Scienza e medicina

Vittime della guerra

mercoledì 26 ottobre 2018 Monica Pinna/euronews Foto: eurones.com

ISTANBUL - Oltre sette anni di guerra in Siria hanno fatto sei milioni di sfollati interni e più di cinque milioni e mezzo di rifugiati nella regione. Tre milioni e mezzo sono arrivati in Turchia, che continua ad essere il Paese con il più alto numero di rifugiati al mondo: quasi 4 milioni.
Una barriera di cemento alta tre metri divide la Siria dalla Turchia: siamo nella città turca di Reyhanli, sul confine. A pochi passi infuria la guerra siriana.
Il muro si erige come simbolo delle difficoltà della Turchia, nazione di frontiera esposta al braccio di ferro militare e diplomatico tra potenze internazionali e alle prese con la crisi umanitaria dei rifugiati.
A Reyhanli c’è una grande comunità di profughi siriani. Incontriamo Hussam, che dirige una casa di cura per connazionali vittime di guerra. Anche lui, tre anni fa, è arrivato da Damasco con una doppia amputazione.
"Ero a un raduno contro il regime. Era un venerdì. Ero con i miei amici. Siamo stati colpiti da un missile, forse proveniva da un carro armato o era una munizione telecomandata. Ho perso le gambe, all'istante", racconta Hussam.
Sei anni dopo, il recupero di Hussam ha dell'incredibile. All’inizio si era persino fabbricato da solo degli arti rudimentali in Siria. Poi è arrivato in Turchia, dove ha ricevuto delle protesi ad hoc nel centro del Progetto Nazionale Siriano per le Protesi.
"Ho cominciato la riabilitazione due anni fa. All’inizio è stato molto difficile. Piano piano è diventato più semplice. Sentivo che dovevo camminare come tutti gli altri. Ce l'ho fatta. Ora è facile", racconta un paziente.
Dal 2017 la clinica è finanziata dall'Ufficio europeo per gli Aiuti Umanitari, in collaborazione con Relief Internazional. L’obiettivo è migliorare l’accesso a servizi sanitari specializzati per i rifugiati siriani vittime di guerra. Il centro è stato aperto cinque anni fa da medici della diaspora siriana ed è tuttora gestito da siriani.
"Chi ha cominciato questo progetto proveniva da orizzonti molto diversi. Io sono insegnante di matematica. Dodici persone sono state formate ad Ankara per tre anni. Sono diventati specialisti nella realizzazione delle protesi. Finora abbiamo fabbricato 6500 tipi diversi di arti artificiali", spiega Raed Almasri, direttore del centro.
Le necessità sono molte, ma mancano dati precisi sulla vastità delle esigenze, come spiega Andrea Patterson, la direttrice di Relief International per la Turchia:
"In Turchia non conosciamo il peso del fenomeno per questa popolazione. C’è uno studio sui rifugiati in Giordania e Libano, secondo il quale il 60% delle famiglie campione ha qualcuno con una disabilità fisica in casa. Quindi se applichiamo questo dato ai tre milioni e mezzo di rifugiati in Turchia possiamo immaginare che le necessità siano importanti. Spesso si tratta di situazioni invisibili e nascoste", spiega Andrea Patterson.
Quasi la metà dei rifugiati siriani che si sono stabiliti in in Turchia vivono nelle province del sudest che confinano con la Siria. Nella provincia di Hatay, dove si trova Reyhanli, il 27% della popolazione è siriana. La media nazionale è del 4%.

 

 

 

Siamo andati ad Antakya, la capitale della provincia, per capire come l’Unione europea sta collaborando con il governo locale per assistere i rifugiati.

Mathias, qual è stato l’impatto del conflitto siriano sul Sistema sanitario turco?

"Il Sistema sanitario turco fornisce assistenza medica di base ai rifugiati, ma ovviamente queste persone sono state gravemente traumatizzate, sia fisicamente che psicologicamente. Quindi è qui che l’Unione europea focalizza i suoi finanziamenti e permette agli esperti di assistere questi rifugiati nelle loro necessità molto specifiche", spiega Mathias Eick, dell'Ufficio europeo per gli Aiuti Umanitari. "Speriamo che un giorno questi tipi di centri specializzati possano essere integrati nel sistema sanitario turco, perchè queste cure serviranno per molti anni".

La guerra siriana ha segnato un’intera generazione con traumi e disabilità. Accompagnamento psicologico, riabilitazione fisica e protesi richiedono cure lunghe e costose. Oggi stanno dando l’opportunità di un nuovo inizio a migliaia di rifugiati. Molti altri, però, aspettano.