DIRITTO & ROVESCIO

Elicottero italiano per l'offensiva turca

martedì 16 ottobre 2019 Servizio ripreso da @nextquotidiano Foto: @extquotidiano

ROMA - C'è un po’ di “orgoglio” italiano nell’offensiva della Turchia in Siria. E riguarda gli elicotteri da combattimento prodotti in patria ma creazioni del Made in Italy: la versione avanzata dell’Agusta A129 Mangusta prodotto da Leonardo, che i nostri militari hanno usato in Somalia, Iraq e Afghanistan. Racconta Gianluca Di Feo su Repubblica.
Sono macchine micidiali. Piccole, veloci, robuste ma zeppe di apparati hi-tech. Scoprono gli obiettivi con un radar e un sistema infrarossi, a cui non sfugge nulla neppure di notte, nemmeno nei boschi. Hanno una torretta con un cannone a tre canne rotanti: per puntarlo basta che il pilota guardi il bersaglio, l’arma segue il suo occhio e spara 500 colpi in meno di un secondo. Possono lanciare 76 razzi che trasformano il terreno in un inferno. O guidare missili che sbriciolano i bunker. Cabina, motori e trasmissioni sono blindati – un Mangusta italiano in Afghanistan ha incassato cento pallottole senza problemi – e c’è un congegno per deviare i rari missili terra-aria dei guerriglieri. Per i curdi fermarli è quasi impossibile.
Il contratto per i Mangusta risale al 2007, quando la Turchia era ancora a un passo dall’entrare in Europa. Erdogan non voleva comprare degli elicotteri: chiedeva tutto quello che serviva per costruirli.
E per questo ha pagato una cifra enorme: Finmeccanica ha ottenuto un miliardo e 79 milioni soltanto per la licenza, l’assistenza e i prototipi. Altri 300 milioni sono stati sborsati nel 2010 per una fornitura rapida di nove Mangusta. L’esordio in battaglia risale al 2015: due di questi velivoli – che i turchi chiamano Atak – hanno assaltato una base del Pkk.

La prova generale di quello che è accaduto nel gennaio 2018 con la prima invasione della Siria. Coppie di Mangusta spianavano la strada a cannonate. Il 10 febbraio i curdi per la prima e unica volta sono riusciti ad abbatterne uno. Immediata la reazione di Erdogan: «Possono distruggerci un elicottero ma per questo pagheranno un prezzo molto più alto». Un’altra conferma di quanto il Sultano tenga ai Mangusta, che noi continuiamo a permettergli di costruire.