Cronaca

Kalin: Erdogan ha avuto l'appoggio dei curdi

martedì 19 aprile 2017 Agenzia Nova Foto: Haber7

ISTANBUL - Il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha dichiarato oggi che al referendum costituzionale di domenica 16 aprile il governo ha ricevuto "un maggiore sostegno" da parte delle province a maggioranza curda del Paese.
In un articolo pubblicato dal quotidiano filogovernativo "Daily Sabah", Kalin sottolinea come in molte delle regioni sud-orientali a maggioranza curda siano aumentato i voti a favore del partito Giustizia e sviluppo (Akp). "A Diyarbakir, Sirte, Van e Mardin ci sono stati" spostamenti di voto "significativi", spiega Kalin. "La maggioranza dei curdi sostiene le riforme democratiche, gli investimenti, l'ordine pubblico e la lotta contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)", aggiunge Kalin, secondo il quale il presidente Recep Tayyip Erdogan ha "ottenuto ancora una volta la fiducia della comunità curda grazie alla chiara distinzione fatta tra i curdi e il Pkk".
La minoranza curda in Turchia, malgrado i tormentati rapporti con il presidente Erdogan e la repressione subita dai militanti armati nell’ultimo anno e mezzo, continua a rappresentare una forza determinante nel panorama politico del Paese. I risultati del referendum costituzionale di domenica 16 aprile nelle province a maggioranza curda della Turchia dimostrano infatti come il voto dei sostenitori dell’Hdp, il Partito democratico dei popoli (la forza politica che rappresenta i curdi in parlamento), sia cambiato rispetto alle elezioni legislative del 7 giugno e del primo novembre 2015 e abbia favorito Erdogan. Nelle province orientali e sud-orientali, dove risiede gran parte della minoranza turca, la percentuale di “Sì” al referendum di domenica, 16 aprile, è stata significativamente più alta rispetto a quella ottenuta dall’Akp nelle elezioni legislative del novembre 2015. Come già avvenuto durante quelle consultazioni rispetto a quelle precedenti, il voto curdo si è spostato ancora dall’Hdp verso l’Akp.
Nella città di Hakkari, dove l’Hdp è molto forte, il partito di Governo aveva ottenuto il 13,8 per cento dei voti alle elezioni del novembre 2015, dopo aver ottenuto il 9,7 per cento alle precedenti consultazioni. Al referendum la percentuale dei "Sì" nella stessa città è stata del 32,5 per cento (con un'affluenza alle urne superiore all'80 per cento); anche a Sirnak e Bitlis, altre città a maggioranza curda, si è ripetuto uno schema simile, un fattore notato da diversi analisti come Valeria Giannotta, direttore del Centro italiano per la pace in Medio Oriente (Cipmo) e già docente presso l’università di Ankara. “L’elemento religioso gioca a favore dell’Akp – ha spiegato la Giannotta ad “Agenzia Nova” – dato che gran parte dei conservatori curdi sono di religione islamica” e che l'Akp è un partito filo-musulmano.
Un'analisi dei risultati referendari nelle province curde della Turchia dovrebbe spingere il governo a riaprire il dialogo sui diritti civili con una parte della comunità curda, nonostante la retorica nazionalista di Erdogan. Allo stesso tempo, però, l’appoggio ricevuto dai conservatori curdi alle ultime consultazioni popolari legittima la strategia politica e militare seguita da Erdogan nell'ultimo anno e mezzo nei confronti dell'Hdp e del Partito dei lavoratori del Kurdistan (il gruppo terroristico che sostiene la lotta armata contro il governo turco). Oltre 1.200 persone, inclusi agenti delle forze di sicurezza e civili, sono morti in scontri di diversa natura con i militanti armati del Pkk, a seguito dell'interruzione del dialogo iniziato due anni prima con il governo. Nell'autunno scorso, inoltre, i due principali leader dell'Hdp, Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, sono stati arrestati con l'accusa di sostenere il Pkk e sono tuttora in carcere.
Nei prossimi mesi, Erdogan sarà quindi spinto a rafforzare la polarizzazione sociale e politica anche all'interno della stessa comunità curda, tra i conservatori filogovernativi e l'ala più vicina invece all'Hdp e alle rivendicazioni del Pkk. Non è un caso che a meno di 24 ore dal referendum il Consiglio di sicurezza nazionale (Msk), presieduto da Erdogan, abbia deciso di estendere di altri tre mesi lo stato d'emergenza, proclamato per la prima volta dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso. Se però da una parte proseguirà il giro di vite delle autorità di Ankara contro il Pkk e i suoi sostenitori politici, dall'altra è prevedibile anche un aumento degli attacchi e degli attentati di matrice curda contro le forze di sicurezza, episodi di violenza che in molti casi coinvolgono anche i civili.