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Germania divisa

24 luglio 2018 Paolo Valentino/Corriere della Sera Foto: Corriere della Sera

BERLINO - Diventa un caso politico la clamorosa decisione di Mesut Özil di non giocare più per la Nazionale tedesca, sull’onda delle polemiche seguite alle sue foto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Il calciatore di origine anatolica, campione del mondo con la Mannschaft nel 2014, ha rotto il suo lungo silenzio domenica sera con tre messaggi esplosivi, nei quali ha anche difeso la scelta di farsi fotografare con il controverso leader di Ankara ed ha accusato di razzismo e di incompetenza i vertici della Federcalcio.
Quella di Özil è stata una resa dei conti generale, con il Paese che l’ha adottato, con i suoi critici, i giornali, i dirigenti, gli sponsor. Nessuno è stato risparmiato dalle sue bordate. Una vera e propria rottura, che sta già producendo ricadute negative non solo per il calcio, ma per l’intera società tedesca. Anche perché, come ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «Özil non era solo un calciatore della Nazionale, ma un simbolo della convivenza e dell’integrazione di persone con radici turche o straniere della “Generazione X” che vivono in Germania».
Respinge l’accusa di razzismo la Federazione, mentre sul suo presidente Reinhard Grindel piovono richieste di dimissioni. Si spacca la politica federale. E si apre un nuovo fronte di contrasto con la Turchia, dove molti esponenti del governo si precipitano a dar manforte al giocatore, descritto come vittima dell’intolleranza e addirittura del fascismo. «È un segnale d’allarme se un calciatore tedesco si sente respinto da un sentimento razzista e non più rappresentato dalla sua federazione», dice la ministra socialdemocratica della Giustizia, Katarina Barley.
Cauta, more solito, Angela Merkel, che non commenta la vicenda ma loda le qualità calcistiche di Özil e il suo «generoso contributo» alle fortune della Nazionale. La sua decisione, così la cancelliera, «va rispettata». Insiste invece nelle critiche al ventinovenne giocatore dell’Arsenal, il deputato verde Cem Özdemir, anche lui figlio di immigrati dalla Turchia: «Per me la foto con Erdogan era e resta sbagliata. Se Özil invoca come motivazione il rispetto verso il Paese e il suo presidente, allora si deve chiedere dove rimane quello per le vittime di Erdogan. Grave è che ora i giovani tedeschi di origine turca abbiano l’impressione che non ci sia più posto per loro nella Nazionale di calcio».
Anche il Commissario all’Integrazione del governo federale, Annette Widmann-Mauz, non esonera del tutto Özil dalle sue responsabilità, spiegando che «con tutta la comprensione per le sue radici familiari, i giocatori della Nazionale non devono farsi strumento di fini elettorali». Özil è stato infatti accusato di aver con le foto fornito a Erdogan uno spot di propaganda alla vigilia dl voto in Turchia.
"Sosteniamo con tutto il cuore il comportamento onorevole del nostro fratello Mesut", tuona il ministro della Giustizia, Abdulhamit Gül. Mentre quello dello Sport, Mehmet Kasapoglu, dichiara: "Lasciando la nazionale tedesca ha segnato il suo gol più bello contro il virus fascista" (e interessato) al giocatore: Ed è da Ankara che giunge il sostegno più incondizionato