Cronaca

Operazioni congiunte

mercoledì 31 marzo 2017 Marco Ansaldo/R.it Foto:

ISTANBUL - Operazioni congiunte su Raqqa fra Stati Uniti e Turchia, ma con i curdi nelle retrovie, non inclusi nelle manovre. Questo il possibile compromesso fra Washington e Ankara sulla Siria.
Il nodo rimane quello delle milizie curde: gli Usa le ritengono alleati fidati, la Turchia alla stregua di terroristi. E la visita del segretario di Stato americano Rex Tillerson, la prima ad Ankara dall’avvento della nuova amministrazione Trump, non è riuscita a sciogliere il diverso approccio sulla questione, nonostante l’intesa sulle operazioni militari per la liberazione di Raqqa in Siria. Un compromesso sul ruolo dei miliziani è all’orizzonte, ma bisognerà aspettare le reazioni delle forze curde. E, in ogni caso, Washington vuole continuare a collaborare militarmente con loro. 
Tillerson era arrivato ad Ankara nella notte, e in mattinata ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdogan, il premier Binali Yildirim e il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Una prima visita ufficiale in Turchia cominciata, come da protocollo, con la visita al mausoleo di Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia laica. L’altro giorno, il capo dello Stato turco, conservatore di ispirazione religiosa, ha detto che al prossimo referendum sul nuovo sistema presidenziale “Ataturk voterebbe sì”. Frase che ha lasciato molto perplesso il campo avverso, che di Mustafa Kemal ha da sempre fatto più che una bandiera, un simbolo globale, e che si oppone a una Turchia con un presidente dotato di tutti i poteri, come vorrebbe il Erdogan.
 Ma all’ordine del giorno fra il nuovo ministro di Donald Trump e le autorità di Ankara era soprattutto la guerra in Siria e i rapporti con i curdi siriani del Pyd-Ypg, considerati terroristi dagli uni e alleati dagli altri. Nei colloqui le due parti si sono spiegate, ma le posizioni sono rimaste distinte. Passi avanti, invece, per l'operazione tesa alla liberazione di Raqqa dall'Isis. Ankara proporrà agli Stati Uniti un intervento congiunto, con la condizione che dalle manovre restino esclusi i curdi siriani.
Nel possibile compromesso la Turchia ha proposto agli Usa un'operazione congiunta contro i militanti asserragliati a Raqqa a cui collabora l'Esercito libero Siriano (Els), considerato vicino ad Ankara. Escluse invece le milizie curde Ypg che Ankara bolla come braccio armato del Pkk, i guerriglieri del Partito dei lavoratori del Kurdistan fondato da Abdullah Ocalan.
In un’intervista il premier Binali Yildirim ha detto che l'operazione militare turca nel nord della Siria “Scudo dell'Eufrate” è comunque finita. L'intervento, costato la vita a oltre 70 soldati, era iniziato il 24 agosto "per mettere in sicurezza il confine" dalla minaccia dell'Isis e frenare l'espansione dei curdi del Pyd. "I siriani che erano in Turchia sono ritornati. La vita è tornata alla normalità. Tutto è sotto controllo", ha sostenuto Yildirim, che ha annunciato la possibilità di una nuova operazione, ma sotto altro nome.
In ultimo, nei colloqui con la parte americana, un altro nodo: quello dell'estradizione di Fethullah Gulen, il predicatore islamico fondatore di madrasse (scuole coraniche) in Pakistan e in tutto il mondo, miliardario, ritenuto da Erdogan l’ispiratore del fallito golpe del 15 luglio scorso. L’imam è residente negli Usa, in Pennsylvania, dal 1999, dove si considera in autoesilio. In passato era stato alleato del Leader turco, ma infine per opposti interessi l’amicizia si è trasformata in avversione totale. Oggi la Turchia ufficiale chiede l’estradizione di Fethullah - che si è sempre dichiarato estraneo al mancato putsch - e i seguaci del partito al potere ne invocano in piazza la pena di morte. Tillerson ha ascoltato, prendendo nota, ma non ha preso posizioni sulla questione, impegnandosi a riferirne al suo ritorno a Washington.
La visita del nuovo ministro degli Esteri di Trump è giunta a sole due settimane dal cruciale referendum sul presidenzialismo in Turchia.