da altri Paesi UE a forte immigrazione turca il diritto di svolgere comizi di propaganda nelle piazze. Il rifiuto da parte degli europei fu preso molto male da parte delle autorità turche. Nei confronti della Germania vennero utilizzati i toni più forti, arrivando a riesumare accuse di nazismo piuttosto bizzarre. In occasione delle successive elezioni tedesche, Erdoðan arrivò ad esortare i cittadini tedeschi di origine turca a boicottare i principali partiti tedeschi, Christlische Demokratische Union Deutschlands (CDU: Unione Cristiano Democratica di Germania), Sozialdemokratische Partei Deutschland (SPD: Partito Socialdemocratico di Germania) e Bündnis 90 / Die Grünen (Alleanza 90 / I Verdi), in quanto ‘anti-turchi’; il fatto più inquietante è che, invitando al boicottaggio dei principali partiti tradizionali, Erdoðan favoriva nei fatti la crescita del nazionalista e xenofobo Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania) che, di certo, non vede di buon occhio la presenza in Germania di cittadini di origine turca.
L’apice della tensione tra i due Paesi si ebbe quando in Turchia vennero arrestati diversi cittadini tedeschi, molti dei quali giornalisti, accusati di terrorismo o di fantasiosi complotti. Alcuni di questi sono poi stati rilasciati (dopo mesi e, in qualce caso, anche un anno di reclusione): è il caso di Deniz Yücel e di Meþale Tolu, entrambi di origina turca, e di Peter Steudtner; secondo le autorità di Berlino, però, nelle carceri turche restano ancora cinque cittadini tedeschi.
Con la crisi della lira turca, sottoposta ad un pesantissimo processo di inflazione, Erdoðan si è trovato in una situazione imbarazzante: il contemporaneo allontanamento sempre maggiore dagli Stati Uniti di Donald Trump, ha fatto sì che la Turchia si trovasse nella posizione di cercare nuovi sostegni economici. La forte industria tedesca sembra essere la soluzione ideale: probabilmente in virtù della forte presenza di turchi in Germania (si tratta della più grande comunità di stranieri, molti dei quali hanno ottenuto la cittadinanza), oltre seimila imprese tedesche operano già in Turchia.
La necessità della Turchia di rilanciare la propria economia aveva fatto pensare ad un’apertura di Erdoðan alle richieste europee di maggior rispetto dei Diritti Civili e dell’indipendenza di Stampa e Magistratura (principali vittime della repressione ‘erdoganiana’). Non bisogna però dimenticare che, nonostante le momentanee difficoltà economiche, la Turchia possiede ancora almeno due elementi di pressione sulla Germania e sulla UE: da un lato c’è la propria influenza sull’area mediorientale, i cui effetti sono estremamente significativi per i Paesi europei; dall’altro c’è il ruolo che Ankara gioca nella gestione dei flussi migratori, con centinaia di migliaia di profughi trattenuti in territorio turco e pronti a salpare alla volta della Grecia.
In occasione del suo arrivo in Germania, Erdoðan è stato accolto ricevuto con gli onori militari dal presidente della Repubblica, Frank-Walter Steimeier. Nonostante l’accoglienza, il Presidente tedesco è stato chiaro nell’affermare che la visita del Presidente turco non sancisce la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi: si tratta, semmai, di un primo passo che, seppur promettente, non elude la questione del rispetto dei diritti di cittadini, media, Magistratura e sindacati in Turchia.
In varie città tedesche, d’altro canto, in particolar modo a Berlino e Colonia (dove il presidente turco inaugurerà una nuova moschea) si sono avute grandi manifestazioni contro Erdoðan.
I dubbi tedeschi sul cambio di atteggiamento del Governo turco, in effetti, sembrano giustificati: le autorità di Ankara, infatti, avrebbero consegnato al Governo tedesco una lista di sessantanove dissidenti, accusati a vario titolo di terrorismo o di tradimento, che avrebbero trovato rifugio in Germania. Tra questi, spicca il nome di Can Dündar, giornalista ed oppositore, già direttore della testata Cumhuriyet, rifugiatosi in Germania nel 2016 per evitare una condanna a oltre cinque anni arrivata dopo un processo sommario (un altro processo a suo carico deve ancora svolgersi). In teoria, Dündar avrebbe dovuto partecipare alla conferenza stampa dopo il colloquio tra la Merkel ed Erdoðan: dopo che il Presidente turco ha fatto sapere che non avrebbe preso parte alla conferenza nel caso fosse stato presente il proprio avversario, il giornalista ha deciso di rinunciare.
Durante la conferenza stampa seguita all’incontro con Erdoðan, la Merkel ha affermato che sono stati fatti passi avanti sulla questione dei prigionieri tedeschi e che la Germania ha tutto l’interesse in una Turchia economicamente stabile. Se il Cancelliere tedesco, da un lato, apre alla collaborazione sul piano economico industriale, dall’altro, ricorda che sul tema dei diritti e della libertà di stampa le distanze restano grandi: pur utilizzando toni concilianti, dunque, Angela Merkel risponde implicitamente alla richiesta di estradizione dei dissidenti turchi avanzata da Erdoðan.
La Merkel, però, ha ben presente quali sono gli strumenti di pressione che il Governo di Ankara può mettere in campo, primo tra tutti la minaccia dell’apertura delle frontiere in uscita verso la UE: nel ricordare l’impegno turco nella gestione dei migranti, infatti, la Merkel sa che una ripartenza dei flussi dalle coste turche verso la Grecia rappresenterebbe un problema tanto per la Germania, quanto per gli altri Paesi europei.
C’è poi la questione dell’influenza turca in Medio Oriente. Su questo fronte il Cancelliere ha accettato di partecipare ad un incontro a quattro sulla crisi in Siria che dovrebbe tenersi ad ottobre e al quale parteciperebbero, oltre ad Angela Merkel per la Germania e a Recep Tayyip Erdoðan per la Turchia, anche Emmanuel Macron per la Francia e Vladimir Putin per la Russia.
Il viaggio di Erdoðan in Germania, più che un tentativo di riconciliazione, sembrerebbe avere principalmente un carattere economico: i toni concilianti non sembrano contenere aperture effettive alle richieste europee, se non per quanto concerne la liberazione dei prigionieri tedeschi. Sul piano delle proprie posizioni liberticide, il Governo di Ankara non sembra disposto a cedere, come dimostra la richiesta di estradizione dei dissidenti. Questo è possibile in quanto Erdoðan sa di avere dalla sua parte la pressione migratoria, soprattutto in un momento in cui la Merkel è in seria difficoltà sia a livello interno che a livello UE: sul piano interno, infatti, il Governo di grande coalizione uscito dalle ultime elezioni vede la CDU dilaniata tra le spinte della SPD, che la sostiene da Sinistra in nome della stabilità di Governo ma che pretende la sua parte di riforme, e quelle degli storici alleati della Christilch-Soziale Union in Bayern (CSU: Unione Cristiano-Sociale in Beviera), che negli ultimi anni si sta spostando sempre più a Destra in reazione alla crescente pressione migratoria. Sul piano UE, invece, la Merkel non sembra più in grado di unire attorno a sé quella Destra moderata ed europeista che per anni ha garantito il controllo su quei gruppi xenofobi, nazionalisti e populisti che ora minacciano l’esistenza stessa dell’Unione. Le parole della Merkel, che ha sottolineato come le autorità tedesche si impegnino a difendere i turchi di Germania dai crescenti atti di intolleranza xenofoba degli ultimi mesi, manifestano una preoccupazione latente riguardo la possibilità che il Governo di Ankara torni a spingere i cittadini tedeschi di origine turca a boicottare i partiti europeisti e, in primo luogo la CDU, favorendo un’ulteriore cresscita degli xenofobi di AfD.