Curiosità

Perché le lettere Q, W e X erano illegali in Turchia

martedì 28 novembre 2018 Servizio ripreso da: Linkiesta Foto: Linkiesta

ROMA - Nel 2007 il sindaco di una città del sud della Turchia mandò ai suoi cittadini un messaggio di auguri: “Buon Newruz”, aveva scritto, riferendosi alla festività persiana. E venne subito denunciato. Il motivo? Aveva usato una lettera dell’alfabeto considerata illegale.
Dal 1928 in poi, quando Kemal Atatürk riformò la lingua turca e il sistema di scrittura collegato, sostituendo l’alfabeto arabo con quello latino, alcune lettere furono, alla lettera (pun unintended), proibite per legge. Erano la “Q”, la “W” e la “X”. In turco regolare, del resto, si dice “Nevruz”.
Il motivo di tanta rigidità è da ricercarsi nell’entità dell’impresa realizzata da Atatürk. Nel giro di pochi anni un intero Paese venne spezzato in due: da una parte la tradizione secolare, fatta di leggi, documenti e opere letterarie scritte in una lingua non più utilizzabile. Dall’altra la novità dei caratteri latini e di una lingua semplificata. I vecchi non capivano più la lingua nuova. I giovani non potevano più accedere al patrimonio del passato. Lo stesso Atatürk, per sostenere la sua riforma, prese una lavagna e fece il giro delle scuole del Paese. Città per città, lezione per lezione: il turco andava romanizzato e non erano ammessi errori o confusioni. E allora usare lettere non previste comportava una multa di 100 lire turche.
“Il processo avrebbe aiutato a rendere standard la lingua turca. Avrebbe accresciuto l’alfabetizzazione e, cosa non da poco, avrebbe reso meno cara la stampa”, scrivono sulla London Review of Books. In più, “avrebbe omogenizzato un intero Paese”. L’operazione era, insomma, epocale.
Ma nei tempi successivi, la stessa legge, che era stata pensata per unire venne usata per dividere. Il bando alle lettere “Q”, “W” e “X” fu uno strumento, sostengono a Slate, per colpire la lingua curda. Andava a proibire lettere dell’alfabeto che loro, per utilizzare la propria lingua, avrebbero utilizzato. “Era un modo per opprimere una minoranza”.
Forse esagerano. In ogni caso, nel 2013, ci ha dovuto pensare Recep Tayipp Erdoðan: ha legalizzato le lettere, pur non aggiungendole all’alfabeto turco. Adesso tutti possono usarle senza il timore di venire denunciati. E di dover pagare delle multe.