DIRITTO & ROVESCIO

Nuova sicurezza regionale a Idlib

30 novembre 2021 Servizio ripreso da Sofia Cecinini/Sicurezza Internazionale Foto: la Repubblica.it

ISTANBUL - La Turchia ha stabilito una nuova regione residenziale nella provincia nord-occidentale di Idlib, in Siria, per ospitare i cittadini siriani che hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa della guerra civile.
Nello specifico, secondo quanto riportato dal quotidiano turco Hurriyet Daily, la costruzione di 30.000 abitazioni, su un totale di 50.000, presso il villaggio di Meshed Ruhin, a 5 km dal confine con la Turchia, è stata completata, con 180.000 siriani già stabiliti presso la “nuova città”.
Secondo le stime della UN Refugee Agency, in Siria gli sfollati ammontano a 6.2 milioni, tra cui 2,5 milioni di bambini. Tali dati fanno della popolazione siriana la prima al mondo per numero di sfollati interni. Idlib, che un tempo ospitava 1,1 milione di persone, è divenuto un rifugio per i siriani che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, per via della sua prossimità al confine con la Turchia. Ad oggi, la città siriana ospita 5 milioni di persone. La costruzione della nuova città da partte della Turchia, che nel suo territorio ospita 3,6 milioni di rifugiati siriani, era iniziata nel 2020.
Il 25 novembre, Ii Parlamento europeo ha approvato l’estensione del programma di assistenza economica alla Turchia per la gestione dei rifugiati siriani, con 588 voti a favore, 87 contrari e 14 astensioni. L’emendamento al budget del 2021 prevede lo stanziamento di 149,6 milioni di euro aggiuntivi. L’Emergency Social Safety Net (ESSN) è il più grande programma umanitario mai attuato dall’Unione Europea, attraverso cui vengono aiutate 1,8 milioni di persone. Senza l’emendamento, tale programma, in Turchia, sarebbe terminato all’inizio del 2022. L’estensione prevede l’erogazione di 325 milio di euro entro l’inizio del 2023, secondo le stime della Commissione europea.
In Turchia, grazie all’ESSN, ogni rifugiato siriano riceve 155 lire turche (circa 16 euro) al mese, decidendo autonomamente come coprire i propri bisogni essenziali come l’affitto, i trasporti, le bollette, il cibo e le medicine. Il programma offre altresì ricariche trimestrali aggiuntive in base alle dimensioni della famiglia. La carta ESSN può essere utilizzata nei negozi, come una normale carta di debito. Il fatto che i rifugiati possano scegliere autonomamente come spendere i soldi donati influisce positivamente anche sulle comunità ospitanti, consentendo ai rifugiati di partecipare alla vita quotidiana della comunità e di contribuire all’economia locale.
Nel frattempo, la crisi fiscale turca si è estesa a Idlib che, essendo sotto il controllo dell’opposizione siriana, ha adottato la valuta turca più di un anno fa. “Non è solo il legame monetario con la Turchia, ma anche la connessione commerciale”, ha spiegato Karam Shaar, direttore della ricerca del think tank siriano Operations and Policy Center, aggiungendo che a Idlib tutto viene importato.
Il governatorato Nord-occidentale di Idlib continua a essere obiettivo dei raid aerei del governo di Damasco e della Russia, uno dei suoi principali alleati.  Il 16 novembre, bombardamenti e i colpi di artiglieria sono stati lanciati dalle forze siriane contro diverse località della periferia di Idlib e Aleppo, nel Nord del Paese. In particolare, secondo quanto riferito da fonti locali, il 15 novembre, una donna e tre membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi e feriti a seguito di un bombardamento contro Kafr Nuran, villaggio situato nell’area rurale occidentale di Aleppo, già testimone di ondate di sfollamento. Nella medesima giornata, altri raid, perpetrati da aerei da guerra russi, hanno colpito località della periferia meridionale di Idlib.
Mentre la situazione nel Sud della Siria sembra essersi placata e l’operazione turca contro le Syrian Democratic Forces (SDF) è stata al momento scongiurata, i bombardamenti contro il Nord-Ovest del Paese si sono gradualmente intensificati. Le autorità curde delle SDF, che di fatto controllano Manbij, sono state per anni alla guida della lotta contro lo Stato Islamico nella regione. Le loro operazioni sono state sostenute dagli Stati Uniti, attraverso la fornitura di armi e copertura aerea.
Proprio nel corso delle operazioni anti-ISIS, le Syrian Democratic Forces sono riuscite a conquistare, nel mese di agosto 2016, Manbij, portando al conseguente insediamento del Consiglio militare, il quale ha assunto il controllo dell’area. Parallelamente, dal 2018, a seguito di un accordo con le SDF, l’esercito siriano si è schierato alla periferia occidentale e meridionale della città, al fine di impedire l’avanzata della Turchia, la quale si oppone alla presenza delle SDF in un’area così vasta al confine con i propri territori. Tuttavia, l’esercito siriano, affiliato al presidente Bashar al-Assad, secondo alcuni, desidererebbe ancora entrare a Manbij, considerata la sua posizione geografica, sulla strada internazionale M4, e collegamento per Aleppo, Raqqa e Hasakah.