Attualità

Tedesco quando vince, immigrato quando perde

martedì 25 luglio 2018 Stefano Barocci/Turchia Oggi Foto:

MILANO - La ricerca di un capo espiatorio è pratica cui siamo da lungo tempo abituati, nei più vari ambiti; le problematiche dei turchi di seconda e terza generazione, nati in Germania e cittadini federali anche sono ben note.
Özil poi, essendo un calciatore nazionale che viene dal vivaio dello Schalke, ora al britannico Arsenal, è un caso particolare, naturalmente, non un discendente turco qualunque, ma la sua vicenda è eclatante, dopo le foto che lo riprendono col premier turco Erdoðan e che lui si è astenuto dal commentare. Gli affari politici di quest’ultimo sono pure ben conosciuti e su TurchiaOggi se ne parla sovente in dettaglio: in particolare, degno di nota, è il fatto che molte risorse vengano dedicate alle comunità votanti e residenti all’estero, come target di comizi, di pubblicità e, in definitiva, per accattivarsene il consenso.  
In realtà la questione è molto più complessa dei risvolti che la vita patinata di un giocatore di football fornisce, riguarda le riflessioni di oltre 20 anni in Germania sulla “Leitkultur” e sul multiculturalismo, in Germania non molto amato, forse solo dai pochi – in confronto all’Italia - radical shick, naturalmente ricchi di loro, qui presenti.
Le riflessioni sulla cultura di base – e su cosa significhi essere Tedesco – sono cominciate almeno con le affermazioni dell’allora ministro federale degli Interni Kanther (epoca Kohl) e non sono state mai abbandonate nei media tedeschi dai più severi, come la seriosa FAZ di Francoforte sul Meno o la popolare Bild del Gruppo Springer. E’ un brodo di coltura molto pericoloso: ultimamente la questione della assimilazione dei turchi è stata messa a dura prova, anzi per dire la verità, ha mostrato un fallimento su tutti i versanti.
Se i riottosi e confusionari Italiani che popolano il settore industriale meccanico e animano la gastronomia in Germania, bene o male  (più male che bene a giudicare dai rapporti con i Consolati) sono stati integrati in quanto “Europei” - ma la questione è punto di partenza per altre riflessioni sul significato di “Europeo”, - con i Turchi che giunsero cospicui secondo un piano ben preciso dall’Anatolia sul finire degli anni ’50, la questione non è mai stata Ösono residenti dotati di cittadinanza tedesca e residenti sempre rimasti col passaporto turco, ci sono soprattutto Turchi di prima o seconda generazione che svolgono determinati lavori e che non hanno fatto molto per integrarsi, perche i turchi non solo sono musulmani ma …sono turchi: come dire hanno un background culturale, etnico e sociale di tutto rispetto che non si lascia semplicemente “annacquare” o sovrapporre da una cultura, pure sviluppata, del territorio dove si vive la vita reale.
Dunque la polemica di Özil con Reinhard Grindel, potente capo della DFB (la Federazione tedesca di calcio), non è casuale e non è nata solo per l’evento della Germania cacciata dai Mondiali di Russia. Grindel poi non è solo in questa neo-avventura, ma spalleggiato (patronized dice Özil, che in inglese va dalla sponsorship legale al fenomeno del padrino!) dai media, dalla società tedesca dietro per es. ad Alternative für Deutschland e soprattutto da alcuni politici della CDU-CSU, che non hanno mai fatto mistero delle loro riserve sulla naturar ambigua di un  “Turco-Tedesco”!
Ora il già rammentato vezzo di Erdoðan, e di altri, di andare a fare campagna elettorale in Germania, in Olanda, in Kosovo, in Macedonia (che ha ritrovato un nome ufficiale, pensate a che livello di convivenza in Europa siamo!), è discutibile ed ha provocato già abbastanza problemi lo scorso anno.
Io credo che fare e dare informaizone sia lecito, ma le campagne elettorali “fisiche” si fanno entro i confini nazionali, anche perché l’opposizione non ha ovviamente gli stessi mezzi all’estero ed è quindi svantaggiata, di qualunque colore politico si tratti.
Ora Özil dice che Grinder deve trovare qualche scappatoia alle pecche di tecnica calcistica ed alle scelte strategiche errate che hanno portato alla defaillance della Mannschaft, ma nello stesso tempo la stampa tedesca – che non è moderata come il cittadino tedesco medio e le campagne contro l’Italia lo provano – sta aizzando il pubblico tedesco contro il giocatore “non tedesco” di sangue. Articoli sulla opportunità di farsi fotografare con Erdogan, i cui rapporti con Berlino non sono cordiali da anni, il fatto che lui non abbia commentato la foto mentre Gündoðan, compagno di origini simili, ha ritrattato la liaison, la visita in cui Lothar Matthäus, faccia nota al pubblico italiano, ha incontrato Putin e si sia fatto delle foto con lui senza che questo abbia sollevato polemiche, insomma tutta una somma di fatti e fatterelli che alimentano la querelle in corso e fanno pronunciare ad Özil la parola impronunciabile in Germania: razzismo!
Al di là delle schermaglie - anche se il Turco dice di voler lasciare la Nazionale tedesca definitivamente a 30 anni -, riaffiorano nella fase attuale le questioni della Nazione e della sua appartenenza, quindi della debolezza di un Demos europeo, che assomiglia sempre più a quel popolo tedesco che si voleva far esistere ma che non è mai veramente diventato tale, il “Popolo socialista della DDR”, dove la parola tedesco non veniva usata. Le categorie latine dello ius soli e dello ius sanguinis alla fine possono schematizzare il problema, ma la vita reale si preoccupa di mescolare i due concetti e spesso non sono di aiuto per risolvere i problemi, specialmente quelli di una moltitudine e non di singoli casi. Occorre come in generale nella scienza un salto, un salto creativo ed uno slancio di immaginazione, corroborato dal consenso per riempire di contenuti un approccio al problema del “diverso”.
Il morale della favola è il seguente: se i tedeschi che organizzano sempre tutto  nei minimi dettagli come la teutonica Wertarbeit, la precisione germanica, non sono riusciti a far sì che la più larga e sistematica immigrazione tra il Padre Reno e l’Oder, quella Turca per l’appunto, da iniziale ondata di Gastarbeiter si trasformasse in cittadinanza tedesca piena e consapevole, come possiamo noi pensare che l’attuale ondata migratoria che investe l’Europa, specie del Sud, diversa, caotica e soprattutto ancora non apprezzabile per via dei dati iniziali scarsi e frammentari, possa essere non dico integrata ma compresa e che si possa pensare a qualche composizione e contromisura sensata?