DIRITTO & ROVESCIO

Il Museo sub sulla battaglia di Gallipoli

mercoledì 8 ottobre 2021 Servizio ripreso da Arturo Cocchi/la Repubblica Foto: Zeppelin

ISTANBUL - "È una macchina che viaggia a ritroso nel tempo". In Turchia, un parco-museo sottomarino - tra le più interessanti novità dell'universo turismo mare dell'ultimo decennio - guida chi si immerge a scoprire i relitti di 14 navi da guerra britanniche, francesi e australiane affondate durante la disastrosa - per la Triplice Intesa - Campagna dei Dardanelli, all'inizio del primo conflitto mondiale.
Il sito, situato in prossimità della penisola di Gallipoli fu appunto il teatro della feroce battaglia che oppose le truppe britanniche (che schieravano anche soldati australiani e neozelandesi) e francesi alle forze ottomane, guidate dal tenente colonnello Ataturk, oggi considerato padre della Turchia moderna, sostenute dalla Germania. Una visone "che ci trasporta nel 1915", racconta all'agenzia di stampa France Presse Savas Karakas, subacqueo documentarista. La prima tappa per i sub, a 24 metri di profondità, la corazzata britannica HMS Majestic, lunga 120 metri e silutata da un sottomarino tedesco e che ancora mette in mostra il suo arsenale. Più lontano dalla costa - il parco si dipana su 150 km quadrati - c'è l'altra corazzata reale, HMS Triump, affondata con i suoi 73 membri dell'equipaggio, che poggia sul fondale a 70 metri. "Ho pensato al momento in cui è affondata, ti fa proprio rivivere l'atmosfera della guerra", confida Ali Ethem Keskin, fotografo professionista specializzato in ambienti sommersi. "E la cosa che più mi affascina è sapere che oggi ci sono ma che un giorno spariranno: per chi come noi le riesce ad ammirare è una chance straordinaria", continua.
Il parco sottomarino turco ormai viene accostato a siti storici sottomarini universalmente riconosciuti, come quello delle isole Chuuk, in Micronesia, che offre dozzine di relitti giapponesi della Seconda Guerra Mondiale, o dell'atollo di Bikini, nel cuore del Pacifico, un tempo sito degli esperimenti  nucleari Usa, ma oggi frequentato per i numerori relitti di navi americane affondate durante l'ultimo conflitto globale. "Ormai Gallipoli è un'alternativa importante" rispetto a quei siti relativamente remoti per la maggior parte del mondo Occidentale, spiega Karakas. "È una parte della nostra storia, quella che riposa qui". Nel 1915, le truppe alleate sbarcarono nella penisola di Gallipoli, punto di partenza di una campagna infelice - forse la più disastrosa - per gli Alleati, che volevano strappare all'impero Ottomano il controllo dello stretto dei Dardanelli. L'obiettivo era togliere ai turchi quel braccio di mare di 60 km che separa l'Europa dall'Asia, in modo da permettere alle forze franco-britanniche di stabilire un collegamento marittimo con gli alleati russi.
Ma la spedizione si risolse in una clamorosa débâcle per gli alleati e costò complessivamente più di 100 mila morti (ma qualcuno dice anche il doppio). Un momento storico che ha un'importanza simbolica enorme per i turchi, ma ha grande valore storico anche per i lontani Paesi oceanici: per la prima volta, infatti, australiani e neozelandesi si batterono per le rispettive bandiere nazionali. "Mi sono immerso con un australiano - racconta Ercan Zeybek, istruttore sub locale -. A un certo punto, un relitto che per tutti noi era di imporanza 'minore' ha attirato la sua attenzione. Ci è voluto tornare, spiegando che quella nave avrebbe potuto trasportare dei feriti della sua terra: è stato un momento di grande emozione, per lui".
L'accesso all'area era ristretto sino al 2017, riccorda Ismail Kasdemir, presidente del sito storico di Canakkale, la storica Dardanus nonché capitale del distretto che affaccia sui Dardanelli e sul Mare di Marmara. "Ma quel tesoro centenario sommerso attirava l'attenzione degli amanti delle immersioni", spiega ad Afp. "Con questo museo, diventiamo una destinazione del turismo subacqueo": D'altra parte, la provincia, che ha al suo interno l'antica Troia, il cui museo ha recentemente ottenuto la menzione speciale dell'Accademia europea dei musei per il biennio 2020-21, attira visitatori globali da tempo. Un'area dove la storia, antica e recente, è ovunque, sulla terraferma e sotto. E diventa spunto per ricordi personali. Il nome del documentarista Karakas, Savas, significa guerra in turco. Lui racconta che proviene proprio da quel conflitto... "Mio nonno era a Gallipoli nel 1915, fu ferito in battaglia - racconta - e una sua mano portava ancora le tracce delle ustioni. Ricordo che quando ero bambino mi faceva un effetto strano, quasi mi spaventava, ogni volta che la guardavo o mi ci cadeva l'occhio. Ogni volta che mi immergo penso a lui e a quel particolare. L'acciaio bruciato e logoro ricorda l'effetto di quella mano ustionata, quindi quando sono lì è un po' come se tenessi la mano di mio nonno".