DIRITTO & ROVESCIO

Gas per ridefinire lo scacchiere geopolitico

domenica 18 febbraio 2018 Tatiana Santi/Sputnik Foto: Sputnik

ROMA - Il 9 febbraio gli equilibri nel Mediterraneo sono stati spezzati dal blocco della nave italiana Saipem 12 000 da parte della Marina militare turca, peggiorando ulteriormente i rapporti fra Turchia e Unione Europea. La piattaforma dell'Eni aveva in programma attività di perforazione in un blocco nelle acque della Zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro.
Essendo le risorse naturali intorno all'isola rivendicate dall'autoproclamata Repubblica turca di Cipro Nord, il ritrovamento del significativo giacimento di gas si è trasformato in un caso politico. In seguito alla scoperta del maxi giacimento Zohr in Egitto, qual è il peso del nuovo ritrovamento di gas da parte dell'Eni sullo scacchiere geopolitico? Che possibili sviluppi avrà la complessa vicenda fra Eni e Turchia? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull'energia e l'ambiente.

— Passano i giorni, ma il caso Eni-Turchia non si è ancora risolto. Il blocco turco della Saipem continua e costa parecchio all'Eni. Davide Tabarelli, che idea si è fatto di questa vicenda e quanto è importante il nuovo giacimento per l'Italia?
— Un'idea positiva, per dire qualcosa fuori dal coro. Ovviamente sotto il profilo geopolitico l'evento è grave, le dinamiche sono preoccupanti, perché ci sono di mezzo forze militari. Tuttavia è un momento positivo per noi italiani perché conferma che la nostra Eni ha scoperto moltissimo gas nella zona. Se non vi fosse un grande interesse per le enormi risorse di quella regione non ci sarebbe stata nessuna vicenda di questo tipo.
Leggo l'accaduto sia dal punto di vista positivo sia da quello negativo. Nell'East-Med viene confermato dopo la scoperta di Zhor, annunciata nel settembre del 2015, che vi sono enormi quantità di gas. Tutto ciò con una visione di lungo periodo è destinato a cambiare il mercato del gas, nel Mediterraneo Zohr ha già cambiato il mercato, perché il giacimento è entrato in produzione, l'Egitto sta già consumando gas dopo solo tre anni dalla scoperta. Tre anni fa la Saipem 10000 stava cominciando la perforazione sotto il blocco 3. Poche settimane fa l'Eni ha annunciato che nel blocco 6 ha scoperto altro gas e potrebbe essere della stessa entità di Zohr.

— Qual è l'importanza della scoperta di un nuovo giacimento nella regione?
— La geografia dell'intero mercato petrolifero mondiale viene modificata, potrebbe diventare una provincia produttiva importante. Erdogan con tutti i suoi problemi interni ed esterni è intervenuto dicendo che va risolta la faccenda delle acque territoriali della Repubblica turca di Cipro, una provincia riconosciuta solo dalla Turchia. C'è il rischio di uno scontro militare e questo è pericoloso, dall'altra parte vedo anche la possibilità di fare la pace per ragioni economiche.
Sono stato ad una bellissima conferenza alla Johns Hopkins University di Bologna di un esperto della Turchia che raccontava come le questioni di facciata siano un conto, quelle di sostanza siano tutta un'altra storia. Per esempio dopo la crisi con Israele di tre anni fa, intendo la vicenda degli aiuti umanitari e la nave sequestrata, in realtà, l'interscambio con Israele è aumentato del 70%, ci sono quattro voli giornalieri fra Istanbul e Tel Aviv, per la Turkish Airlines la linea con Israele è quella più profittevole. Un conto sono gli scontri politici quindi, dall'altra parte ci sono le leggi dell'economia.
La Turchia ha un grande bisogno di gas naturale. Se è vero che esiste la Repubblica turca di Cipro allora anche il gas che si trova in quelle acque è suo.

— Nella realizzazione di progetti energetici di tale portata è fondamentale tener conto di tutte le particolarità dei rischi geopolitici. Questa vicenda lo spiega bene, no?
— Certo, noi italiani siamo bravissimi a trovarci in queste condizioni. Il giacimento Zohr è stato portato avanti in sviluppo nonostante abbiamo avuto il nostro ambasciatore ritirato dal Cairo per quasi due anni, perché un ragazzo italiano è stato ucciso dai servizi segreti egiziani. L'ambasciatore è tornato la scorsa settimana al Cairo e non è stata una vicenda facile neanche per l'Eni trovandosi costantemente sotto attacco in Italia perché aveva delle relazioni economiche importanti con l'Egitto.
Con Cipro ora non sarà facile portare in sviluppo il gas, non vi sono le stesse strutture. Sarà molto difficile al di là di quello che è successo in questi giorni.

— La soluzione del caso Eni-Turchia sarebbe conveniente e auspicabile per tutti. Quali scenari futuri possono esserci?
— Lo scenario più probabile è che arriviamo ad uno stallo nei prossimi giorni e che sarà tutto ritardato. Non vedo una soluzione facile. È molto istruttivo quanto accaduto con l'altro grande giacimento scoperto nel 2009 nell'area, intendo il giacimento di Leviathan in acque territoriali israeliane, che non sarà pronto prima del 2020 se tutto va bene. Questo testimonia le difficoltà dell'area, ci vorranno molti anni anche in questo caso, perché Cipro è un Paese dell'Unione europea, in parte conteso dalla Turchia. Questo è un problema politico visto che la Turchia è stata un po'allontanata dall'Europa e dall'Occidente. La Turchia vuole usare questa presenza militare a Cipro per negoziare con l'Unione Europea rapporti migliori. Tutto ciò ritarderà lo sviluppo del gas scoperto.

— Potremmo dire che la vicenda è solo un capitolo di una lunga storia?
— Certo, perché l'intervento turco parte dal 1974, sono passati 44 anni ed il problema non è ancora risolto. Probabilmente non verrà risolto nei prossimi anni, perché le posizioni fra Turchia e Grecia sono molto distanti, le divergenze sono notevoli fra Turchia ed Unione Europea. In Turchia vi è un forte risentimento nei confronti dell'Europa, questo è un fattore che unisce il popolo turco. L'ostilità nei confronti dell'Unione europea è molta sentita, un elemento dove ciò si manifesta è proprio Cipro. Figuriamoci se Erdogan lascia che gli europei vadano a perforare in acque non distanti dalla propria costa sotto la giurisdizione di acque che ritiene appartenere alla Repubblica di Cipro Nord. È impossibile.

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