Attualità

Non ci capiscono

lunedì 7 maggio 2018 Ansa Foto: Giornalistalia

ROMA - "Molti processi contro i giornalisti sono legati alla situazione che la Turchia sta affrontando. Lo Stato di emergenza è stato proclamato dopo il golpe tentato da Fethullah Gulen'' nel luglio 2016. "Tuttavia non è mai stato revocato il diritto a ricorrere alla Corte europea dei Diritti umani" qualora si ritenessero "insoddisfatti" del procedimento giudiziario in corso nei loro confronti.
Lo ha detto l'ambasciatore turco in Italia, Murat Salim Esenli, rispondendo a una domanda sulla libertà di stampa in Turchia oggi a Roma in un incontro all'Associazione della Stampa estera.
Sui media, ha ricordato il diplomatico, vengono riportate ricostruzioni spesso fantasiose.
"Esiste una mancanza di comprensione su quanto sta accadendo in Turchia", che porta avanti numerose battaglie. "Se in Europa ci fosse stata una rete come quella messa su da Gulen, forse capirebbe meglio quanto sta attraversando oggi la Turchia". "Lo Stato - ha concluso - ha una responsabilità nei confronti dei suoi cittadini, nel difendere la vita dei suoi cittadini. Se non lo fa è un fallimento".

Il diplomatico ha anche toccato,a precisa domanda, l'argomento Assad: "Il regime di Assad ha compiuto errori e non ha futuro in Siria perché le sue mani sono sporche di sangue... Il nostro umile suggerimento è che cristiani, sciiti, sunniti, curdi" e tutti gli altri "devono essere parte della soluzione" e che della Siria "deve essere garantita integrità territoriale". "Con le operazioni militari in Siria - ha aggiunto il diplomatico - la Turchia non ha intenzioni di aggiungere problemi ai problemi ma di trovare la soluzione. Stabilire condizioni sicure per facilitare il ritorno dei siriani".
Questo, ha concluso, "è quanto stiamo facendo. E' questo il nostro intento".