DIRITTO & ROVESCIO

Energia nucleare, Ankara scalda i motori

mercoledì 10 dicembre 2021 Servizio ripreso da Elisa Gosti/The Medi Telegraph Foto: Parstoday.com

ISTANBUL - La Turchia guarda al nucleare per sostenere lo sviluppo economico del Paese. Dopo aver completato la costruzione dell’impianto di Akkuiu – che dovrebbe essere pienamente operativo a partire dal 2023 - il presidente Recep Tayyip Erdogan conferma l’intenzione di proseguire con la realizzazione di una seconda infrastruttura per la produzione di energia nucleare, e quindi di una terza, così da assicurare al paese il necessario approvvigionamento energetico. L’impianto di Akkuiu prevede la realizzazione di tre reattori ad acqua pressurizzati Vver-1200 – attualmente in costruzione - e di un quarto allo stadio preliminare di progettazione.
In base al cronoprogramma “Akkuiu 1” dovrebbe essere funzionante nel 2023 mentre, a livello complessivo, i lavori relativi all’impianto saranno ultimati nel 2026.
Entro quell’anno, la nuova infrastruttura sarà in grado di fornire circa 27,5 terawattora all’anno, pari a circa il 9% del fabbisogno energetico del Paese.
Poter ripetere un processo di questo tipo altre due volte - grazie alla realizzazione di ulteriori due impianti nucleari - permetterà alla Turchia di contare sul 27% di energia nucleare. Le ambizioni della Turchia in questo settore produttivo trovano radici già negli anni Settanta, quando per la prima volta si è parlato di Akkuiu come possibile sede di un’infrastruttura per la produzione di energia nucleare.
Il progetto è stato accantonato per molto tempo, tanto che fino a pochi anni fa la percentuale della miscela energetica in Turchia, realizzata tramite il nucleare, era pari a zero. L’orientamento è cambiato con l’insediamento di Erdogan, che ha posto come primario l’obiettivo dell’indipendenza energetica del paese e la necessità di controllare le risorse energetiche dell’area del Mediterraneo e del Medio-Oriente.
Nel 2006, quindi, Erdogan aveva deciso di rilanciare il programma nucleare in Turchia.
A quel punto Akkuiu, che si trova nella provincia di Mersin, affacciata sul Mar Mediterraneo Orientale, non era la sola città candidata per lo sviluppo nucleare, accanto al suo nome compariva anche Sinope - sulla costa turca del Mar Nero - e Ignaeda, sempre sullo stesso mare, ma nella parte europea del Paese.
Per i siti proposti sono stati discussi diversi piani che prevedevano da un lato la collaborazione con il Giappone, dall’altro con la Cina e la Russia.
Proprio quest’ultima sembra aver avuto la meglio, rendendo possibile la transizione energetica, ma in qualche modo infrangendo il sogno di indipendenza industriale turco.
Dopo Akkuiu - realizzata grazie a un accordo ad hoc tra Mosca e Ankara avvenuto nel 2010 - per la Turchia si è aperto un nuovo scenario nell’ambito del quale il Paese dovrà costruire e consolidare la sua posizione strategica, definendo i futuri equilibri geopolitici: «Abbiamo parlato a lungo con il presidente russo Vladimir Putin riguardo la costruzione di altri due impianti nucleari oltre a quello di Akkuiu, e ci ha detto di essere disposto a collaborare su questo tema tramite la Rosatom»: ha dichiarato Erdogan dopo aver incontrato il presidente russo lo scorso 29 settembre. La Russia quindi continuerà a giocare un ruolo chiave nello sviluppo energetico della Turchia, che seguiterà ad avvenire sotto l’egida della Rosatom, cioè la società statale che gestisce gli impianti nucleari russi e la supervisione scientifica dell’Istituto Kuratov di Mosca.
Il cammino sembra ormai più che delineato e la Turchia non accenna a fare alcun passo indietro, ben determinata a compiere tutto il percorso che le potrebbe permettere di acquisire una nuova posizione nello scenario geopolitico internazionale.
Non mancano le critiche, soprattutto quelle relative alla sostenibilità economica del progetto, che risulterebbe molto dispendioso. Ma Erdogan non cede, e conclude: «È assolutamente impossibile, per tutti coloro che hanno a cuore l’indipendenza economica della Turchia e il benessere della nazione turca, opporsi allo sviluppo dell’energia nucleare nel nostro Paese».