Cronaca

Nuova rotta per l'Europa

martedì 13 settembre 2017 Tgcom 24 Foto: Tgcom 24

BUCAREST - I greci lo chiamavano "mare inospitale". E anche il nome moderno, Mar Nero, evoca onde impetuose, tempeste e naufragi. Eppure, oggi il bacino incassato tra Romania, Turchia e Russia è attraversato da centinaia di migranti in rotta per l'Europa. Un flusso che potrebbe, secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian, trasformare la Romania nella “Lampedusa” dell’est. Nella notte tra il 12 e il 13 settembre la Guardia Costiera romena ha soccorso 153 profughi provenienti dalle coste turche.
La rotta - I disperati si imbarcano a Cide, un villaggio di pescatori nel distretto di Kastamonu, in Turchia, e da lì puntano al porto di Costanza, un importante centro industriale sulla sponda rumena del Mar Nero. La città, nota anche per le sue attrazioni turistiche, si trova a circa 200 chilometri dalla capitale, Bucharest.
Gli sbarchi - Lo sbarco è solo l’ultimo di una serie di episodi simili. Il 9 settembre la Guardia Costiera rumena ha intercettato un perchereccio con 97 profughi a bordo, tra cui 36 bambini, vicino alla frontiera marittima con la Bulgaria. L’8 settembre un barcone con 120 migranti è stato respinto verso le coste turche. Cinque giorni prima un altro natante è stato bloccato mentre puntava alle coste europee. Ad agosto sono stati soccorsi 287 richiedenti asilo provenienti dalla Siria e dall’Iraq. Numeri trascurabili, se confrontati con le centinaia di migliaia di persone che attraversano il mare tra la Turchia e la Grecia, ma che dimostrano l’apertura di una nuova rotta migratoria.
I pericoli della traversata - Il Mar Nero, sferzato da forti venti e soggetto a condizioni meteo sfavorevoli, è più insidioso del Mediterraneo. Secondo il portavoce dell’Agenzia europea della guardia di frontiera (Frontex), Krzysztof Borowski, i migranti che tentano la traversata sono "molto più in pericolo, soprattutto se partono con piccole imbarcazioni". Gli fa eco la rappresentante romena dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), Gabriela Leu: "Per chi si affida ai trafficanti di uomini, la probabilità di morire è pericolosamente alta", ha rilanciato facendo appello alla solidarietà internazionale.
La Romania affronta l’emergenza - Nonostante faccia parte dell’Unione Europea, la Romania è interessata solo marginalmente dalla crisi dei rifugiati. Bucharest non fa parte dell’area Schengen e finora, insieme ad altri Paesi, ha opposto resistenza al programma di ridistribuzione. Ma la chiusura della rotta balcanica e del confine greco-turco, le principali vie di fuga dal Medio Oriente, spingono sempre più profughi a tentare la via dell’est. Nei primi sette mesi del 2017 sono arrivate 2.800 persone, molte di più rispetto ai 1624 profughi entrati nel 2016. Il primo Paese di provenienza è l’Iraq (1370), seguito dalla Siria (525) e dal Pakistan.
Una nuova strada verso l'Ue - "Non vogliono restare in Romania - ha precisato un’attivista impegnata nell’accoglienza ai rifugiati, Raznav Samoila - cercano solo di entrare in Europa e proseguire il viaggio" verso i Paesi più ricchi. "Ma il Mar Nero non è come il Mediterraneo. In queste acque può accadere qualsiasi cosa. Anche anche nell’arco di venti minuti".