Curiosità

Le polpette svedesi arrivano dalla Turchia

8 maggio 2018 Filippo Piva/Wired.it Foto: Wired.it

STOCCOLMA - Nell’immaginario collettivo sono un simbolo tangibile del proprio Paese, proprio come la libreria Billy di Ikea o la collezione degli album targati Abba. Eppure le care, vecchie, in qualche modo rassicuranti polpette svedesi sarebbero in realtà state importate in Scandinavia solo nel diciottesimo secolo.
Ad ammetterlo pubblicamente è stato proprio l’account Twitter ufficiale della Svezia: “Le polpette svedesi sono in realtà ispirate a una ricetta che re Carlo XII ha portato a casa dalla Turchia nei primi anni del diciottesimo secolo –, recita il messaggio shock, ritwittato oltre 8mila volte. – Cerchiamo di rimanere fedeli ai fatti!”.
Proprio così. Carlo XII re di Svezia avrebbe utilizzato il cibo come ponte di collegamento tra la propria terra e la Turchia, iniziando a coltivare un rapporto di collaborazione fondato anche sulle polpette. Pardon, sulle köfte, come vengono chiamate in medio oriente, preparate con carne macinata a cui viene data manualmente la tipica forma sferica.
Dopo aver tentato invano di invadere Mosca con il proprio esercito agli albori del Settecento, infatti, il sovrano svedese fu costretto ad alcuni anni di esilio nell’Impero ottomano. Qui, oltre a preparare le azioni militari future, venne a contatto con la cultura culinaria locale, riportando in patria le ricette del caffè e del cavolo ripieno. Oltre ovviamente a quella delle polpette.
Col tempo, il piatto divenne talmente popolare in Svezia da erigersi a simbolo della cultura enogastronomica nazionale. Alla ricetta originale venne aggiunta un’abbondante dose di salsa: il resto è storia che la maggior parte di noi ha potuto sperimentare con le proprie papille gustative, durante un viaggio a Stoccolma, in un ristorante tematico o quantomeno all’uscita dai vari punti vendita Ikea. “La mia intera esistenza è stata una bugia”, ha commentato un utente svedese in risposta al Tweet rivelatore. Ma l’account ufficiale della Svezia non ha rimorsi: “Noi amiamo la verità tanto quanto amiamo le polpette”, ha decretato. Con un fair play e un’onesta intellettuale ai limiti del concepibile.